Guidi Car e il coraggio di ripensare il proprio ruolo nell’automotive

Guidi Car e il coraggio di ripensare il proprio ruolo nell’automotive
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La porta di una concessionaria automobilistica si apre per ragioni diverse. C’è chi desidera conoscere un nuovo modello, chi deve sostituire la propria vettura, chi torna per un intervento di manutenzione e chi sta valutando se acquistare oppure scegliere una formula di noleggio. Situazioni apparentemente distanti, che raccontano quanto il rapporto tra automobilisti e concessionarie sia diventato più articolato rispetto al passato.

Per molto tempo, il punto vendita ha rappresentato il luogo in cui vedere e acquistare un’automobile. Oggi questa definizione è troppo stretta. Le tecnologie cambiano, le modalità d’acquisto si moltiplicano e la gestione di una vettura coinvolge competenze che vanno ben oltre la trattativa commerciale. Ripensare il ruolo di una concessionaria significa allora interrogarsi non soltanto su quali automobili proporre, ma anche su come organizzare tutto ciò che ruota intorno al loro utilizzo.

Guidi Car ha affrontato questo passaggio ampliando progressivamente il proprio campo d’azione. Il Gruppo, attivo attraverso sette sedi tra Toscana e Liguria, riunisce sotto le insegne Guidi Car e Volauto un’attività che comprende vendita, noleggio, assistenza e servizi dedicati a differenti fasi della vita automobilistica. La scelta del modello rimane centrale, ma non esaurisce più il lavoro dell’azienda.

Basta osservare l’articolazione del catalogo per cogliere la varietà raggiunta. Alla presenza di Mercedes-Benz, Volkswagen, Volkswagen Veicoli Commerciali e Volvo corrisponde una gamma che comprende, tra gli altri, Mercedes GLA, Volkswagen Golf e Volvo XC90, oltre a mezzi professionali come il Volkswagen Transporter. Le novità del 2026 aggiungono ulteriori prospettive con l’ingresso di BYD, protagonista delle tecnologie per l’elettrificazione, e Lynk & Co, marchio che affianca all’automobile una particolare attenzione alla digitalizzazione e alla flessibilità dei servizi.

La varietà dei veicoli rappresenta però soltanto una parte del lavoro. Auto nuove, usato selezionato, km zero e vetture aziendali convivono con finanziamenti, noleggio, test drive e valutazione dell’usato. A queste possibilità si aggiungono tagliandi, interventi di riparazione e assistenza post-vendita. Il rapporto con il cliente può così iniziare molto prima dell’acquisto e proseguire ben oltre la consegna.

Una simile articolazione non si sostiene semplicemente aumentando il numero delle automobili disponibili. Servono procedure capaci di collegare attività diverse, proteggere le informazioni e garantire continuità al lavoro quotidiano. Gli investimenti di Guidi Car nelle infrastrutture cloud e nel rafforzamento della cybersecurity rispondono proprio a queste necessità. Il potenziamento delle squadre commerciali e tecniche accompagna inoltre un settore nel quale conoscere il prodotto significa confrontarsi anche con software, sistemi elettronici e tecnologie automobilistiche sempre più sofisticate.

Questo modo di operare non è nato all’improvviso. L’attività avviata da Guido Guidi nella Lucca degli anni Cinquanta apparteneva a un mondo automobilistico profondamente diverso. La costituzione di Rauto nel 1969, con la rappresentanza ufficiale Mercedes-Benz, e la nascita di Guidi Car nel 1979 contribuirono a definire una nuova fase imprenditoriale. Il successivo coinvolgimento della seconda generazione familiare accompagnò ulteriori ampliamenti, mentre l’integrazione societaria con Volauto nel 2023 consolidò due realtà commerciali all’interno della stessa impresa.

Anche fuori dalle concessionarie, il rapporto con il territorio ha assunto forme che superano l’attività strettamente automobilistica. Dal 2017, il Gruppo sostiene la Play Therapy della Fondazione Meyer, iniziativa dedicata al benessere dei bambini e delle loro famiglie. L’attenzione alla dimensione ambientale trova invece espressione nel progetto Talea, legato alla riforestazione urbana.

Guardare oggi a Guidi Car soltanto come a un luogo in cui acquistare un’automobile significherebbe dunque osservare una parte dell’attività. Il cambiamento più rilevante non riguarda necessariamente ciò che si vede entrando in uno showroom, ma la quantità di lavoro, strumenti e responsabilità che ne accompagnano l’operatività. Ripensare il ruolo di una concessionaria, in fondo, significa riconoscere che vendere automobili è ancora fondamentale, ma non è più sufficiente a descrivere tutto ciò che un’impresa automotive è chiamata a fare.