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Verona

Al via la seconda indagine epidemiologica Covid per capire cos’è successo negli ultimi 18 mesi

Il progetto vuole rimarcare anche la necessità di vaccinarci quanto prima e quando possibile tentare di alzare l’asticella sul numero di vaccinati per raggiungere la copertura che permetterebbe di chiudere la questione.

Al via la seconda indagine epidemiologica Covid per capire cos’è successo negli ultimi 18 mesi
Attualità Verona Città, 15 Novembre 2021 ore 14:49

Dai dati della prima indagine epidemilogica sulla popolazione Veronese era emerso che 10.575 cittadini nelle settimane di contagio avevano contratto il virus ma erano asintomatici.

Indagine epidemiologica Covid

L'analisi, attraverso i tamponi e la ricerca degli anticorpi anti SARS CoV2, grazie all'indagine epidemiologica Covid sulla popolazione eseguita ad aprile 2020 era stato possibile fotografare statisticamente la distribuzione del virus a Verona e il numero di positivi asintomatici residenti.

Lo studio, il primo in Italia effettuato in un capoluogo di provincia, è frutto della collaborazione tra il Comune e l’Ospedale Sacro Cuore di Negrar; nel Comitato scientifico anche l’Università di Verona e l’Azienda ospedaliera con la partecipazione dell’Ulss 9 Scaligera.

Lo studio aveva permesso di scoprire che 10.575 cittadini veronesi che nelle settimane di contagio hanno contratto il virus erano asintomatici (quindi con un ruolo fondamentale nella diffusione), che 1.645 i cittadini che erano positivi asintomatici (quindi in grado di infettare) e infine che il 95% della popolazione non aveva contratto il virus.

Al via la seconda indagine

Il sindaco di Verona, Federico Sboarina, in diretta streaming oggi lunedì 15 novembre 2021 ha annunciato il via alla seconda indagine epidemiologica Covid. Con lui era presente il direttore generale dell’Ulss 9 Scaligera Pietro Girardi, il direttore del dipartimento di Diagnostica e Sanità pubblica dell'università Albino Poli e i realizzatori dell'indagine: dottor Carlo Pomari dell’ospedale Sacro Cuore Negrar, il professor Massimo Guerriero e la professoressa Evelina Tacconelli dell'Azienda ospedaliera Verona. Il primo cittadino ha affermato:

“Creare un’unica grande squadra che si mette a disposizione della comunità è già un successo per lavorare insieme e mettere in campo progetti importanti. Si può dire che è la seconda parte di un progetto che era stato realizzato nella scorsa primavera, che aveva dato risultanze importanti e che è stato uno strumento importante per chi lavora nell’ambito sanitario e per un sindaco in ambito amministrativo. Da amministratore ringrazio perché significa mettere a disposizione di chi amministra degli strumenti importanti, per fare scelte in base ai dati che ti vengono consegnati. Siamo in una fase importante di ripresa per la città, sono state messe in cantiere tante iniziative, le cose vanno bene per le presenze e l’economia in generale. Ribadisco l’importanza di fare attenzione nel fare le iniziative, non ultima quella dei mercatini di Natale dove devi creare attrazioni che generano la presenza di tante persone ma per farlo ho creato un’ordinanza che impone l’obbligo della mascherina per accedere ai mercatini di Natale. C’è la necessità di rispettare con attenzione il distanziamento, l’uso ella mascherina ecc”.

Prevalenza della diffusione del virus

A breve partiranno le lettere per l'invito ai cittadini, alcuni sono stati anche contattati telefonicamente e 750 hanno già dato la loro adesione. Il professor Massimo Guerriero dell'Azienda ospedaliera Verona ha puntualizzato:

“Prendiamo in considerazione lo stesso numero di soggetti su cui abbiamo indagato in aprile-maggio 2020 che sono 1525 veronesi, rappresentativi dei 230mila veronesi che hanno almeno 10 anni di età. Andremo a fare un’accurata stima della prevalenza della diffusione del virus attivo e avremo l’opportunità di stimare l’incidenza cioè dire cos’è successo in questi 18 mesi che ci dividono dalla prima fase dell’indagine. Abbiamo dato un risultato importante, solo il 5% era venuto in contatto con il virus ma c’era il 95% della popolazione veronese che non era stata a contatto col virus, all’epoca lanciammo l’allarme: ‘attenti molti veronesi sono suscettibili’. Avremo l’opportunità di capire cos’è successo nei 18 mesi e se ci sono casi di infezioni di persone vaccinate e casi di persone infettate nonostante abbiano già contratto virus. Prenderemo i dati clinici follow up e la disamina long Covid e quindi la sintomatologia dove a 12-15 settimane, dopo 3 mesi e mezzo di infezione le persone riportano problemi neurologici, cardiaci, polmonari e renali. La cosa importane è che metà delle persone adulte riporta sintomatologia e il 15% dei bambini porta traccia del long Covid. Il progetto vuole rimarcare anche la necessità di vaccinarci quanto prima e quando possibile tentare di alzare l’asticella sul numero di vaccinati per raggiungere la copertura che permetterebbe di chiudere la questione”.

Studio sul long Covid

La professoressa Evelina Tacconelli dell'Azienda ospedaliera Verona ha proseguito:

“La novità rispetto al lavoro di Negrar fatto lo scorso anno è che quest’anno si è collegato con l’Università di Verona e 'Azienda ospedaliera che coordina il progetto europeo Orchestra. Abbiamo unito le forze e aggiunto oltre alle informazioni anche la possibilità di studiare il long Covid. Noi abbiamo 1100 pazienti che seguiamo in azienda ospedaliera long Covid con l’ambulatorio dedicato e sulle conseguenze c’è una grande componente di patologie psichiatriche e psicologiche che stimo vedendo nei soggetti di oltre 6 mesi di infezione. Questi sintomi sono presenti non solo in chi è stato in terapia intensiva ma anche in soggetti con pochi sintomi e che sono stati al proprio domicilio. Il lavoro fatto a distanza è dar risposte importanti rispetto al valore della risposta degli anticorpi, la protezione della città è dovuta al vaccino e anche ai soggetti che hanno avuto l’infezione. Il progetto servirà per vedere la differenza tra chi ha avuto due dosi e la vaccinazione e chi ha avuto solo l’infezione, andremo a vedere la differenza della durata degli anticorpi”.

“Lo studio ha una finalità medico-scientifica innanzitutto, ma anche una valenza sociale – spiega il dottor Pomari -. Come è accaduto nella prima fase, possiamo stabilire la percentuale dei positivi asintomatici nella città di Verona e quindi fornire alle autorità amministrative e sanitarie elementi oggettivi per adottare o meno misure di contenimento del virus. Dal punto di vista medico  prosegue - la ricerca ci permette di osservare l’andamento degli anticorpi di coloro che avevano contratto la malattia nella prima fase e/o anche di coloro che si sono vaccinati, rilevando i casi di reinfezione o infezione nonostante il vaccino. Infine i parametri respiratori potranno dirci in generale come respirano i veronesi e se il Covid19, in chi si è ammalato, ha peggiorato la sua salute respiratoria”.

Lo studio entra nel progetto europeo Orchestra

La seconda fase dello studio epidemiologico “Comune di Verona 2020” si arricchisce anche di un’ulteriore indagine: un campione di 80 soggetti (scelti dai 1.515 secondo criteri stabiliti sulla base della data della vaccinazione o di una pregressa infezione da SARS-CoV-2) verranno sottoposti, previo consenso informato, a un ulteriore prelievo ematico per analizzare numerosi aspetti della immunità cellulare, la famosa ‘memoria immunologica’, cioè la risposta che il nostro sistema immunitario mette in atto quando viene in contatto con un agente patogeno già conosciuto, risposta che si attiva sebbene siano venuti meno con il tempo gli anticorpi specifici contro quel virus o quel batterio.

Questa parte dello studio rientra nel progetto di ricerca internazionale Orchestra guidato dalla professoressa Evelina Tacconelli, direttrice della Sezione di Malattie Infettive dell’Università di Verona, che coinvolge 15 Paesi (anche extra UE) e finanziato dall’Unione Europea con lo scopo di trovare soluzioni rapide e innovative per la gestione della pandemia da Covid19. Questi campioni verranno analizzati dal laboratorio dell’Università di Anversa (Belgio).

"Allo stato attuale non possiamo definire con certezza un livello minimo di anticorpi per ottenere una copertura vaccinale ottimale - spiega la professoressa Tacconelli -. Se lo sapessimo, per esempio, potremmo selezionare i soggetti che hanno bisogno urgente di un richiamo vaccinale o di una dose aggiuntiva. Studiare l'immunità cellulo-mediata, altra arma con cui il nostro organismo si difende da agenti patogeni, in questa coorte, integrata nella coorte Europea di Orchestra, permetterà di aumentare le nostre conoscenze a beneficio della popolazione e dei piani strategici vaccinali."