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Direzione investigativa antimafia, ecco la relazione che parla del Veneto

Copre l'arco temporale da gennaio a giugno 2018. E si parla anche di Verona e provincia.

Direzione investigativa antimafia, ecco la relazione che parla del Veneto
Cronaca Verona Città, 13 Febbraio 2019 ore 15:11

Direzione investigativa antimafia, ecco la relazione che parla del Veneto. Copre l’arco temporale da gennaio a giugno 2018. E si parla anche di Verona e provincia.

Direzione investigativa antimafia, ecco la relazione che parla del Veneto

Oggi il ministro dell’Interno ha presentato al Parlamento la relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia. Essa riassume l’attività svolta e i risultati conseguiti dalla Dia da gennaio a giugno 2018. “La presenza e i potenziali interessi, nella regione, da parte di soggetti malavitosi anche collegati alle organizzazioni mafiose del sud Italia – si legge nel capitolo dedicato al Veneto – non solo hanno trovato conferma in diverse indagini, ma sono stati ribaditi anche dalla Commissione parlamentare antimafia che, nella sua relazione conclusiva, ben evidenzia il pericolo di infiltrazioni nel Triveneto: ‘La presenza delle mafie in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige non appare così consolidata e strutturata come nelle regioni del nord ovest, ma diversi elementi fanno ritenere che siano in atto attività criminali più intense di quanto finora emerso perché l’area è considerata molto attrattiva’”.

Il focus su Verona

Nel documento presentato al Parlamento si fa riferimento ad alcuni episodi specifici accaduti sul nostro territorio, come per esempio l’operazione “Ciclope”, condotta dalla Guardia di Finanza: “L’attività investigativa si è conclusa con l’arresto di 17 persone, facenti parte di un’associazione criminale operante nel settore delle frodi fiscali e del riciclaggio, costituita, promossa e organizzata da un imprenditore, originario di Melissa (CZ). Lo stesso, da tempo trasferitosi nella provincia di Verona, aveva ivi intrapreso un’importante attività economica nel settore del commercio di inerti e dell’autotrasporto, mantenendo stretti legami con pregiudicati calabresi. In particolare, è stata evidenziata la contiguità con un soggetto originario di Cutro (KR), anch’esso raggiunto dalla citata misura restrittiva, promotore ed organizzatore dell’associazione, con compiti di reclutamento. Contestualmente, è stato eseguito il sequestro preventivo di un patrimonio del valore di circa 12 milioni di euro. Tentativi di infiltrazione dell’economia legale sono stati registrati anche da parte di soggetti riconducibili a cosa nostra. In tale contesto significativa è stata l’attività di prevenzione che ha determinato l’emissione, da parte della Prefettura di Verona, di alcune interdittive antimafia”.

La famiglia Giardino una costante

Viene citata anche l’operazione “Fiore Reciso”, nel cui ambito la Dia ha eseguito, nel gennaio 2018, una misura restrittiva nei confronti di 16 persone, indagate per associazione per delinquere finalizzata all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, al riciclaggio, all’autoriciclaggio, allo spaccio e al traffico di sostanze stupefacenti. L’attività di investigazione, avviata nel 2015, ha fatto emergere l’operatività di un sodalizio, riferibile ad esponenti delle famiglie Giglio di Strongoli (KR) e Giardino di Isola Capo Rizzuto (KR), della quale alcuni componenti risiedono stabilmente nel veronese. Costoro, grazie ai proventi derivanti dalle false fatturazioni, non solo acquistavano droga, ma alimentavano diverse attività strumentali alla conduzione delle aziende.

I casalesi e il clan Licciardi

“Tra i gruppi più attivi sul territorio figurano i Casalesi. La loro presenza è stata giudiziariamente affermata dalla Corte di Cassazione nel 2015, con le condanne definitive, conseguenti all’operazione “Serpe”, di soggetti legati a quel sodalizio. L’indagine, sviluppata dalla Dia sotto il coordinamento dalla Dda di Venezia – viene illustrato nella relazione – ha fatto luce sull’esistenza di un’associazione di tipo mafioso dedita ai reati di estorsione, usura e sequestro di persona. La stessa articolazione della Dia, il 25 gennaio 2018, ha localizzato in Messico, a Tijuana, dove viveva da anni con la famiglia e gestiva un’attività commerciale di ristorazione, un pregiudicato, latitante dal maggio 2007, ricercato per l’esecuzione di una condanna comminatagli dal Tribunale di Verona. Le accuse a suo carico riguardavano i reati di estorsione ed usura, commessi nelle province di Verona e Brescia, tra il 2005 e il 2009, nei confronti di numerosi commercianti del settore dell’abbigliamento, per conto del cartello napoletano noto come ‘Alleanza di Secondigliano’, in particolare del clan Licciardi”: clan, questo, di cui alcuni esponenti vivono e hanno vissuto nella zona lacustre, in particolare a Peschiera del Garda.

Il settore rifiuti

Il delicato settore dei rifiuti, infine, è stato negli ultimi tempi caratterizzato da alcuni incendi, che hanno danneggiato le strutture di stoccaggio e smaltimento: “Un settore su cui deve rimanere alta l’attenzione, in quanto fortemente esposto alle mire imprenditoriali della criminalità organizzata” si conclude nella relazione.

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