Invasione di caprioli in Val Squaranto

Preoccupazione dei coltivatori per le piante da frutto, in particolare le viti, devastate dall'eccezionale evento

Invasione di caprioli in Val Squaranto
Valpolicella, 30 Luglio 2018 ore 14:23

Invasione di caprioli in Val Squaranto.

Invasioni di caprioli

Mangiano i germogli, divorano l’uva, rovinano i tralci e la corteccia di ciliegi e olivi. In Val Squaranto sale la preoccupazione per un’invasione di caprioli senza precedenti, che sta causando gravi danni agli alberi da frutto, in particolare all’uva pregiata (Valpolicella doc) che è in piena maturazione e tra meno di un mese sarà pronta per la vendemmia. A denunciare questo grave problema, che riguarda una cinquantina di aziende agricole nella zona pedecollinare ai piedi della Lessinia, è Andrea Lavagnoli, presidente provinciale della Cia (Confederazione italiana agricoltori), viticoltore e olivicoltore che conduce un’azienda agricola a Pigozzo di 13 ettari coltivati a Valpolicella doc.

Un evento che sta caratterizzando il 2018

“Siamo ai margini dei boschi e problemi con la fauna selvatica ne abbiamo sempre avuti – spiega Lavagnoli -. Ma mentre finora avevamo avuto danni prevalentemente da cinghiali, quest’anno è esploso il problema dei caprioli, che sono aumentati in maniera esponenziale. Lo dimostrano gli avvistamenti in pieno giorno, sia a 100 metri dai centri abitati, sia lungo i filari. C’è chi dice di aver visto perfino daini e mufloni. Un fenomeno inconsueto, trattandosi di animali di montagna, che a quanto pare stanno scendendo verso valle”. A differenza dei cinghiali, che creano dissesto nel territorio scavando il terreno ed erodendo i muretti a secco ma solo in periodi limitati, i caprioli creano danni ingenti per tutto l’arco dell’anno.

Da valutare le conseguenze

“Sono animali che riescono a stare in piedi, elevandosi sulle zampe posteriori – dice Lavagnoli – Perciò mangiano l’uva nelle pergole, rovinano i tralci e divorano i germogli. Quanto siano ghiotti di uva si vede anche dalle feci che lasciano in giro, che sono piene di acini. Quali saranno le conseguenze della devastazione si vedrà al momento della raccolta. Per l’Amarone e il Recioto, i vini che più danno redditività agli agricoltori, le uve da mettere a riposo devono essere perfette. Se i chicchi saranno rovinati, i grappoli saranno da buttare. I danni potrebbero andare dal 5 al 20%, ma a preoccuparci sono quelli in prospettiva. Se i caprioli continueranno a moltiplicarsi, sarà difficile praticare la biodiversità, perché rischieremmo di perdere piante giovani e pregiate, ma anche tutelare il territorio, dato che la fauna selvatica sta diventando sempre più numerosa e vicina ai centri abitati”.

Difficile difendere le piante

Difficile difendersi, se non a costo di innalzare barriere sempre più alte. Le aziende hanno da tempo installato recinti elettrificati per arginare l’assalto dei cinghiali, ma i caprioli riescono a compiere salti importanti, riuscendo a superare agilmente le reti. “Le aziende dovranno fare nuovi investimenti per installare reti più alte – sottolinea Lavagnoli - , con spese che andranno a incidere di nuovo sui bilanci e recinzioni che andranno a scapito della godibilità del territorio. Io credo che il fenomeno debba essere affrontato con strategie più ampie. Come Cia chiediamo che si prenda atto che il problema esiste, perché fino ad oggi è stato sottovalutato. Serve un piano serio di
contenimento, prima che il numero di caprioli diventi insostenibile, e occorre anche sostenere gli agricoltori, che spesso non vengono risarciti dai danni da fauna selvatica”.

Problemi anche con i lupi

Un problema che c’è anche con il lupo. A questo proposito la Cia regionale ha inviato una lettera a Sergio Berlato, presidente della terza commissione consiliare della Regione Veneto, chiedendo un impegno per superare il problema del regime de minimis, introdotto dalla normativa europea per i danni causati dalle specie cacciabili, che fissa un tetto massimo risarcibile per azienda di soli 15.000 euro in un triennio. Oltre al danno la beffa: gli agricoltori più colpiti, con maggiori danni, non verranno risarciti interamente, perdendo migliaia di euro del loro faticoso e prezioso lavoro, con il rischio di chiusura di molte aziende agricole.

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