Cronaca
Colpo di scena

Definì "bullo" il bimbo che aveva picchiato sua figlia in classe: mamma a processo per diffamazione

Una vicenda molto delicata...

Definì "bullo" il bimbo che aveva picchiato sua figlia in classe: mamma a processo per diffamazione
Cronaca Villafranca, 11 Gennaio 2023 ore 14:57

Per comprendere la storia che vi proponiamo oggi occorre fare un salto indietro nel tempo di quattro anni. Era il 2019 quando il mondo della scuola veronese finì nell'occhio del ciclone. In una vera e propria tormenta. Tutta Italia si trovò, improvvisamente, a parlare di un caso avvenuto nel Villafranchese.

Definì "bullo" il bimbo che aveva picchiato sua figlia in classe

Una bimba, infatti, risultò essere stata colpita da un suo coetaneo, nelle parti basse, finendo pure al Pronto soccorso. La cosa, ovviamente, provocò scalpore, indignazione, non solo da parte dei genitori, ma anche per conto dei tanti che appresero la notizia. Si usarono parole forti, e in poco si arrivò alla definizione di un atto di bullismo.

Tanto fu il clamore mediatico che dovette intervenire pure l'allora ministro dell'Istruzione, costretto a inviare a Villafranca un consigliere per verificare i contorni di tale vicenda. Poi, dopo giorni di polemica, calò il silenzio. Fino all'altro giorno. Sì, perché a sorpresa, sul banco degli imputati sono finiti i famigliari della piccola colpita dal compagno di scuola.

Mamma a processo per diffamazione

Nello specifico la mamma e gli zii della bimba picchiata, accusati di aver diffamato sui social network i genitori dell'aggressore, usando parole forti, definizioni cariche di rabbia, dando del bullo al compagno di classe. Insomma violenza verbale considerata dai parenti del bambino come intollerabili, evidentemente. Tanto da indurli a denunciare l'altra famiglia, quella della piccola picchiata. Dopo le indagini preliminari, tuttavia, la Procura chiese l'archiviazione.

Ma il Gip non fu della stessa idea e decise per l'imputazione coatta mandando a processo la famiglia della "vittima" per diffamazione aggravata dall'uso dei social. Ieri i primi testimoni chiamati dal Pm hanno iniziato a delineare i contorni della vicenda. E non sono mancate le "sorprese". Prima di tutto in riferimento a quanto compiuto dal bambino definito "bullo".

Impossibile per una psicoterapeuta intervenuta, definire quell'atto come bullismo. Per il bullismo occorre l'intenzionalità. Elemento, questo, ritenuto assente nel caso specifico. La violenza sarebbe insomma scaturita dalla particolare condizione dei due piccoli in quel momento.

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