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Scandalo

Mascherine pericolose per la salute sotto sequestro: in Veneto scatta il blocco nei magazzini

Azienda Zero dopo il blitz della Finanza: "I dispositivi interessati saranno ritirati". Erano in uso anche a personale medico e infermieristico.

14 Aprile 2021 ore 09:29

Dopo il blitz della Guardia di Finanza di Gorizia, che ha portato al sequestro di oltre 60 milioni di mascherine Ffp2 e Ffp3, Azienda Zero del Veneto ha provveduto al blocco degli stessi dispositivi di protezione “incriminati” stoccati nel proprio magazzino.

Mascherine pericolose per la salute sotto sequestro

Vaccini “bloccati” che non arrivano e mascherine pericolose in magazzino. Di bene in meglio la campagna contro il Covid in Italia e, conseguentemente, anche in Veneto.

Dopo il blitz della Guardia di Finanza di Gorizia, che ha portato al sequestro di oltre 60 milioni di mascherine Ffp2 e Ffp3, acquistate dall’allora Commissario Straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, e consegnate alle Regioni nel corso della pandemia, Azienda Zero del Veneto ha provveduto al blocco degli stessi dispositivi di protezione “incriminati” stoccati nel proprio magazzino.

Azienda Zero ha subito dato comunicazione del blocco alle Ulss e del conseguente divieto di utilizzo dei dispositivi rimasti in giacenza nei vari magazzini, sia aziendali che nelle Rsa.

“I dispositivi interessati saranno ritirati a cura di Azienda Zero e messi a disposizione delle autorità competenti”, si precisa.

L’operazione delle Fiamme gialle

Ma cos’era successo nei giorni scorsi? A fine marzo i Finanzieri di Gorizia, dando esecuzione a un provvedimento di sequestro esteso a tutta l’Italia, hanno portato a termine, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Gorizia l’attività avviata già nel mese di febbraio che ha portato nella sola regione Friuli Venezia Giulia all’individuazione ed al sequestro di più di un milione e mezzo di Dispositivi di Protezione Individuale in uso al personale medico, infermieristico e sanitario delle Aziende Sanitarie locali perché non conformi alle normative vigenti e pericolosi per la salute.

Quanto posto sotto sequestro, rappresentava la rimanente parte di quei lotti di mascherine risultate del tutto carenti dei requisiti necessari per essere considerati “Dispositivi di Protezione”. Le analisi di laboratorio che precedettero i primi sequestri avevano evidenziato, infatti, che il coefficiente di penetrazione di questi dispositivi è decisamente superiore agli standard previsti.

In alcuni casi, infatti, la capacità filtrante è risultata essere addirittura 10 volte inferiore rispetto a quanto dichiarato, con conseguenti rischi per il personale sanitario che le aveva utilizzate nella falsa convinzione che potessero garantire un’adeguata protezione.

Verifiche a Invitalia spa: acquisiti documenti e dati informatici

I Finanzieri di Gorizia, inoltre, hanno acquisito documentazione e dati informatici presso l’Agenzia Nazionale per l’attrazione degli Investimenti e lo sviluppo d’Impresa S.p.A. (INVITALIA S.P.A.), al fine di ricostruire le responsabilità nella catena di approvvigionamento e verificare quante mascherine della stessa tipologia siano state impiegate o sono tuttora in uso su tutto il territorio nazionale.

Grazie anche alla collaborazione offerta dall’attuale staff del Commissario per l’emergenza è così stato possibile sequestrare oltre 60 milioni di D.P.I., ovvero mascherine facciali, ancora giacenti presso depositi ubicati su tutto il territorio nazionale e in attesa d’essere distribuiti. Queste mascherine facciali costituiscono il residuo di forniture per circa 250 milioni di pezzi ereditato dalla precedente gestione della struttura per l’emergenza.