La salute dei corsi d’acqua nella provincia di Verona presenta luci e ombre secondo i dati finali della campagna “Operazione Fiumi 2025 – Esplorare per custodire“. L’analisi condotta dai volontari di Legambiente, con il supporto tecnico di ARPAV, ha scattato una fotografia puntuale dello stato di salute del bacino veronese, focalizzandosi su inquinanti microbiologici, pesticidi e i cosiddetti “forever chemicals” (PFAS). Sebbene il quadro regionale sia eterogeneo, nel territorio scaligero emergono criticità specifiche legate alla depurazione e alla persistenza di sostanze chimiche industriali.
Adige e allarme batteri fecali
L’Adige, pur mantenendo complessivamente un buono stato di qualità chimica, mostra segnali preoccupanti sul fronte della depurazione in alcuni punti specifici della provincia veronese. I campionamenti effettuati per rilevare l’Escherichia coli — batterio indicatore di inquinamento fecale e di una cattiva depurazione — hanno evidenziato valori critici a Zevio (2.613 MPN/100mL) e, soprattutto, a Legnago. In quest’ultima località, la concentrazione ha raggiunto le 7.915 unità, superando abbondantemente il limite di 5.000 previsto per lo scarico di un depuratore.
| Fiume | Località |
Escherichia Coli (MPN/100mL)
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| ADIGE | BUSSOLENGO | 833 |
| ADIGE | ZEVIO | 2613 |
| ADIGE | LEGNAGO | 7915 |
| ADIGE | MASI | 6488 |
| ADIGE | ROVIGO | 307 |
| ADIGE | ANGUILLARA | 259 |
| ADIGE | ROSOLINA | 426 |
Come sottolineato dal presidente di Legambiente Veneto, Luigi Lazzaro:
“È necessaria una scelta politica decisa per rendere strutturali gli interventi sulla depurazione se si vogliono tutelare l’uso futuro della risorsa idrica”.
Valori così elevati, infatti, sconsigliano l’utilizzo diretto delle acque persino per scopi irrigui in orticoltura.
Emergenza PFAS nell’est veronese
La zona orientale della provincia di Verona continua a fare i conti con l’eredità dell’inquinamento da PFAS.
Nel Fratta Gorzone, a Cologna Veneta, i campionamenti hanno rilevato la presenza di 10 composti definiti “preoccupanti”. Sebbene i valori in questo punto siano risultati inferiori alla media storica regionale, le sostanze tendono ad accumularsi procedendo verso valle. La contaminazione colpisce anche gli affluenti: il Torrente Alpone (a San Giovanni Ilarione e Vestenanova) e il Rio Rodegotto mostrano superamenti degli standard di qualità per il PFOS lineare.
| Fiume | Località | PFAS |
| FRATTA-GORZONE | COLOGNA VENETA | Rilevati |
| FRATTA-GORZONE |
VIGHIZZOLO D’ESTE
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| FRATTA-GORZONE | CAVARZERE | Rilevati |
Questi inquinanti sono strettamente connessi al disastro ambientale del sito ex Miteni, che coinvolge un’area di 380 km² tra le province di Vicenza, Verona e Padova. Il territorio veronese è parte attiva della richiesta di bonifica immediata attraverso il “Patto di Comunità”, volto a proteggere le oltre 300.000 persone esposte.
Pesticidi e inquinamento agricolo
L’attività agricola intensiva lascia tracce visibili nei fiumi veronesi sotto forma di erbicidi. Nel bacino dell’Adige, residui di AMPA (prodotto di degradazione del Glifosate) sono stati riscontrati nella Fossa Rosella. Situazione analoga nel bacino del Fissero-Tartaro-Canalbianco, dove lo Scolo Fortezza a Legnago ha fatto registrare superamenti per i pesticidi Cibutrina e Terbutrina.

Nel sistema Fratta-Gorzone, oltre ai PFAS, sono stati segnalati due casi di superamento della concentrazione massima ammissibile per l’Aclonifen. Questi dati confermano quanto la pressione antropica e le pratiche agricole incidano sulla qualità ecologica degli ecosistemi fluviali locali.
Stato trofico dei fiumi
L’analisi dell’indice LIMeco, che misura lo stato trofico (nutrienti come azoto e fosforo), rivela che gran parte dei corsi d’acqua secondari nel veronese non raggiunge lo stato di qualità “buono” richiesto dalle direttive europee.

Nel bacino del Fissero-Tartaro-Canalbianco, il 93% delle stazioni di monitoraggio presenta un livello di nutrienti inferiore agli standard ottimali. Corsi d’acqua come il Fiume Menago (a Verona e Oppeano) e la Fossa Leona (a Vigasio) sono costantemente monitorati per la presenza di inquinanti veicolati dalle acque sotterranee.
La sfida per il futuro dei fiumi veronesi, come evidenziato dalla responsabile della campagna Giulia Bacchiega, resta quella di “valutare lo stato di salute delle acque ma anche il modo in cui ne facciamo uso e gestione” per garantire resilienza di fronte ai cambiamenti climatici.