Cronaca
In provincia di Verona

Lavoratori agricoli costretti a lavorare a 5 euro all'ora: 46enne arrestato

Reclutava cittadini extracomunitari impiegandoli in condizioni di sfruttamento presso aziende agricole e presso allevamenti avicoli situati nelle province di Verona, Vicenza e Trento.

Lavoratori agricoli costretti a lavorare a 5 euro all'ora: 46enne arrestato
Cronaca Legnago e bassa, 05 Ottobre 2022 ore 17:07

Nella mattinata di oggi mercoledì 5 ottobre 2022 il Nucleo Carabinieri dell'Ispettorato del Lavoro di Vicenza e il Comando Stazione Carabinieri di Rosà hanno concluso l’attività di indagine denominata "Chickens Collection” con esecuzione della misura di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 46enne di nazionalità marocchina, residente nella bassa veronese.

Lavoratori agricoli costretti a lavorare a 5 euro all'ora

L'indagine ha permesso di ipotizzare in capo al 46enne le responsabilità penali in violazione dell’art. 603 bis C.P. (sfruttamento del lavoro) commesso nei confronti di 15 cittadini extracomunitari di origine nordafricani, tutti irregolari sul territorio nazionale oltre ai reati previsti e puniti dagli art. 22 comma 12, 12 bis lett a) del D.Lgvo 286/98 per aver occupato alle proprie dipendenze lavoratori privi del previsto permesso di soggiorno. art. 477/482 C.P. per aver usato/esibito alle aziende committenti un Documento Unico di Regolarità contributiva falso.

Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Verona, su richiesta della locale Procura, trae origine da un’attività investigativa avviata e condotta, dall'ottobre 2021, dai militari del Nucleo Ispettorato Carabinieri di Vicenza e del Comando Stazione Carabinieri di Rosà a seguito delle denunce sporte dai lavoratori sfruttati.

Condizioni di sfruttamento

Le indagini, coordinate dalla dott.ssa Maria Beatrice Zanotti, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale cli Verona, hanno da subito consentito ai militari di individuare nel soggetto sottoposto alla misura il presunto responsabile dell'attività illecita, il quale operando nel settore agricolo, mediante la gestione della propria azienda con sede legale nella bassa veronese, reclutava cittadini extracomunitari di nazionalità marocchina, generalmente privi di permesso di soggiorno, impiegandoli in condizioni di sfruttamento presso aziende agricole e presso allevamenti avicoli situati nelle province di Verona, Vicenza e Trento.

Gli accertamenti condotti attraverso complessi servizi di osservazione, controllo e pedinamento, oltre che accessi ispettivi nelle ditte utilizzatrici e con l'acquisizione di informazioni testimoniali rese da numerosi lavoratori sfruttati, permettevano di far emergere le condotte illecite del predetto che, approfittando dello stato di bisogno e della situazione di vulnerabilità dei lavoratori, forniva agli stessi una retribuzione palesemente inferiore a quella contemplata dai contratti collettivi regionali e nazionali.

Pagati 5 euro l'ora

Si limitava alla corresponsione di un compenso orario equivalente a non più di 5 euro l'ora, impiegandoli in turni di 10-12, ed anche 15 ore lavorative giornaliere, senza riposi settimanali, nelle lavorazioni agricole (es. potature delle viti) e negli allevamenti avicoli.

Le vittime erano obbligate a lavorare sotto la pioggia e nel fango, non avevano la disponibilità di servizi igienici e dei luoghi dove potersi cambiare o consumare il pasto, operavano sotto una costante vigilanza oppressiva, sia durante le ore di lavoro, sia in quelle di riposo.

Numerose le violazioni relative alla sicurezza e salute dei lavoratori sui luoghi di lavoro, quali la mancata fornitura dei dispositivi di sicurezza, le mancate visite mediche, la mancata compilazione del documento di valutazione dei rischi, mancata sottoposizione a visite mediche, mancata frequentazione dei corsi relativi alla formazione da parte dei lavoratori ecc. ecc..

Spesso la costrizione a tali condizioni lavorative era dovuta alla precaria condizione di regolarità sul territorio nazionale dei lavoratori, che nel timore non venisse più fornita la benchè minima occupazione, ovvero che non potessero percepire quella somma minima di danaro utile al loro sostentamento e a quello delle famiglie, si vedevano costretti ad accettare la situazione lavorativa riscontrata.

Il collaudato modus operandi con cui agiva l’indagato, venuto alla luce a seguito dell’attività investigativa, gli consentiva di proporsi sul mercato agricolo a prezzi decisamente vantaggiosi per le ditte committenti, che beneficiavano del reclutamento e l'impiego di manodopera irregolare, soprattutto in quelle attività particolarmente usuranti e faticose quali il carico e scarico del pollame e lavorazioni agricole.

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