Incomparabili: un libro, ottanta interviste con i mostri sacri del teatro e della musica

Nella sua ultima "fatica", il giornalista Claudio Capitini svela retroscena e curiosità dei personaggi che hanno illuminato la scena artistica della città di Verona.

Incomparabili: un libro, ottanta interviste con i mostri sacri del teatro e della musica
Verona Città, 29 Maggio 2019 ore 20:12

Il volume "Incomparabili. Voci fuori dal coro" (Gabrielli Editori) chiude la “trilogia” dedicata dal giornalista Claudio Capitini, attraverso i suoi ritratti-interviste, alla storia di teatro, musica e danza, prodotti o ospitati a Verona, e che hanno visto la città scaligera quale ‘caput mundi’ dello spettacolo italiano e internazionale dagli anni Ottanta a oggi. Un ordito progettato come un unico itinerario storico e culturale cominciato a tessere nei due precedenti volumi: "Le voci del teatro" (edito da Marsilio), con protagonisti i grandi della prosa, di scena al Teatro Romano di Verona, e "E lucevan le stelle" (edito da Gabrielli) dedicato al Festival areniano raccontato dai suoi protagonisti.

Ottanta interviste a grandi nomi della musica, danza e del teatro

Incomparabili si compone di oltre 80 interviste a interpreti unici di musica (lirica e sinfonica), teatro e danza per ognuno dei quali, come dice Luca Ronconi, il palcoscenico è l’unico territorio in cui poter respirare naturalmente, e dei quali Capitini ha avuto conoscenza e coscienza del valore, con ognuno intrecciando amicizie definitive: tutti legati da uno straordinario fil rouge e da una folgorante idea guida, il loro essere incomparabili e voci fuori dal coro. Di tutti scopriremo nel carattere la moralità, la capacità di lasciare il segno nella grande umiltà del loro vivere lo spettacolo. Padroni del proprio destino, nella differenza di stili, linguaggi, epoche e poetiche, nella eterogeneità delle provenienze e delle storie, nella profondità dell’arte che diventa vita, tutti cercano la verità senza compromessi, con lo sguardo arduo e fecondo che, per usare un’espressione brechtiana, si mantiene sempre chiaro. Qualche nome? Per il teatro Roberto Benigni, Florinda Bolkan, Giulio Brogi, Walter Chiari, Peppino De Filippo, Giulia Lazzarini, Nino Manfredi, Mastroianni, Montesano, Moschin, Proietti, Massimo Ranieri, Rascel, Monica Vitti; per la musica Andrea Battistoni, Gianfranco Cecchele, Enzo Dara, Dante Ferretti, Carlo Maria Giulini, Mariella Devia, Carlo Lizzani, Zubin Metha, Milva, Morricone, Piovani, Scimone, Sokolov, Uto Ughi, Shirley Verret, Ivo Vinco; e per la danza Alvin Ailey, Vittorio Biagi, Julio Bocca, Carolyn Carlson, Oriella Dorella, Dupond, Antonio Gades, Yuri Grigorovich, Marcel Marceau, Moses Pendleton dei Momix, Roland Petit, gli Stomp.

Aneddoti e curiosità mai divulgati prima

Nell’avvicinare questi e altri “incomparabili”, e chiedendo loro di togliersi il bianco del trucco, l’autore ne tratteggia carattere e personalità, sul filo di una memoria affettuosa, di ogni interprete realizzando un ritratto inedito e a tuttotondo, spesso di eccezionale significato, contestualizzando gli spettacoli, intrigando il lettore con aneddoti, con contrappunti, curiosità e notizie mai prima divulgati. E così agevolando, sullo sfondo di un vasto panorama affrescato, una riflessione sul pensare e fare cultura in Italia e nel mondo, anche nell’intento di ricordare, soprattutto ai giovani, che una generazione che ignora la sua storia non ha futuro. Prepariamoci quindi a risalire sulle tavole del Teatro Romano e dell’Arena, ma anche del Teatro Filarmonico, dove propone le proprie stagioni la prestigiosa Accademia Filarmonica, e degli altri teatri, Nuovo, Ristori e Laboratorio, verificando che, quando spettacolo e cultura abitano il cuore antico della città scaligera facendo palpitare i suoi spazi teatrali (tanti quante sono le sue chiese), si compie una congiunzione astrale anch’essa incomparabile, in un panorama espanso e convergente, punteggiato da clamorose presenze.

"Un libro per non dimenticare"

"Per i precedenti miei due libri – dichiara Claudio Capitini – mi hanno coniato e dato persino una medaglia, come fosse un merito averli scritti. No, nessun merito, solo una dovuta riverenza che varca il confine del piacere, colma un vuoto rinsaldando l’argine contro il dilagare della dimenticanza e lasciando emergere dal fondo dell’anima di quegli interpreti incomparabili giudizi e verità, anche crudi e quasi sempre profetici."

Seguici sui nostri canali