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Dietrofront dopo le polemiche

Regolamento comunale vieta di vestirsi e atteggiarsi come prostitute

La rabbia della sindaca leghista che parla di strumentalizzazione politica dopo che la proposta della sua coalizione è salita alla ribalta nazionale.

Regolamento comunale vieta di vestirsi e atteggiarsi come prostitute
Glocal news 03 Maggio 2021 ore 09:03

Qual è, precisamente, la divisa d’ordinanza di chi esercita il mestiere più antico del mondo? Nel Comune milanese di Cassina de’ Pecchi l’argomento ha assunto rilevanza legale e giudiziaria dal momento che nel nuovo Regolamento della polizia urbana, all’articolo 23, si puntava a proibire di “vestirsi e atteggiarsi come una prostituta”. In poco tempo la proposta si è trasformata in un boomerang con tanto di manifestanti inferociti e polemiche di rilievo nazionale. Finché non è arrivata la marcia indietro.

Vietato vestirsi e atteggiarsi da prostituta

Come riporta Prima la Martesana il “divieto di vestirsi e atteggiarsi da prostituta” introdotto nel regolamento comunale ha scatenato non poche polemiche.

“In luogo pubblico è vietato contrarre ovvero concordare prestazioni sessuali oppure intrattenersi con soggetti che esercitano l’attività di meretricio su strada o che, per atteggiamento, ovvero per l’abbigliamento ovvero per le modalità comportamentali manifestino comunque l’intenzione di esercitare l’attività consistente in prestazioni sessuali”, recita il testo che avrebbe dovuto andare in approvazione venerdì 30 aprile 2021.

Andrea Maggio, della lista di minoranza Uniti per Cassina, ha sostenuto che si tratta di un sopruso contro le donne:

“E’ una cosa assurda – ha detto – Chi stabilisce se l’abbigliamento è consono o no?“.

La difesa della sindaca

Vogliamo impedire lo sfruttamento delle persone sul nostro territorio”: così l’Amministrazione di Cassina de’ Pecchi ha replicato alle accuse sorte riguardo al dettato del nuovo Regolamento. Ma i molti cittadini contrari e distanti hanno ingaggiato la battaglia. La sindaca leghista Elisa Balconi ha ribattuto e parla di strumentalizzazione politica:

“È fuori di dubbio che (l’articolo 23, ndr) ha un unico scopo, recepire all’interno del Regolamento di polizia urbana del nostro Comune una norma avente ad oggetto quanto è già legge in Italia, ovvero il divieto di sfruttare e/o favorire la prostituzione – si legge in una nota del Municipio – Maschile e femminile. Nessuno ha mai parlato di minigonne o vestiti femminili da vietare. È davvero stucchevole la pochezza di chi ha volutamente stravolto il significato della nostra proposta a scopi meramente politici. Ogni donna come ogni uomo può circolare vestita o vestito come desidera sul nostro territorio: ciò che la legge vieta è il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione”.

Chiarito che l’obiettivo della maggioranza è la lotta allo sfruttamento delle persone, Balconi ha accusato apertamente chi ha sollevato l’argomento di voler sfruttare il caso unicamente per fini politici.

Dietrofront: il testo emendato

Giustificazioni che non devono aver convinto cittadini e opinione pubblica e si arriva così al dietrofront: il testo è stato infine modificato ed emendato su richiesta dell’opposizione di centrosinistra. Ora recita:

“Vietato contrarre ovvero concordare prestazioni sessuali o intrattenersi con soggetti che esercitano attività di meretricio su strada e in locali aperti al pubblico, o manifestino l’intenzione di esercitare attività consistente in prestazioni sessuali a pagamento”.