Galeoto, l’ex arbitro donna contro i pregiudizi

Luisa: «Sono anti-maschilismo. Incoraggiare le bambine a fare anche attività considerate da uomini è primo step per prevenire la violenza»

Galeoto, l’ex arbitro donna contro i pregiudizi
01 Ottobre 2017 ore 13:14

Luisa: «Sono anti-maschilismo. Incoraggiare le bambine a fare anche attività considerate da uomini è primo step per prevenire la violenza»

«Far rispettare le regole mi viene naturale, ho sempre avuto la convinzione che se ci sono devono essere seguite oppure cambiate, ma non infrante» afferma con decisione Luisa Galeoto, 40 anni, consigliere comunale che era stata la candidata sindaco del Movimento cinque stelle a Sommacampagna. Il desiderio di far rispettare le regole è il denominatore comune che ha motivato sia l’impegno politico della Galeoto a partire dal 2013, sia la sua decisione di seguire il corso per diventare arbitro della Figc (Federazione italiana giuoco calcio) quando aveva solo 15 anni, nel 1992.

Nella sezione veronese le donne erano allora solo quattro, come ricorda la Galeoto: «C’erano Scilla Gennaro e Mariagrazia Scolari, entrambe di Verona, mentre della provincia eravamo solo io e Romina Franchini, di Villafranca. L’aspetto più divertente era vedere le facce sconvolte degli uomini che ci vedevano arrivare e non riuscivano a concepire che potessimo essere gli arbitri. Una volta sono entrata in campo e ho appoggiato a terra il mio borsone. Un uomo mi si è avvicinato e mi ha indicato da che parte si trovava il campo da pallavolo pensando che mi fossi sbagliata. Quando mi sono presentata non sapeva nemmeno come rivolgersi a me e ha balbettato: “Signor... signora... signorina arbitro, il tè nella pausa lo vuole caldo o freddo?”».

Dai ricordi della Galeoto le reazioni degli uomini si potevano dividere in due macrocategorie: «C’era chi ci considerava delle imbecilli non adatte ad arbitrare e ci faceva domande inutili come “Ma sai che cos’è il fuorigioco?”. Ma c’era anche chi ci guardava quasi con ammirazione». In effetti ignorare pregiudizi secolari e insulti estrosi tanto quanto pesanti non è da tutti. Alla Galeoto il piglio e la determinazione non mancavano, nonostante la giovane età. Riferisce infatti di aver spesso cacciato dal campo gli allenatori. «Se mi mancavano di rispetto ero intransigente, non lasciavo correre. Sono fatta così, voglio che le regole vengano rispettate. Sebbene ami molto lo sport per esempio, non ho esitato a far notare delle mancanze da parte della Polisportiva Caselle e della Promosport nei confronti del Comune, al quale nel 2014 abbiamo notato che le due associazioni sportive dovevano corrispondere rimborsi per circa 170mila euro relativi ai dieci anni precedenti».

A motivare la scelta della Galeoto di scendere in campo giovanissima con il fischietto non è stato tuttavia solo l'amore per le regole, ma anche una vera passione per il calcio, che ha lasciato a malincuore dopo due stagioni per problemi muscolari: «Ho ancora la divisa e le scarpette però, e ogni tanto le riguardo con nostalgia - confida - Credo che sia importante dare alle donne la possibilità e incoraggiarle a fare senza timore di pregiudizi anche attività considerate prettamente maschili. Sono sempre stata anti-pregiudizio e anti-maschilismo e penso che questo possa essere un primo step per prevenire la violenza sulle donne».