Cronaca

Maltempo, il Veneto attiva l'unità di crisi

Istituita dal governatore Zaia, ha il compito di monitorare minuto per minuto, e di assumere le eventuali decisioni necessarie.

Maltempo, il Veneto attiva l'unità di crisi
Cronaca Verona Città, 28 Ottobre 2018 ore 14:54

Si è insediata questa mattina nella sede della Protezione Civile Regionale a Marghera, ed è pienamente operativa, la speciale Unità di Crisi, istituita dal Presidente della Regione Luca Zaia e coordinata dall’Assessore alla Protezione Civile Gianpaolo Bottacin, che ha il compito di monitorare minuto per minuto, e di assumere le eventuali decisioni necessarie, l’andamento dell’ondata di maltempo che sta interessando il Veneto.

Unità di crisi

Ne fanno parte tutti gli Enti e le strutture anche solo ipoteticamente coinvolte in caso di eventuale, particolare crisi come, ad esempio, i Prefetti della regione, i Vigili del Fuoco, L’Anci e L’Upi (Comuni e Province), i Consorzi di Bonifica, l’Anas, Veneto Strade, l’Enel, Terna, il Centro Regionale Urgenza Emergenza della sanità, dirigenti e tecnici di tutte le Direzioni regionali interessate.

"Siamo di fronte a un evento di importanza primaria"

Si tratta, per ora, della definizione di iniziative di prevenzione ma, come ha detto il meteorologo Marco Monai del Centro regionale di Teolo, “siamo di fronte a un evento di importanza primaria, con condizioni simili a quelle che determinarono le alluvioni degli scorsi anni”. “Anche per questo motivo – ha sottolineato Bottacin – abbiamo alzato la guardia ai massimi livelli possibili, e stiamo valutando l’ipotesi, prevista dalla nuova legge nazionale di settore, di chiedere la mobilitazione della Protezione Civile Nazionale”.

Accumuli d'acqua tra i 300 e i 400 millimetri per metro quadro

Dal Direttore dell’Area Ambiente e Territorio della Regione, Nicola dell’Acqua, è stata sottolineata la necessità e l’importanza dell’allertamento di tutti i Sindaci, “che sono – ha detto – un prezioso front line per i cittadini”. I modelli previsionali, che si aggiornano in continuo, indicano un’intensificazione dei fenomeni fino alla notte di lunedì o alle prime ore di martedì, con accumuli d’acqua al suole che potrebbero attestarsi tra 300 e 400 millimetri per metro quadro.

Le maggiori criticità

Al momento le maggiori criticità si rilevano nell’Alto Vicentino, con 180 millimetri già caduti, e nelle Dolomiti meridionali, con accumuli tra 220 e 260 millimetri. Desta preoccupazione la situazione a San Michele al Tagliamento, dove l’idrometro ha raggiunto i 2 metri rispetto a una soglia massima di tre. Ulteriore problema, il mare Adriatico, che non sta ricevendo le portate d’acqua dai fiumi. In questa situazione, Rete Ferroviaria Italiana è pronta a sollevare con martinetti il ponte sul fiume Tagliamento. L’Anas ha pronto un Piano di viabilità alternativa qualora si dovessero creare problemi sul ponte provvisorio attivo nel cantiere di recupero del Ponte della Priula, in provincia di Treviso. La società regionale Sistemi Territoriali ha chiesto di abbassare il livello del canale Canalbianco-Po di Levante per fronteggiare eventuali piene che dovessero scendere dalla bassa veronese. Deciso anche il raddoppio della reperibilità del personale dei Consorzi di Bonifica. Già in allerta da ieri sera anche tutto il sistema sanitario con particolari riguardi alle sedi ospedaliere e l’urgenza-emergenza. Per quanto riguarda l’acqua alta a Venezia, prevista fra 135 e 140 centimetri per domani, non appare necessario decidere la chiusura delle scuole, ma potrebbe essere opportuno prolungare la presenza degli studenti in classe, stante che il culmine è previsto tra le ore 12 e le 14 di lunedì. Il Suem 118 di Venezia ha approntato misure particolari di attenzionamento per il centro storico e per intervenire con la massima efficacia anche nelle isole della laguna. Anche le Prefetture della Regione hanno già attivato, o lo stanno facendo in questi minuti, tutto quanto di loro competenza.

Le raccomandazioni ai cittadini

Ai cittadini è raccomandato di non uscire se non nei casi di necessità, di non sostare per nessun motivo lungo gli argini dei corsi d’acqua, di abbandonare la propria auto senza indugi qualora si trovasse in difficoltà. Tutti i guadi sono chiusi e presidiati da volontari della Protezione Civile.