Cronaca

Il non expedit di don Angelo: "Non si fa così"

Spiacevole episodio domenica l'altra a Palazzolo di Sona. Allontanati dalla chiesa

Il non expedit di don Angelo: "Non si fa così"
Cronaca 19 Settembre 2017 ore 20:03

Spiacevole episodio domenica l'altra a Palazzolo di Sona. Allontanati dalla chiesa

Povero papa Francesco. Hai voglia a girare il mondo e sgolarsi predicando una Chiesa più aperta e inclusiva, che non si arrocchi dietro muri e porte. Poi volti l’angolo di casa e, nel suo piccolo, ti imbatti in un don Angelo Bellesini qualunque, classe ‘48, sacerdote originario di Villafranca e (dal 2006) referente della comunità di Palazzolo, frazione di Sona. Il quale, con il suo atteggiamento, ci rammenta l’inesorabile distanza tra l’auspicio del Santo Padre e la realtà di provincia. Vi starete chiedendo il perché. Semplice.

Domenica l'altra ci siamo recati a Palazzolo per dare conto di alcuni anniversari, sacerdotali e di matrimonio, credendo di rendere un servizio alla comunità, nel caso specifico cattolica. Peccato che, appena varcata la soglia della chiesa, don Angelo, riconosciuta la nostra collaboratrice, le abbia intimato davanti a tutti di «mettersi in fondo» (come una scolaretta un po’ discola) o «andarsene» in quanto la sua presenza lì non era gradita. «Non si fa così» ha aggiunto il sacerdote, che di fatto ci ha impedito di fare il nostro lavoro. Il «cosa» non si faccia così è presto detto. Penserete: chissà quali scomode verità avranno raccontato sul parroco! No, nessun «Caso Spotlight» in salsa villafranchese.

Avevamo semplicemente dato conto di una notizia nota a tutta la comunità: ovvero che don Angelo era rimasto quasi afono dopo un intervento chirurgico e non poteva più dire - speriamo anche noi temporaneamente - messa. Il tutto condito dai commenti dei suoi più stretti collaboratori e dei fedeli che, con una voce sola, gli auguravano una pronta guarigione. Uno scandalo. L’interessato, interpellato dopo il suo personalissimo non expedit nei nostri confronti, si è limitato a un «non ho niente da dire». Se l’imminente rivoluzione delle Unità pastorali parte su queste basi, siamo a posto. Il vescovo Zenti dovrà rimboccarsi le maniche. E molto.

Alessandro Lanza