Una situazione difficile quella del carcere Montorio di Verona, ma la nuova dirigenza ha dato un impulso positivo alla vita del carcere in tutte le sue componenti.
Le problematiche
Questo in sintesi l’intervento del Garante per i diritti dei detenuti, Don Carlo Vinco nel Consiglio comunale di giovedì 19 febbraio 2026.

Sovraffollamento
“A fronte di 335 posti regolamentari, si è arrivati nei mesi estivi a oltre 600 presenze, con una pressione che sfiora il 200%. Questo significa celle sovraffollate, servizi insufficienti e condizioni che incidono sulla dignità delle persone detenute e sul lavoro quotidiano degli operatori. Va ricordato che, nonostante alcuni interventi di manutenzione e il completamento della ristrutturazione delle sezioni femminili, permangono situazioni critiche soprattutto in parte delle sezioni maschili, dove non tutte le celle sono ancora dotate di servizi adeguati come previsto dalle norme”.
Detenuti più giovani
“Preoccupa inoltre l’abbassamento dell’età delle persone detenute: anche a Verona una quota significativa ha meno di 24 anni. È un dato che interpella tutti, perché chiama in causa non solo il sistema penitenziario ma il contesto sociale, educativo e preventivo“.
Alta percentuale di detenuti stranieri
“Altro elemento rilevante – ha sottolineato il Garante – è la composizione della popolazione detenuta: se a livello nazionale la percentuale di cittadini stranieri si attesta attorno al 38-40%, a Verona supera il 60%. Questo dato va analizzato con serietà, soprattutto in prospettiva di reinserimento, perché molte persone non hanno una rete familiare o abitativa su cui contare al momento dell’uscita”.
Detenuti con fragilità psicologiche
“Un capitolo particolarmente delicato riguarda l’aumento delle situazioni di disagio psichico e di dipendenza. Sempre più spesso il carcere si trova a gestire persone con gravi fragilità psicologiche, talvolta dichiarate incompatibili con il regime detentivo ma senza una concreta alternativa esterna. In questo ambito è fondamentale il lavoro del Dipartimento di Psichiatria, in particolare del dottore Giuseppe Imperadore e la presenza diretta di figure qualificate, così come è significativo il percorso di crescita professionale e umana compiuto dagli agenti impegnati nelle sezioni più complesse. Resta però evidente – ha evidenziato Don Vinco – la necessità di un rafforzamento strutturale dei servizi sanitari interni“.
Le soluzioni
Non mancano, tuttavia, segnali positivi.
“Il rientro della direttrice Mariagrazia Bregoli ha contribuito a ristabilire un equilibrio organizzativo e a dare continuità gestionale. La ristrutturazione delle sezioni femminili rappresenta un intervento importante sul piano della dignità degli spazi. Inoltre, l’ambito della formazione sta dando risultati incoraggianti: sono aumentate le iscrizioni ai corsi di alfabetizzazione, alla scuola media e ai percorsi professionali, con nuove progettualità in vista. La scuola e il lavoro restano strumenti essenziali per ridurre la recidiva e offrire una reale prospettiva di reinserimento.

Il carcere – ha concluso Don Vinco – non può essere solo un luogo di contenimento. Deve essere uno spazio in cui si garantisce legalità, ma anche dignità, cura e opportunità. Per questo servono investimenti concreti, stabilità nella governance e una responsabilità condivisa tra istituzioni, territorio e società civile. Solo così si può affrontare in modo strutturale una situazione che, altrimenti, rischia di restare in costante emergenza”.
Il dibattito in Consiglio sul carcere Montorio
Il sindaco Damiano Tommasi ha chiesto a Don Vinco se all’interno del carcere, si può praticare lo sport:
“Il tema della mancanza dello sport strutturato in carcere sia legato più all’assenza di iniziative di società sportive o di altri attori come può essere la facoltà di scienze motorie. Oppure se siamo di fronte ad un tema di carenza strutturale degli spazi e quindi diciamo una carenza strutturale del carcere che poi impedisce di fatto alle associazioni di entravi a fare attività sportiva, oppure se occorre riattivare le iniziative e allora in quel caso proviamo ad attivarci in questa direzione”.
La consigliera Maria Fiore Adami di Fratelli d’Italia ha ringraziato Don Vinco per il lavoro che svolge e per la capacità di restituire al Consiglio ogni anno la realtà concreta del carcere di Verona.
“È un contesto complesso, – commenta Adami – dove operano persone che spesso, pur senza strumenti adeguati, dimostrano grande dedizione. Preoccupa l’abbassamento dell’età dei detenuti: è un tema che chiede una riflessione profonda e multidisciplinare”.
“La relazione del Garante non è solo un documento tecnico, ma uno specchio della qualità della nostra democrazia“. Così l’ha definita Carlo Beghini, consigliere del Pd, aggiungendo
“Il carcere è parte della città e investire in reinserimento significa investire in sicurezza. Verona sta facendo la sua parte con progetti concreti di formazione e lavoro, ma dobbiamo continuare a rafforzare questo impegno, nel rispetto dei principi costituzionali”.
La consigliera Chiara Stella, Lista DTS, si è mostrata preoccupata sull’aumento significativo dei giovani migranti detenuti.
“È importante capire – ha chiarito Stella – quali percorsi di accompagnamento e opportunità vengano attivati per questi ragazzi all’interno della Casa Circondariale, affinché il periodo di detenzione non sia solo custodia ma anche possibilità di cambiamento”.
Jessica Cugini di Sinistra Italiana ha evidenziato:
“I numeri dei decessi e dei suicidi in carcere ci ricordano quanto sia fragile la condizione detentiva. Il sovraffollamento e l’aumento dei giovani detenuti impongono una riflessione sulle politiche nazionali. Senza misure alternative e senza presa in carico delle marginalità, il carcere rischia di essere solo contenimento, lontano dalla funzione rieducativa prevista dalla Costituzione”.
Tuttavia si possono cogliere segnali di miglioramento, in particolare nel rapporto tra direzione del carcere e territorio e nella collaborazione con il Comune come ha evidenziato lo stesso Don Vinco.
“Restano però – fa notare Lorenzo Didonè, del gruppo DTS, – criticità evidenti, a partire dal sovraffollamento e dalla carenza di personale. Anche la difficoltà nel reperire figure sanitarie specialistiche, come gli psichiatri, è un segnale che richiede attenzione a livello regionale e nazionale”.