VERONA

Vinitaly 2024: tutti contro l'Irlanda che vuol mettere sulle bottiglie le etichette "Il vino fa male alla salute"

Centinaio: "Non è una semplice bevanda ma un alimento che deve essere considerato sano, se consumato moderatamente come si fa nella dieta mediterranea"

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Polemica accesa, nella terza giornata del Vinitaly 2024 tenutosi a Verona, su una possibile introduzione anche nel nostro Paese di etichette allarmanti sulle bottiglie di vino. Un modello che seguirebbe come capostipite quello dell'Irlanda, dove dal 2026 entrerà in vigore un nuovo Regolamento sulla salute pubblica.

Vinitaly 2024: etichette allarmistiche sulle bottiglie, una tavola rotonda su pro e contro

Riflettori accesi sulla terza giornata del Vinitaly 2024 di Verona. Tema caldo è quello degli "health warning" sulle etichette di vino, affrontato attorno ad una tavola rotonda negli spazi della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti a cui hanno partecipato l'ex ministro dell'Agricoltura Gian Marco Centinaio, oggi vicepresidente del Senato della Repubblica, Lorenzo Cesconi, presidente Fivi e Livio Buffo, fondatore di Oscarwine.

La tavola rotonda

La questione è: introdurre o meno etichette allarmistiche sulle bottiglie, al fine di disincentivare il consumo eccessivo di vino, considerato una bevanda alcolica pericolosa.

Il dibattito si è incentrato sul Regolamento sulla salute pubblica, firmato dal ministro della Salute irlandese Stephen Donnelly, che prevede l'obbligo dal 2026 di indicare sul prodotto anche il rischio di malattie epatiche e tumori mortali.

La nuova legge ha rinfocolato le polemiche anche nel nostro Paese, dove si mette a rischio il record nelle esportazioni di vino Made in Italy.

Il videoservizio di Tv7, emittente del nostro gruppo editoriale Netweek:

 

"Un consumo moderato non è nocivo nella dieta mediterranea"

Come detto precedentemente, alla tavola rotonda ha partecipato anche il Vicepresidente del Senato della Repubblica Italiana Gian Marco Centinaio, il quale ha ribadito più volte l'importanza del consumo responsabile di vino ma senza demonizzare un prodotto così "cult" della nostra Penisola.

“La questione delle etichette – ha spiegato il senatore Centinaio – è cruciale per la tutela dei nostri prodotti agroalimentari. Dalla sicurezza dei consumatori alla protezione delle Indicazioni Geografiche dalle imitazioni, tutto passa da questa “vetrina”, perché da essa le persone decidono inizialmente i propri acquisti. È fondamentale quindi che l’etichetta contenga le informazioni giuste e necessarie per una scelta consapevole, senza inutili allarmismi o complicazioni burocratiche. Non si possono buttare centinaia di migliaia di etichette perché a un certo punto un burocrate di Bruxelles decide di cambiare una dicitura, così come non si può cedere alle richieste assurde di Paesi con problemi di alcolismo, solo perché loro non riescono a gestire il fenomeno. Il consumo di vino moderato previsto nella dieta mediterranea non è nocivo, anzi può portare anche benefici alla salute. Se non possiamo inserire nelle etichette tutti i fattori da prendere in considerazione, come dieta e stili di vita, di sicuro possiamo evitare di trasformare il vino in quello che non è, cioè un nemico da combattere”.

Il presidente Fivi Cesconi "Abbiamo aderito al programma Wine In Moderation"

“Chi produce vino di qualità, legato al territorio e specchio di una stagione – ha sottolineato Lorenzo Cesconi, presidente Fivi – non produce solamente alcol: questo vino, infatti, è un prodotto complesso, che il consumatore cerca, acquista e consuma non certo con lo scopo di ubriacarsi. Noi vignaioli siamo quindi in prima linea per promuovere il consumo consapevole, responsabile e moderato – non a caso abbiamo aderito al programma Wine In Moderation – ma non possiamo accettare che il vino sia trattato come una semplice bevanda alcolica, perché non lo è. Inoltre, non possiamo permettere che il tema dei consumi alimentari continui a essere affrontato superficialmente e a senso unico. Sembra quasi che si voglia scaricare sul consumatore tutto il peso delle politiche della salute: i fattori che influenzano lo stato di salute di un individuo e di una comunità sono tanti e porre l’accento solo e soltanto sulla responsabilità individuale è un modo per dribblare i problemi, ancora più complessi, legati ad altri determinanti di salute come il contesto socioeconomico, la qualità e l’accessibilità della sanità pubblica, le condizioni ambientali e di lavoro. Noi siamo pronti a fare il nostro, come sempre, se veniamo coinvolti come parte della soluzione, non come causa del problema”.

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