Verona, purtroppo, è in cima alla classifica regionale per quanto riguarda lo smog da polveri sottili. Secondo i dati raccolti dalle centraline Arpav e analizzati da Legambiente nel report “Mal’Aria di città” 2026, Verona è la città veneta che ha registrato il maggior numero di giornate con una media di PM10 superiore ai 50 microgrammi per metro cubo. Con ben 49 sforamenti rilevati alla stazione di Borgo Milano, la città ha ampiamente superato il limite massimo di 35 giorni consentito dalla legge per l’anno solare (in copertina: immagine di repertorio creata con l’intelligenza artificiale).
Questo dato pone Verona in una posizione di netto distacco rispetto alle altre città venete che hanno oltrepassato i limiti: Rovigo segue infatti con 37 giorni e Venezia con 36. Al contrario, centri come Padova, Treviso e Vicenza sono riusciti a rientrare nei parametri normativi per la prima volta in oltre vent’anni, rendendo il record veronese ancora più preoccupante nel contesto regionale.
Gli obiettivi per il 2030 sono ancora lontani
Sebbene a livello regionale si noti un miglioramento generale, la situazione di Verona rimane critica se proiettata verso i futuri standard comunitari. La nuova Direttiva europea, che entrerà in vigore dal 2030, imporrà limiti molto più stringenti per tutelare la salute dei cittadini. Se questi nuovi parametri fossero già attivi, la città scaligera risulterebbe ampiamente fuorilegge.
Guardando ai dati medi annuali del 2025, Verona ha registrato una concentrazione di 29 µg/mc per il PM10, 17 µg/mc per il PM2.5 e 22 µg/mc per il biossido di azoto (NO2).
| Medie annuali 2025 (µg/mc) | |||
| PM10 | PM2.5 | NO2 | |
| Belluno | 19 | 13 | 17 |
| Padova | 27 | 20 | 25 |
| Rovigo | 27 | 21 | 20 |
| Treviso | 25 | 17 | 23 |
| Venezia | 26 | nc | 26 |
| Verona | 29 | 17 | 22 |
| Vicenza | 28 | 20 | 22 |
Per allinearsi ai traguardi fissati per il 2030, la città dovrà intraprendere un percorso drastico di riduzione delle emissioni: è necessario un calo del 31% per il PM10, del 42% per le polveri ancora più sottili (PM2.5) e del 9% per il biossido di azoto.
| Riduzione delle concentrazioni necessaria per i limiti 2030 (%) | |||
| PM10 | PM2.5 | NO2 | |
| Belluno | – | -22 | – |
| Padova | -25 | -49 | -18 |
| Rovigo | -25 | -53 | – |
| Treviso | -19 | -39 | -14 |
| Venezia | -22 | – | -23 |
| Verona | -31 | -42 | -9 |
| Vicenza | -28 | -50 | -11 |
Il rischio dei tagli ai fondi e le sanzioni europee
Il quadro tracciato da Legambiente non è solo un monitoraggio ambientale, ma anche un monito politico. Giorgio Zampetti, direttore generale dell’associazione, ha definito “irragionevole” la scelta del Governo di ridurre le risorse destinate al miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano proprio a partire dal 2026.
“Lasciare soli i territori più complicati del Paese è una scelta miope”, ha dichiarato Zampetti, sottolineando come l’Italia rischi nuove procedure di infrazione e pesanti sanzioni dalla Commissione Europea per il mancato aggiornamento dei programmi di controllo dell’inquinamento.
Le azioni necessarie per cambiare rotta
Per uscire da questa emergenza cronica, Legambiente Veneto suggerisce interventi strutturali che tocchino i principali settori responsabili delle emissioni. Luigi Lazzaro, presidente regionale dell’associazione, indica nella mobilità il primo campo d’azione, chiedendo più investimenti nel trasporto pubblico, nelle piste ciclabili e nei servizi di sharing.
Oltre ai trasporti, è fondamentale intervenire sul riscaldamento domestico incentivando le pompe di calore e limitando l’uso di biomasse legnose alle sole zone non raggiunte dal metano. Infine, non va trascurato il peso dell’agricoltura e degli allevamenti intensivi, responsabili di massicce emissioni inquinanti. Per Lazzaro, servono controlli più severi e incentivi per l’innovazione sostenibile, come gli impianti di biometano, per ridurre l’impatto ambientale di un settore spesso sottovalutato.