50 anni dopo

Strage di Piazza della Loggia: 30 anni al veronese Marco Toffaloni. Lo schiaffo della Svizzera: niente estradizione

All’epoca dei fatti, Toffaloni aveva appena 16 anni ed era legato al movimento neofascista Ordine Nuovo

Strage di Piazza della Loggia: 30 anni al veronese Marco Toffaloni. Lo schiaffo della Svizzera: niente estradizione
Pubblicato:

A distanza di oltre cinquant’anni, è stata emessa una condanna nei confronti di Marco Toffaloni, oggi 66enne, ritenuto uno degli esecutori materiali della strage di Piazza della Loggia, avvenuta a Brescia il 28 maggio 1974. Il tribunale lo ha riconosciuto colpevole, condannandolo a 30 anni di reclusione. Il processo si è svolto presso il Tribunale per i Minorenni di Brescia, in quanto all'epoca Marco Toffaloni non era ancora maggiorenne. È stato riscostruito il suo coinvolgimento nell’attentato grazie a testimonianze e prove fotografiche.

Cosa accadde a Piazza della Loggia

La mattina del 28 maggio 1974, in Piazza della Loggia, nel cuore di Brescia, si teneva una manifestazione organizzata dai sindacati e dalle forze democratiche per protestare contro l’avanzata dell’eversione neofascista in Italia. Alle 10:12, un’esplosione devastò la piazza: una bomba nascosta in un cestino portarifiuti esplose proprio mentre i manifestanti ascoltavano gli interventi dal palco.

L’attentato uccise otto persone e ne ferì oltre cento. Tra le vittime, c’erano insegnanti, operai e impiegati, cittadini comuni che quel giorno avevano deciso di partecipare alla protesta per difendere i valori democratici.

L’attentato di Piazza della Loggia si inserisce nel contesto della strategia della tensione, un periodo in cui gruppi eversivi di estrema destra cercarono di destabilizzare l’Italia con attentati terroristici, con l’obiettivo di creare un clima di paura e favorire una svolta autoritaria. Per decenni, la ricerca della verità è stata ostacolata da depistaggi e silenzi, ma negli ultimi anni le indagini hanno permesso di identificare nuovi responsabili.

Chi è Marco Toffaloni

Marco Toffaloni è nato a Verona nel 1958 e da giovanissimo si era avvicinato agli ambienti della destra eversiva. Studiava al Liceo Fracastoro e, secondo le ricostruzioni processuali, avrebbe partecipato a riunioni di Ordine Nuovo, gruppo responsabile di numerosi attentati in quegli anni. Dopo la strage, Toffaloni lasciò l’Italia e si trasferì in Svizzera, dove negli anni ‘90 ottenne la cittadinanza e cambiò identità, assumendo il nome di Franco Maria Muller. Attualmente vive a Landquart, nel Canton Grigioni.

Le prove e la sentenza

Il processo ha stabilito che Marco Toffaloni fu tra gli esecutori materiali dell’attentato. Un ruolo chiave nella ricostruzione dei fatti lo ha avuto Ombretta Giacomazzi, ex fidanzata di un militante di Ordine Nuovo, che ha testimoniato di averlo visto partecipare alle riunioni preparatorie dell’attentato. Un’altra testimonianza importante è arrivata da Gianpaolo Stimamiglio, ex appartenente allo stesso gruppo eversivo, il quale ha raccontato che Toffaloni gli avrebbe confessato il proprio coinvolgimento nella strage.

A rafforzare l’accusa c’è anche una fotografia scattata subito dopo l’esplosione, che lo ritrarrebbe presente sul luogo della strage. Questi elementi hanno convinto i giudici della sua responsabilità, portando alla condanna a 30 anni di reclusione.

La difesa, guidata dall’avvocato Marco Gallina, ha contestato la validità delle prove, sostenendo che non fossero sufficienti a dimostrare il coinvolgimento diretto di Toffaloni. Inoltre, ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto e, in subordine, una perizia per valutare la sua capacità di intendere e volere all’epoca dell’attentato, dato che aveva solo 16 anni. Nonostante queste richieste, il tribunale ha confermato la colpevolezza dell’imputato.

Il nodo dell’estradizione

Nonostante la condanna, le autorità svizzere hanno già dichiarato che non concederanno l’estradizione e non eseguiranno la pena, poiché il reato, secondo il loro ordinamento, risulta prescritto. Questa decisione lascia l’amaro in bocca ai familiari delle vittime e a chi da anni lotta per la verità.

La strage di Piazza della Loggia è una delle ferite ancora aperte della storia italiana. La sentenza contro Toffaloni rappresenta un passo importante nella ricerca di giustizia, ma il mancato arresto dell’unico condannato lascia ancora molte domande senza risposta.

Commenti
Lascia il tuo pensiero

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici sui nostri canali