Una sentenza destinata a cambiare profondamente le regole degli appalti pubblici in Italia potrebbe avere conseguenze dirette anche sul futuro della gestione dell’Autostrada A22.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con una pronuncia depositata il 5 febbraio 2026, ha infatti dichiarato incompatibile con il diritto comunitario il meccanismo del diritto di prelazione previsto dal sistema italiano di project financing, mettendo in discussione anche il percorso avviato per la concessione dell’arteria affidata ad Autobrennero Spa.
Una decisione che rischia di far slittare ulteriormente la procedura e, con essa, le grandi opere infrastrutturali collegate, rimaste finora sulla carta.
Perché la Corte Ue ha bocciato il diritto di prelazione
La pronuncia nasce dal contenzioso tra Urban Vision e il Comune di Milano, ma ha una portata generale. Al centro del giudizio vi è il diritto riconosciuto al promotore di un progetto di pareggiare l’offerta migliore presentata in gara da un concorrente, ottenendo comunque l’aggiudicazione.
Secondo i giudici europei, questo meccanismo viola i principi di parità di trattamento e non discriminazione previsti dalla Direttiva 2014/23 sulle concessioni. Il promotore, infatti, beneficia di un vantaggio competitivo sproporzionato, potendo contare su una sorta di “seconda possibilità” anche in presenza di offerte più vantaggiose.
Un sistema che, secondo la Corte, altera la concorrenza fin dall’inizio della procedura e non garantisce un confronto equo tra gli operatori economici.
Effetti sulla concessione dell’A22 e sulle opere collegate
La sentenza evidenzia anche l’effetto dissuasivo del diritto di prelazione sul mercato. La possibilità che il promotore possa subentrare all’ultimo momento scoraggia molte imprese dal partecipare alle gare, riducendo il numero dei concorrenti e la qualità delle offerte presentate alla Pubblica Amministrazione.
È proprio questo il nodo che riguarda il bando per la concessione dell’A22, nel quale il diritto di prelazione a favore di Autobrennero Spa è ora formalmente incompatibile con il diritto europeo.
Già nei mesi scorsi la Commissione Europea aveva inviato al Governo italiano una lettera di messa in mora sulle norme del Codice degli appalti in materia di project financing. Ora resta da capire se il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ritirerà o modificherà il bando, oppure se si procederà comunque, con il rischio concreto di ricorsi.
Dalla concessione dell’A22 dipendono anche opere strategiche come la Cispadana e la Bretella Campogalliano-Sassuolo, progetti da anni fermi e legati alle certezze finanziarie della società concessionaria.