Nel tardo pomeriggio di martedì 13 gennaio 2026, intorno alle 18, la Polizia di Stato di Verona è intervenuta in piazzale XXV Aprile nell’ambito dei servizi di controllo del territorio predisposti nelle aree a vigilanza rafforzata.
Urla nella zona delle pensiline
Come riferito dalla nota stampa diffusa dalla Questura di Verona tramite il suo canale ufficiale, gli agenti, già presenti sul posto, hanno sentito urla provenienti dalla zona delle pensiline degli autobus extraurbani e ricevuto diverse segnalazioni riguardanti una persona in forte stato di agitazione.

I poliziotti hanno individuato un cittadino egiziano, classe 1997, già noto alle forze dell’ordine, che si aggirava tra le pensiline urlando frasi sconnesse in lingua straniera. Fin dai primi contatti, il 28enne ha mostrato insofferenza e reticenza, apparendo in evidente stato di alterazione psicofisica.
Il machete nascosto
Durante le fasi di identificazione, gli operatori, insospettiti dall’ingombro del giubbotto indossato dal giovane, hanno deciso di procedere a un controllo più approfondito. In quel momento il soggetto ha opposto resistenza, arretrando e lasciando fuoriuscire dalla manica della giacca il manico di un grosso machete, che ha tentato di impugnare.
L’arresto
Valutata la pericolosità della situazione, i poliziotti sono intervenuti rapidamente riuscendo a immobilizzare il 28enne. La successiva perquisizione personale ha consentito di rinvenire un machete lungo circa 38 centimetri, con lama di 26 centimetri e punta acuminata.
Condotto negli uffici della Questura di Verona, il giovane ha continuato a mantenere un comportamento aggressivo e oppositivo. È stato quindi arrestato per violenza e minaccia a pubblico ufficiale, con contestuale denuncia per porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere e per inosservanza dell’ordine di allontanamento del Questore dalle zone sottoposte a vigilanza rafforzata.
Nella mattinata odierna, il 28enne è comparso davanti al giudice, che ha convalidato l’arresto.
Si ricorda che la responsabilità penale dell’indagato potrà essere definitivamente accertata solo con sentenza penale irrevocabile, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.