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I Ruini presentano Il duello – la chiesa di san Cassiano

La pubblicazione è stata scritta da Germano Burro e sarà presentata a Mezzane di Sotto.

I Ruini presentano Il duello – la chiesa di san Cassiano
Altro Est Veronese, 28 Giugno 2018 ore 13:19

L'associazione culturale I Ruini presenta il libro "Il duello. Storia delle chiese di sant'Ambrogio e san Cassiano di Mezzane" recentemente pubblicato da Germano Burro. L'evento si svolgerà sabato 7 luglio, alle ore 18.30, nella contrada di San Cassiano di Mezzane, in particolare verrà presentata la seconda parte di questa ricerca, relativa alla chiesa e al monastero di San Cassiano.

La Chiesa di san Cassiano

La serata sarà tenuta da Paola Marinetto, insegnante in pensione, appassionato di lettura, che collabora con diversi eventi della Biblioteca comunale di Mezzane; l'autore Germano Burro e Paola Modena, abitante nella contrada che ha seguito l'ultimo restauro della Chiesa.

Il libro

"Il duello" è la terza ricerca  pubblicata da Germano Burro su Mezzane; le precedenti sono state nel 2006 "Cent'anni di Vita", una ricostruzione delle vicende della locale scuola d'infanzia e nel 2013 la storia amministrativa del Comune di Mezzane di Sotto dal 1866 al 1946, "La torre ed il Re". "Il duello" si trova in vendita presso l'edicola Pittondo, a Mezzane, oppure on line (Amazon, IBS, La Feltrinelli).

La storia

La chiesa di San Cassiano ha origine certa alla fine dell'XI secolo, quando il monastero cittadino dei santi Nazaro e Celso inizia un processo di acquisizione in Valle di Mezzane. La costruzione, ancora oggi visibile, è stata più volte rimaneggiata nel corso dei secoli, anche se probabilemnte conserva le caratteristiche fondamentali della struttura originaria. Agli inizio del Duecento nasce anche la comunità monastica, che negli anni vede avvicendarsi una serie di figure alla sua guida, come il prete Enrico e l'eremita donna Sofia. Interessante osservare che già nel corso di quei secoli lontani nei possedimenti del monastero ha un ruolo rilevante la coltivazione della vite, che ancora oggi caratterizza le colline dell'area.  All'inizio del Trecento la comunità religiosa, ridotta a pochi componenti, viene accorpata al monastero di Sant'Antonio al Corso, che mantiene la proprietà degli edifici fino all'età napoleonica. Alla località si legano poi le vicende della famiglia Sartori; oggi la chiesa è curata da tutti i proprietari delle abitazioni esistenti nella contrada, che grazie all'interessamento di Paola Modena hanno provveduto negli ultimi anni ad un intervento di restauro del tetto.