Il miglior spettacolo delle scuole

L’osteria del tempo fermo di Alessandro Anderloni.

Il miglior spettacolo delle scuole
Verona Città, 22 Ottobre 2018 ore 14:14

Il miglior spettacolo 2018 delle scuole del Veneto. L’osteria del tempo fermo di Alessandro Anderloni.

Il premio

Arriva a Verona il premio per il miglior spettacolo delle scuole venete del 2018. A vincerlo è la compagnia teatrale del liceo Messedaglia che ha partecipato alle finali del concorso “Teatro dalla Scuola”, organizzato dall’Associazione Città di Vicenza e della Federazione Italiana Teatro Amatori (Fita) Veneto al Teatro Farinelli di Este, con lo spettacolo L’osteria del tempo fermo di Alessandro Anderloni.

Le scuole

L’istituto veronese si è imposto su altre 7 scuole: l’ITS Marco Polo di Verona (che portava in scena un’altra rappresentazione di Anderloni, La responsabilità), il Liceo Roccati di Rovigo, il Liceo Guarino Veronese di San Bonifacio, il Liceo Lioy di Vicenza, il Liceo Fermi di Padova, l’Istituto Masotto di Noventa Veneta e il Liceo Pigafetta di Vicenza.

Grande Guerra

Così la giuria che ha assegnato il premio: «Ispirato dal racconto L’osteria di confine di Mario Rigoni Stern, lo spettacolo di Alessandro Anderloni si rivela ricco di atmosfere e ricordi della Grande Guerra, raccontati con grande efficacia dai fantasmi che vagano in questa osteria dove il tempo si è fermato. Ottima l’interpretazione dei giovani attori, in una scenografia che ha reso credibili le vicende narrate». I costumi sono di Giovanna Ferrarese.

3 foto Sfoglia la gallery

Gli intrappolati

I 21 studenti e studentesse del Messedaglia interpretano altrettanti personaggi “intrappolati” in un’osteria sulla strada che porta al confine tra Veneto e Tirolo. Il tempo, su queste montagne che la guerra ha trasformato in luogo di dolore e disperazione, si è fermato al 1917 e l’osteria e chi la abitano sono rimasti com’erano cento anni fa.

Trama

Davanti al grande camino acceso, a ristorarsi con un piatto di minestrone dell’ostessa Maria, sono passati soldati, crocerossine, ufficiali italiani e austriaci, cappellani militari, alpini, fanti, contrabbandieri, donne che aspettavano il ritorno dei logo cari.

Un secolo dopo, una ragazza arriva con il suo fidanzato alla ricerca della memoria di suo bisnonno e del suo passato. Allora Maria accetterà il fatto che suo figlio sia morto, com’è scritto in quella lettera che custodisce gelosamente e non fa leggere a nessuno. Si innescherà così un corto circuito in cui il tempo ricomincerà a girare, lasciando i morti, finalmente, al ricordo dei loro cari e alla coscienza di un popolo intero.

Sofferenze e ingiustizie

«La Grande Guerra è una narrazione che rischia di restare molto lontana dai giovani», sottolinea Alessandro Anderloni, «se della guerra non si dice delle sofferenze e delle ingiustizie inflitte a ragazzi poco più grandi di chi la studia sui banchi delle superiori. Dire di ragazzi strappati alle fidanzate e mandati in guerra controvoglia, di soldati mutilati dalle granate, di crocerossine che li videro disperarsi e soffrire, di spose uccise il giorno del loro matrimonio, di madri che non rividero più i loro figli è un dovere, in questi anni di anniversario dove ancora abbiamo sentito esaltare patriottismo e coraggio, senza rivelare le atroci responsabilità di chi mandò al massacro questi soldati per calcolo politico ed economico. La Grande Guerra fu dolore, rabbia, frustrazione, umiliazione. Rievocare questi sentimenti sul palcoscenico può spostare il punto di vista dei giovani, può rimettere in moto l’esercizio della memoria e svelare quanto di terribile si tenti ancora di nascondere sulle guerre di oggi».

50 testi

Alessandro Anderloni ha scritto L’osteria del tempo fermo nel 2015, nel primo anno del centenario dalla Prima Guerra Mondiale. Allora il testo fu portato in scena dall’ITS Marco Polo di Verona che, a sua volta, vinse il concorso di teatro delle scuole venete. Sono più di 50 i testi originali che il regista ha scritto per le scuole, più di 3mila i bambini, gli adolescenti e i giovani che ha portato in scena in vent’anni.