Cronaca

Don Berti, e la passione per social e vignette

Lui: "Da Bussolengo non me ne sono mai davvero andato". E sui preti pedofili: "Abusi su bambini indifesi terribili, ma non generalizziamo"

Don Berti, e la passione per social e vignette
Cronaca 15 Agosto 2017 ore 12:30

Lui: "Da Bussolengo non me ne sono mai davvero andato". E sui preti pedofili: "Abusi su bambini indifesi terribili, ma non generalizziamo"

Bussolenghese di nascita, vignettista per passione e sacerdote per vocazione. Don Giovanni Berti, classe 1967, è stato per 7 anni parroco nella parrocchia di Cristo Risorto, assieme a don Piergiorgio Soardo. La prima domanda riguarda il suo paese natio.

Ti manca Bussolengo?

Sono stato bene a Bussolengo negli anni in cui sono stato parroco, ci sono da sempre, perché sono nato e cresciuto. In fondo non me ne sono mai andato. Ora  il suo affetto mi raggiunge fin dall'altra sponda del Lago (Moniga, ndr.) quindi lo sento vicinissimo». 

La tua passione per le vignette, ti ha avvicinato molto ai giovani ma ti ha anche messo nell’occhio del ciclone dei tradizionalisti cattolici. Ti hanno accusato di blasfemia. Sono state ritrattate queste accuse?

Le accuse e le critiche sono normali quando ci si espone, specialmente suisocial media, dove la comunicazione è più fluida e veloce. Mi interessano meno le critiche, specialmente quando sono fatte con troppa durezza. Apprezzo quelle costruttive e rispettose della persone. Alla fine, la stima e gli apprezzamenti sono maggiori e così continuo senza spaventarmi troppo.

Hai lasciato un segno indelebile nei ragazzi e questo grazie alle tue «prediche» durante la messa, mai banali e sempre con un richiamo alla vita di tutti i giorni. Hai toccato il loro cuore e la loro spiritualità. Secondo te, di che cosa ha bisogna la Chiesa Cattolica al giorno d’oggi per riprendersi i fedeli che vagano tra molteplici «feticci» proposti quotidianamente dai media?

Penso che sia importante saper comunicare, perché la modalità è importante quanto il contenuto stesso. La Chiesa nei secoli si è dimostrata maestra in questo e ha preso la prima lezione da Gesù che parlava di Dio in maniera immediata, scendendo da pulpiti e rifiutando gli onori. Toccava i malati e si metteva dalla parte degli ultimi. Questo è lo stile comunicativo che avvicina. 

Le vignette, che proponi ogni settimana, sono sempre molto ironiche e allo stesso tempo fanno riflettere. Sei molto seguito sui social.

Il mondo della comunicazione mi ha sempre affascinato e le nuove possibilità date da internet sono straordinarie. Bisogna solo imparare ad usarlo senza demonizzarlo». 

Ultima domanda, ma estremamente inerente a tutti i fatti che televisione e giornali riportano, quasi quotidianamente: gli abusi dei sacerdoti su persone indifese. Questi fatti hanno fatto calare drasticamente la fiducia nella figure degli ecclesiastici. Cosa puoi dirci?

Sono terribili gli abusi di chi ha potere e responsabilità su chi è più debole. E su questo il Vangelo è chiaro. Il problema è che questo rischia di offuscare il tanto bene che c'è nella Chiesa. Bisogna condannare il male ma non buttare via tutto, rischiando di vederlo in qualsiasi realtà non solo verso la Chiesa. Mi sono sempre imposto di non pensare mai male verso le persone e le categorie, ma di partire da un "pregiudizio" positivo verso l'altro. Condannare in modo chiaro chi commette questi abusi gravissimi, ma nello stesso tempo non mancare di fiducia verso tanti, la maggioranza, che fanno il bene, con i loro limiti, ma sempre con generosità.

Grazie Gioba, sai seminare speranza in ogni cuore.