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Ricercatori dell'università

A Verona un farmaco nanotecnologico per trattare i pazienti affetti da carcinoma del pancreas

Il tumore del pancreas è la neoplasia umana maggiormente resistente ai trattamenti chemioterapici convenzionali.

A Verona un farmaco nanotecnologico per trattare i pazienti affetti da carcinoma del pancreas
Attualità Verona Città, 28 Dicembre 2021 ore 14:23

Il tumore del pancreas è una delle neoplasie più difficili da trattare, con prognosi spesso infausta.

A Verona un farmaco nanotecnologico

Arrivano ora da Verona, per i pazienti italiani notizie positive, con il gruppo di ricerca veronese, guidato da Davide Melisi, docente di Oncologia medica in ateneo e responsabile dell’Unità operativa di Terapie sperimentali in oncologia dell’Azienda ospedaliera di Verona, che ha da poco iniziato una nuova sperimentazione clinica per il trattamento dei pazienti affetti da carcinoma del pancreas avanzato divenuti resistenti alle terapie standard di prima linea.

“Il tumore del pancreas è la neoplasia umana maggiormente resistente ai trattamenti chemioterapici convenzionali”, spiega Melisi. “Le nanotecnologie hanno dato a oggi i migliori risultati clinici sia nel trattamento dei pazienti di nuova diagnosi che in quelli già trattati, ma ad oggi in Italia non tutti i farmaci sono rimborsati”.

Il farmaco nanotecnologico di ultima generazione – il nal-Iri (Onyvide) – in combinazione con una fluoropirimidina è stato dimostrato in ampi studi randomizzati come il miglior trattamento per i pazienti affetti da carcinoma del pancreas avanzato che siano andati in progressione alle terapie standard di prima linea contenenti gemcitabina.

Per questo nuovo farmaco nal-Iri è appena partita in esclusiva italiana una nuova sperimentazione clinica diretta da Melisi – lo studio Napan – che permette di poter offrire questa nuova strategia terapeutica anche ai pazienti italiani e di definire la migliore combinazione di questo farmaco tra una fluoropirimidina in infusione endovenosa o a compresse.

I complimenti di Zaia

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha espresso soddisfazione circa la nuova sperimentazione:

“Oggi per la sanità veneta è una giornata da ricordare. Mentre nelle corsie e sul territorio continua la lotta al Covid senza quartiere, la ricerca non si arresta e porta a casa risultati importanti. Mi congratulo con il gruppo di ricercatori dell’Università veronese che ha avviato la sperimentazione clinica per il trattamento del carcinoma al pancreas avanzato con un farmaco nanotecnologico. Lo studio messo in pratica a Verona apre la via al trattamento dei pazienti che sono divenuti resistenti alle terapie standard di prima linea – sottolinea Zaia -. Questo è possibile grazie a un farmaco di ultima generazione. È l’occasione per ringraziare i protagonisti di questo traguardo, insieme a tutti i professionisti e operatori che rendono grande il nostro modello sanitario”.

 Studi per pazienti di nuova diagnosi

Melisi ha proseguito spegando:

“In questi ultimi anni, il nostro team si è molto impegnato nello sviluppo di questo nuovo farmaco nanotecnologico a livello clinico con studi per pazienti di nuova diagnosi con malattia resecabile che avanzata; ma , anche, nell’identificazione di biomarcatori per la selezione dei pazienti che più probabilmente ne possano beneficiare. Questo anche grazie al sostegno della Fondazione Airc e di associazioni di pazienti come l’associazione “Nastro Viola” e l’associazione “Voglio il Massimo”.

La sperimentazione clinica Napan è attiva nel reclutare pazienti a Verona nel Centro di Ricerche cliniche, Crc, dell’università scaligera.

“Questo studio – ha spiegato Melisi – rappresenta l’immediata traduzione in clinica dei nostri risultati di laboratorio. La ricerca nella mia unità è un continuo dialogo tra il laboratorio e i bisogni dei pazienti in clinica. I problemi che affrontiamo quotidianamente nel seguire i nostri pazienti rappresentano le sfide più urgenti da studiare in laboratorio. Contemporaneamente, i risultati preclinici alimentano il disegno di studi clinici che possano verificare nei pazienti le nostre ipotesi. Solo così è possibile sostenere quel circolo virtuoso teso a migliorare la conoscenza su queste patologie e l’aspettativa di vita dei nostri pazienti”.