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Paralimpiadi 2026: dopo l’Ucraina, altri cinque Paesi boicottano l’inaugurazione all’Arena di Verona

Dopo la riammissione di inni e bandiere russi, altre cinque nazioni hanno confermato che non parteciperanno: Polonia, Repubblica Ceca, Finlandia, Estonia e Lettonia

Paralimpiadi 2026: dopo l’Ucraina, altri cinque Paesi boicottano l’inaugurazione all’Arena di Verona

L’Arena di Verona si prepara a vivere una delle cerimonie più tese della sua storia. Venerdì 6 marzo 2026, i XIV Giochi Paralimpici invernali si apriranno senza il blu e l’oro dell’Ucraina.

Il Comitato paralimpico di Kiev ha ufficializzato il boicottaggio dell’evento inaugurale, chiedendo formalmente che nemmeno la propria bandiera nazionale sventoli durante la sfilata. La decisione scaturisce dalla scelta del Comitato Paralimpico Internazionale (Cpi) di riammettere dieci atleti russi e bielorussi sotto le rispettive insegne nazionali, ponendo fine al bando iniziato nel 2022.

Lo strappo diplomatico sulla passerella scaligera

L’indignazione di Kiev hanno innescato una reazione a catena che spacca il fronte europeo: oltre all’Ucraina, altre cinque nazioni hanno confermato che non parteciperanno con delegazioni ufficiali, capi di Stato o rappresentanze di atleti: Polonia, Repubblica Ceca, Finlandia, Estonia e Lettonia.

Una diserzione di massa che tocca anche i vertici dell’Unione Europea: il Commissario UE per lo sport, Glenn Micallef, ha già comunicato che non siederà in tribuna d’onore.

Glenn Micallef

Al contrario, la Francia ha scelto una linea di presenza critica; la dirigente sportiva Marie-Amelie Le Fur ha precisato che, pur non condividendo la linea del Cpi, intende rispettare una decisione assunta democraticamente dall’organismo internazionale, evitando di alimentare ulteriormente la frattura.

Wildcard e simboli nazionali: il nodo del contendere

Al centro della contesa ci sono sei sportivi russi e quattro bielorussi, ammessi alla competizione tramite wildcard dopo un ricorso accolto dal Tribunale per lo Sport. A differenza di quanto accaduto nelle scorse settimane per le Olimpiadi, dove i rappresentanti di Mosca e Minsk hanno gareggiato esclusivamente come neutrali, a Verona il protocollo prevede l’esibizione dei simboli nazionali e l’esecuzione degli inni.

Questa differenza sostanziale di trattamento rispetto al Comitato Olimpico Internazionale (Cio) ha scatenato la reazione dei vertici ucraini, che definiscono “vergognosa” la scelta di ridare pieni diritti a Paesi definiti aggressori mentre il conflitto è ancora in corso sul terreno.

La politica italiana si interroga sulla gestione di un evento che rischia di essere oscurato dalle tensioni belliche.

“Vogliono la bandiera? Facciano tacere le armi”,

È stato il monito netto del ministro Andrea Abodi, che ha richiamato il valore della tregua olimpica demolita quattro anni fa.

Andrea Abodi

Anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, hanno espresso forte contrarietà alla decisione del Cpi.

Di segno opposto la posizione del ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, il quale ha sottolineato come il boicottaggio rappresenti una mancanza di rispetto verso lo spirito olimpico, invitando a non confondere i risultati agonistici con le dinamiche governative.

Verona divisa tra sport e impegno civile

Nel panorama politico veronese, la linea prevalente tra gli esponenti locali è quella di tentare una separazione tra l’arena sportiva e quella geopolitica. Il senatore Paolo Tosato ha ribadito la distinzione tra la condanna a un esecutivo e l’ostilità verso un intero popolo, mentre il senatore Matteo Gelmetti ha ricordato i sacrifici degli atleti paralimpici che si preparano da anni per questo appuntamento.

Sul fronte opposto, Marina Sorina dell’Associazione Ora Ucraina ha definito inaccettabile la parata: l’eurodeputato Flavio Tosi ha rincarato la dose, descrivendo la presenza delle bandiere russe come un insulto diretto alle migliaia di vittime civili ucraine, ribadendo che la legittimazione dei simboli nazionali russi disconosce le ragioni del Paese invaso.

Flavio Tosi

Nonostante gli appelli all’inclusione lanciati dal presidente del Cpi, il brasiliano Andrew Parsons, la parata inaugurale del 6 marzo rischia di trasformarsi in un sofferto campo di battaglia mediatico. La consigliera regionale Anna Maria Bigon ha richiamato i valori della dignità umana come cardine delle Paralimpiadi, ma la realtà dei fatti parla di una diplomazia che, a pochi giorni dal via, fatica a ricomporre una crepa profonda.