L’Università di Verona ha annullato il concorso che aveva portato Riccardo Nocini, figlio dell’ex rettore Pier Francesco Nocini, alla cattedra di Otorinolaringoiatria del Dipartimento di Scienze chirurgiche, odontostomatologiche e materno-infantili. In particolare, era da fine dicembre che il 33enne era finito sotto i riflettori per aver infranto la legge contro la “parentopoli”.
Università di Verona revoca la cattedra a Riccardo Nocini
Riccardo Nocini era diventato professore ordinario dopo un iter amministrativo di ben 14 passaggi, con un concorso in cui era l’unico candidato. Di fatto, anche la Rettrice dell’Università, Chiara Leardini, aveva sottolineato che avrebbe svolto delle indagini.
Un’altra notizia che ha fatto scalpore, è stata quella che riguardava le sue 271 ricerche scientifiche, oggi aumentate a 272. Infatti, secondo i calcoli, avrebbe dovuto pubblicarne una ogni 14 giorni. Tuttavia, non è stato questo che gli ha fatto perdere il posto.
In particolare, come si legge nel comunicato stampa condiviso dall’Univr, il problema è:
“riconducibile alla modifica apportata dal Discomi con la delibera del 17 giugno 2025, ha inciso sull’impianto complessivo della procedura, modificando la platea dei profili ammissibili al concorso. La modifica ha consentito la partecipazione del dottor Nocini, poi risultato vincitore, che altrimenti sarebbe stata preclusa dalla programmazione del 2024″.
Di fatto, la modifica ha potuto permettere l’iscrizione di Nocini jr al concorso, nonostante la parentela con l’ex Rettore, anche grazie al tempismo pianificato per non infrangere la legge n. 240 del 12/2010, la cosiddetta Riforma Gelmini.
Le indagini
Le indagini per capire le dinamiche e scovare un’eventuale infrazione, poi trovata, sono partite ufficialmente il 12 gennaio 2026, ma, già due giorni prima, la targa per il “PalaNocini” era stata rimossa.
La notizia ha fatto così scalpore che era pure finita in Parlamento grazie al senatore del Partito Democratico, Andrea Crisanti, che ha voluto interrogare il Ministro dell’Istruzione, Anna Maria Bernini, su come fosse potuto accadere. In particolare, aveva sottolineato che ogni concorso nelle università italiane è creato su misura per qualcuno.
Con l’annullamento del concorso, la Procura e l’Anac, Autorità Nazionale Anticorruzione, può iniziare le indagini per trovare un responsabile, anche se attualmente non sembra che ci siano indagati. Nello specifico, toccherà alla magistratura la decisione che riguarda l’interpretazione della legge 240 del 2010. Di fatto, si indaga per capire se l’intera procedura costruisca un atto unico, viziato in partenza e pensato su misura per il figlio.
“Ci complimentiamo con la Rettrice”
Come continua il comunicato stampa:
“L’Università di Verona conferma il proprio impegno a operare con la massima trasparenza e responsabilità nella gestione delle procedure, nel rispetto delle regole e delle prerogative istituzionali.
La Rettrice Leardini ringrazia la comunità accademica e, in particolare, le direttrici e i direttori dei dipartimenti per il contributo offerto a tutela dei valori, della reputazione e del ruolo dell’Ateneo, patrimonio pubblico costruito nel tempo, grazie all’impegno scientifico, didattico e istituzionale di tutta la comunità universitaria”.
La notizia è stata ben accolta anche da chi, all’inizio della vicenda aveva criticato la Rettrice e i vertici dell’Università, come per esempio “bandiuniversita” che hanno festeggiato la notizia scrivendo:
“Ciò che ha fatto la rettrice di Verona non è affatto scontato e noi lo sappiamo bene vista la vergognosa consuetudine delle istituzioni di coprire irregolarità come queste.
Sappiamo che l’annullamento è avvenuto esattamente per le motivazioni segnalate da noi e @associazioneals il 17 dicembre e abbiamo scoperto che il 19 dicembre era stata comunque approvata la chiamata in dipartimento.
Ciò detto, come Dio ci insegna il perdono è sacrosanto e così, nonostante tutto, ci complimentiamo con la Rettrice e speriamo che questa sia solo la prima di una lunga serie di GIUSTIZIE ✨🫶🏼”
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