Dopo i Pfas, Cologna Veneta torna a preoccuparsi per un altro agente inquinante rilevato nella falda: il cloruro di vinile, che è altamente cancerogeno.
Dopo i Pfas, cloruro di vinile nella falda
Nonostante la Miteni abbia chiuso, l’Arpav sta tenendo monitorati tutti i territori colpiti dal Pfas e non solo. Infatti, già nel 2023 l’Agenzia Regionale posizionò dei sensori per misurare il livello piezometrico. In tutto sono tre i pozzi piezometrici: uno a 9 metri, uno a 36 e uno a 47 metri di profondità.
È proprio nel pozzo più profondo che sono state rilevate alte tracce di cloruro di vinile (CVM). Il CVM, a temperatura e pressione ambiente, si trova in forma gassosa ed è incolore e insolubile. È altamente cancerogeno, infatti, è classificato nel gruppo 1 dell’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) e colpisce principalmente il fegato, ma è anche molto sfruttato per la creazione del PVC, suo polimero.
Proprio per la sua utilità nel mondo industriale, si sospetta che possa essere stata qualche azienda a causare la sua dispersione nella falda e per questo sono stati avviati degli studi per capirne la provenienza. Di fatto, i livelli di cloruro di vinile sono così alti che sono stati sfiorati picchi di 2500 microgrammi per litro, quando il limite è fissato a 0,5 μm/l.
Il Sindaco rassicuro
Come riporta L’Arena, il Sindaco di Cologna Veneta, Manuel Scalzotto, ha voluto tranquillizzare i cittadini sottolineando che l’acquedotto non prende l’acqua dalla falda e che quindi bere l’acqua del rubinetto è ancora sicura. Tuttavia è una situazione da non sottovalutare.

Perciò è stata attivata l’allerta tecnica, anche per capire se si tratta di un episodio isolato o se i valori rimarranno così. In particolare, già l’anno scorso era stato rilevato nello stesso pozzo, ma i livelli oscillavano: a marzo si era raggiunto il picco di 579 μm/l poi era sceso, finché non si è impennato di colpo, raggiungendo i 2440 μm/l a settembre.
Una possibilità è che quella sia una fonte attiva inquinante, che rilascia il cloruro di vinile nel tempo, o potrebbe essere un residuo industriale inquinante, anche se sembra strano che i valori possano oscillare così tanto.
Nel frattempo, l’Arpav sta già tenendo d’occhio il pozzo in cui è stato rilevato il CVM, per ora l’unico, e gli altri. Infatti, prima della fine del mese, l’Agenzia preleverà dei campioni da ben 20 pozzi per analizzare la composizione dell’acqua e raccogliere maggiori informazioni su questo nuovo agente inquinante.