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Verona in prima linea per garantire il lavoro alle vittime di aggressione con acido o fuoco

È iniziato l’iter per chiedere al Parlamento di modificare la legge 68 del 1999, dedicata alle ‘Norme per il diritto al lavoro dei disabili’.

Verona in prima linea per garantire il lavoro alle vittime di aggressione con acido o fuoco
Attualità Verona Città, 05 Maggio 2022 ore 17:04

Verona chiama Roma, e scende in campo per tutelare il posto di lavoro di chi viene sfregiato con l’acido o con il fuoco.

Garantire il lavoro alle vittime di aggressione con acido o fuoco

Vittime di aggressioni crudeli, molto spesso donne che, una volta subita la ‘tortura’, devono ricorrere a lunghe cure, perdendo l’attività professionale. Cicatrici fisiche e psicologiche che rendono difficoltoso il reintegro lavorativo e il ritorno alla normalità.

È iniziato l’iter per chiedere al Parlamento di modificare la legge 68 del 1999, dedicata alle ‘Norme per il diritto al lavoro dei disabili’. E, in particolare, per far inserire tra le categorie protette anche le vittime di aggressione con l’acido, detto anche vitriolage, e da ustioni permanenti causate dal fuoco. A chiederlo una delle mozioni approvate durante l’ultima seduta di Consiglio comunale. Spunto la storia di Barbara Bartolotti, vittima di aggressione, e l’introduzione del reato di sfregio con il ‘Codice Rosso’.

Barbara Bartolotti nel 2003 è stata quasi uccisa da un collega di lavoro. Sposata, mamma di due bimbi, in attesa del terzo, era impiegata in una azienda edile. Un giorno, un collega che lavorava con lei, e sul quale non aveva alcun sospetto, le chiese di parlare e, a tradimento, la portò in un luogo sconosciuto, la colpì con martello e coltello, per poi darle fuoco. Condannato a 21 anni, grazie a sconti di pena e indulto, ha fatto solo pochissimi giorni di carcere. Oggi è assunto in banca, mentre Barbara, dopo aver perso il bambino che aveva in grembo, non ha più trovato un’occupazione.

Questa mattina, l’assessore alle Pari opportunità e il consigliere comunale vicepresidente della Commissione temporanea Politiche Giovanili, primo firmatario della mozione, hanno illustrato l’avvio della richiesta che arriverà presto a Roma.

“L’attenzione dell’Amministrazione sulle vittime di violenza è altissima, oggi vogliamo accendere un altro faro, come deciso dal Consiglio comunale, su tutte quelle persone che, una volta sfregiate, difficilmente riescono a reintegrarsi nel mondo del lavoro – ha detto l’assessore alle Pari opportunità -. Chiediamo di modificare la legge sul lavoro, visto che il ‘Codice Rosso’ ha introdotto il reato di sfregio al volto come lesione gravissima. Quest’ultimo, infatti, può risarcire le vittime dal punto di vista morale ed economico ma non consente il reintegro occupazionale”.

“Tra le conseguenze di queste aggressioni vi sono la cecità, cicatrici su tutto il corpo, ferite psicologiche, oltre a danni economici e sociali, anche per le lunghe cure necessarie per guarire il corpo – ha spiegato la prima firmataria della mozione -. La storia di Barbara ne è una testimonianza. Per questo abbiamo sentito forte l’esigenza di dare un supporto concreto alle vittime, non solo con la vicinanza ma anche per aiutarle a riprendersi una vita normale. Speriamo che il Parlamento appoggi questa nostra proposta e modifichi presto la legge”.

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