Guardia di finanza

Faceva una vita da “nababbo”: sequestrati beni a un 65enne per un valore di 1,7 milioni di euro

Si tratta di un 65enne vicentino, titolare di una ditta individuale che tra il 2012 e il 2017 non ha dichiarato i suoi redditi né l'Iva.

Faceva una vita da “nababbo”: sequestrati beni a un 65enne per un valore di 1,7 milioni di euro
13 Luglio 2020 ore 16:16

Eseguito dalle Fiamme gialle il sequestro preventivo per equivalente di beni fino a concorrenza delle imposte evase di circa 1,7 milioni di euro nei confronti di una ditta individuale con sede a Schio (VI) e del suo titolare, cittadino Scledense.

Operazione “Errata opinio”

Negli scorsi giorni i Finanzieri del Comando Provinciale di Vicenza hanno eseguito il sequestro preventivo per equivalente di beni fino a concorrenza delle imposte evase di circa 1,7 milioni di euro nei confronti di una ditta individuale con sede a Schio (VI) e del suo titolare, cittadino Scledense. Gli accertamenti preliminari sulla base di gravi indizi di violazione alle norme tributarie emersi mediante l’analisi degli alert di rischio derivanti dalle interrogazioni alle banche dati in uso al Corpo avevano ricondotto l’operatività della ditta all’illecito fenomeno economico- finanziario del ”sommerso d’azienda”, non avendo la stessa presentato le dichiarazioni fiscali ai fini imposte dirette ed I.V.A. per tutte le annualità d’imposta dal 2012 al 2017. Le successive indagini di p.g., condotte dalle Fiamme Gialle della Tenenza di Schio nell’ambito dell’operazione denominata “Errata opinio” ed avviate nel 2018 contestualmente all’esecuzione di una verifica fiscale, hanno permesso infatti di far luce sulle condotte fraudolente commesse dell’indagato, raffigurato nel decreto di sequestro quale “archetipo dell’evasore totale”, tramite la citata impresa individuale, attiva nei settori economici delle ricerche di mercato e sondaggi di opinione e del commercio all’ingrosso non specializzato.

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“Ma l’impresa è ferma da almeno 4 anni…”

All’atto dell’avvio della verifica fiscale, il titolare, F.F., 65 anni, non aveva esibito alcuna documentazione contabile, asserendo che l’impresa fosse inattiva perlomeno da quattro anni. Le indagini eseguite avevano, al contrario, permesso di rilevare come fosse stato conseguito, nel periodo considerato, un volume d’affari complessivo di oltre 1,5 milioni di euro, totalmente sottratto ad imposizione. L’intera documentazione, occultata dal titolare, era stata acquisita dai finanzieri della Tenenza di Schio a seguito di specifici riscontri incrociati presso le relative controparti commerciali. I riscontri incrociati, smentendo la versione del titolare circa l’inoperatività dell’impresa, hanno fatto emergere come la ditta avesse continuato ad operare nel corso
del tempo così come testimoniato dall’ultima fattura emessa dalla ditta acquisita dai Finanzieri, riportante una data di emissione risalente a pochi mesi antecedenti l’avvio della verifica fiscale. Approfondite indagini hanno poi permesso di scoprire come gran parte dei ricavi commerciali conseguiti dalla ditta (oltre 900.000 euro) fossero stati fraudolentemente veicolati dall’indagato su due conti correnti esteri, ubicati in Slovenia e Repubblica Slovacca, intestati a società omonime con sede estera, appartenenti alla “struttura societaria” dell’indagato. Difatti, l’imprenditore è attualmente gravato, in Italia, da un debito iscritto a ruolo nei confronti del Fisco per quasi 7,5 milioni di euro, derivante dalla notifica di 63 cartelle esattoriali, in toto mai onorate. Il drenaggio di disponibilità finanziarie su conti esteri era dunque evidentemente finalizzato a rendere difficoltosa la procedura di riscossione coattiva instaurata nei suoi confronti dall’Amministrazione finanziaria.

Una vita da “nababbo”

Il G.I.P. presso il Tribunale di Vicenza, accogliendo la richiesta del P.M. titolare delle indagini e condividendo le ipotesi investigative delle Fiamme Gialle, ha dunque emesso un decreto di sequestro preventivo per equivalente fino a concorrenza di € 1.686.879,82, pari al profitto illecito conseguito dall’imprenditore tramite le condotte sopra descritte che, tra l’altro, gli hanno consentito di mantenere un tenore di vita significativamente alto. Il provvedimento di sequestro ha attinto l’impresa ed il tuo titolare, permettendo di sottoporre a vincolo reale 6 immobili (insistenti nel comune di Schio), 4 partecipazioni in società di capitali attive nel vicentino, 2 autovetture di lusso (Mercedes suv GLC 250 e mercedes cabrio S500), 5 carte di debito e 13 orologi originali di autentico pregio (n. 1 Audemars Piguet, n. 1 Rado, n. 1 Hamilton, n. 1 Corum, n. 1 Breitling, n. 1 Versace, n. 1 Festina, n. 1 Bulova, n. 1 Enicar, n. 2 Nibosi, n. 1 Scuderia Ferrari, n. 1 Omega). Gran parte degli assets patrimoniali sottoposti a sequestro erano protetti tramite la sistematica fittizia intestazione a terzi, e nello specifico alla coniuge, alla figlia, alla S.r.l. a lui riconducibile e alla società estera, con sede in Croazia, di cui l’imprenditore è risultato socio unico e amministratore. La solidità dell’impianto probatorio raccolto dai finanziari scledensi è stata avvalorata anche dalla circostanza che il Tribunale del Riesame ha rigettato il ricorso presentato dall’imprenditore Scledense. Nello specifico, il Collegio giudicante ha confermato l’ipotesi investigativa sottolineando come all’indagato sarebbero riconducibili diverse società italiane ed estere, tutte con denominazione simile, servite esclusivamente a fornire all’imprenditore un illecito schermo giuridico per beni e redditi di varia natura ed evidenziando l’assenza di elementi (anche indiziari) astrattamente idoneo a ribaltare le ipotesi investigative circa la piena disponibilità, in capo all’indagato, al di là di ogni diversa intestazione formale, dei beni sequestrati; in questo specifico contesto il Tribunale del riesame ha, anzi, ravvisato che dagli accertamenti investigativi eseguiti dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Schio sia emersa la piena disponibilità dei beni oggetto di sequestro da parte dell’indagato.

Gli orologi coi marchi contraffatti

L’imprenditore è indagato dalla Procura di Vicenza, allo stato, per i reati di omessa dichiarazione fiscale, occultamento o distruzione di scritture contabili e di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, comportamenti illeciti penalmente rilevanti e puniti, nell’ordine, dagli artt. 5, 10 e 11 del D.Lgs. 74/2000. Contestualmente all’esecuzione del decreto di sequestro, i militari della Tenenza di Schio hanno eseguito due perquisizioni presso il domicilio dell’indagato e presso la sede di una società a lui riconducibile: all’interno di una teca, insieme ai sopra citati 13 orologi di pregio originali ed autentici sottoposti a sequestro in esecuzione del decreto emesso dal G.I.P., sono stati rinvenuti ulteriori 11 orologi recanti celebri marchi contraffatti (n. 2 Rolex Daytona, n. 1 Patek Philippe, n. 4 Audemars Piguet, n. 1 Hublot, n. 1 A. Lange & Sohne, n. 1 International Watch Co., n. 1 Jaeger Le Coultre). Gli stessi sono stati sequestrati dai militari in via amministrativa e il medesimo titolare della ditta è stato sanzionato per incauto acquisto di merce contraffatta, violazione sanzionata dall’art. 1, comma 7, del D.L. 35/2005, e per la quale è competente la Prefettura di Vicenza. L’operazione delle Fiamme Gialle, sviluppata nell’ambito della missione istituzionale della Guardia di Finanza a contrasto dell’evasione e delle frodi fiscali, ha fatto leva sulle peculiari funzioni di polizia economico-finanziaria del Corpo ed è stata condotta trasversalmente sotto il profilo amministrativo, penale e valutario, nella prospettiva di assicurare all’Erario, attraverso il sequestro preventivo eseguito, l’apprensione a vantaggio della collettività dei beni suscettibili, in caso di condanna dell’indagato, di confisca.

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