La grande attrice francese Brigitte Bardot è morta ieri, domenica 28 dicembre 2025, all’età di 91 anni, e tra le tante storie legate alla leggenda, ce n’è una che parla di devozione estrema al punto da sfidare la ragione.
Protagonista è Nico Buono, professore veronese e poeta, che negli anni Cinquanta trasformò la sua ammirazione per la diva francese in un gesto al limite dell’ossessione.
Una passione che oltrepassa ogni limite
Nico Buono non fu un semplice fan. La sua ammirazione per Bardot era totale e silenziosa, quasi religiosa. Convinto che le parole fossero incapaci di rendere giustizia alla bellezza e alla forza della diva, fece un voto di castità dedicato a lei.

Il gesto più estremo arrivò quando si introdusse nella stanza di un albergo in Toscana dove la giovane attrice dormiva, pur di poterla ammirare e ascoltare il suo respiro. Quel gesto gli costò la prigione.
Dalla prigione alla poesia
Da quell’esperienza nacque il libro In carcere per Brigitte Bardot, una raccolta di poesie in cui Buono lascia ampi spazi bianchi, quasi a evocare ciò che le parole non possono catturare. “Le parole sono indegne”, scrisse, perché la presenza di Bardot superava qualsiasi descrizione verbale.

Non fu l’unico italiano a rendere omaggio a Bardot con parole e gesti: altri poeti e ammiratori contribuirono a costruire il mito della diva, ma la storia di Nico Buono rimane unica per la sua intensità e per il legame quasi mistico tra uomo e icona.
Brigitte Bardot e l’Italia
La vita di Bardot attraversò il cinema, la moda e la cultura internazionale, ma fu l’Italia a consacrarla agli occhi del mondo. A Roma, Capri, Spoleto e Venezia, la diva francese trovò set, amori e pubblico pronti ad accogliere la sua bellezza e la sua energia.
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Il legame tra la diva e il paese fu così profondo da influenzare anche artisti e oggetti, dalle sculture di Milo Manara alla Ferrari Berlinetta Boxer, dedicata simbolicamente alla sua bellezza.

La devozione di Nico Buono, così come quella di altri ammiratori italiani, racconta quanto la presenza di Brigitte Bardot non fosse solo quella di una stella del cinema, ma di un mito capace di imprimersi nell’immaginario collettivo e nei cuori di chi la osservava.
La sua scomparsa chiude un’epoca, ma storie come quella di Nico Buono ricordano quanto il fascino delle grandi figure pubbliche possa generare ammirazione, devozione e passione, spesso in modi imprevedibili e profondamente umani.