Nuovo sviluppo nell’inchiesta sulla strage di Castel d’Azzano. Nella casa di via San Martino, teatro dell’esplosione, è stata rinvenuta una maschera antigas su cui verranno effettuate analisi biologiche.
L’accertamento tecnico irripetibile è stato fissato per martedì 31 marzo 2026 nei laboratori del RIS di Parma. Potranno partecipare indagati, persone offese, legali e consulenti tecnici nominati dalle parti.
Nuove analisi sulla maschera antigas trovata nella casa dei Ramponi
La maschera antigas potrebbe essere stata utilizzata per attività agricole, ma rappresenta anche un dispositivo di protezione in ambienti saturi di gas. Un elemento ritenuto rilevante dagli inquirenti, considerando le condizioni dell’abitazione al momento dei fatti.
Secondo quanto emerso, la casa era satura di sostanze infiammabili. Quando una dei residenti avrebbe innescato l’incendio, l’edificio si è trasformato in un ordigno, provocando un’esplosione che ha causato crolli e vittime.
La strage
L’esplosione risale alla notte del 14 ottobre 2026, durante un’operazione delle forze dell’ordine incaricate di eseguire una perquisizione e il sequestro di materiale esplosivo, tra cui bottiglie molotov posizionate sul tetto.
L’abitazione era stata trasformata in una sorta di fortino, con bombole di gas e benzina utilizzate per impedire l’accesso. Il crollo ha travolto i militari presenti.
Nell’esplosione hanno perso la vita tre carabinieri: Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello. Il bilancio complessivo conta anche 19 feriti tra carabinieri e agenti di polizia.
Le altre consulenze in corso
L’analisi sulla maschera antigas si inserisce in un quadro più ampio di accertamenti disposti dalla pm Silvia Facciotti. Tra questi, le verifiche affidate ai Vigili del fuoco di Mestre sulle macerie per ricostruire la dinamica dell’esplosione e le analisi già svolte dal RIS sugli indumenti dei residenti, alla ricerca di tracce di benzina.
Ulteriori approfondimenti tecnici sono stati affidati anche all’esplosivista Danilo Coppe. L’obiettivo degli inquirenti è ricostruire con precisione quanto accaduto. Per i residenti coinvolti l’ipotesi di reato più grave contestata è quella di strage.