«Dalla Belgia»: pane, salame e tradizione

Mario Tosi: «Nell’atto di vendita con cui la chiesa cedette l’immobile ai primi proprietari si vietava di aprire osterie o luoghi di meretricio»

«Dalla Belgia»: pane, salame e tradizione
Cronaca 08 Ottobre 2017 ore 17:00

Mario Tosi: «Nell’atto di vendita con cui la chiesa cedette l’immobile ai primi proprietari si vietava di aprire osterie o luoghi di meretricio»

A Custoza la signora Armida Lonardi è un’istituzione. La novantaduenne è originaria di Villafranca, ma è una presenza fissa dietro al bancone del locale vicino alla chiesa dal 1949, quando ha sposato Ottorino Forante, che, quando era ancora in vita, insieme al fratello oltre a lavorare nei campi, gestiva l’osteria di famiglia. Da quanto tempo la famiglia Forante porti avanti l’osteria non si sa di preciso, ma il signor Adelino, 84 anni, è un cliente fisso da sempre: «Per quanto posso ricordare i Forante sono sempre stati qui. Una volta da bambino ho perso il controllo della bicicletta e sono entrato dalla porta in sella, cadendo rovinosamente e sbucciandomi le ginocchia».

Tutti conoscono il bar come «Dalla Belgia» perché diverse generazioni di Forante erano state in Belgio a lavorare. La signora Armida è di poche parole con chi non conosce, ma in paese tutti la considerano una presenza imprescindibile, degna della massima considerazione. Nonostante gli anni non siano pochi, quando entra un gruppo di clienti che le chiede la «merendina», Armida accende l’affettatrice, allunga qualche calice e una caraffa di bianco di Custoza oltre il bancone ai clienti perché si accomodino ai tavoli da soli e intanto prepara pane esalame, la specialità della casa. Nella corte accanto al locale ogni anno Armida e il figlio Tullio ospitano il concorso del salame di Custoza, nello spazio in cui un tempo si trovava lo stallo per i cavalli e i viaggiatori, mentre le bestie bevevano, mangiavano e recuperavano le forze, dormivano sull’asse sospeso con quattro catenelle sotto al fondo del «biroccio». Dalla Belgia si ritrova la bellezza di un luogo che non sa che cosa sia il marketing e di una persona risparmiata dall’ansia del personal branding, che tuttavia ha una cifra inconfondibile.

L’autenticità di un luogo che non è solo un bar, ma un punto di riferimento per la comunità perché ne ha sempre fatto parte, testimone di tutta la vita che in un secolo è passata nella piazza di Custoza, dagli sposi che scendono le scale della chiesa, alle feste di paese come l’ultimo «sego de la vecia» che, come raccontano al bar, richiamò 10mila persone nel 1952. Mario Tosi, appassionato della storia della frazione in cui vive, racconta di aver letto, scartabellando negli archivi della parrocchia, un documento interessante che riguarda la casa in cui si trova oggi il locale e che originariamente apparteneva alla chiesa. 

«Si tratta dell’atto di vendita con cui la chiesa lo cedette a un primo proprietario privato. All’epoca, ben prima che l’edificio diventasse della famiglia Forante, fra le condizioni di vendita si specificava che l’edificio non poteva essere destinato ad attività pubbliche come osterie o luoghi di meretricio». Fortunatamente quell’atto sbiadito dal tempo non ha impedito la nascita, anni e anni dopo, dell’istituzione della Belgia, che ancora oggi, accoglie i clienti di sempre e quelli nuovi con il profumo del salame nostrano e le chiacchiere dei clienti ad animare la piazza, rese più vivaci dalla piacevolezza del vino bianco. «Ci sono delle signore che vengono tutte le mattine e si fermano qui. Insieme ci facciamo compagnia - racconta la signora Armida - e passiamo il tempo a “ciacolar”» conclude allegramente. Elio Franchini, presidente da 18 anni della Pro loco Custoza e anche lui da sempre cliente fisso, chiosa: «Per noi la Belgia è come se fosse il Biffi di piazza del Duomo a Milano».