Verona

Maxi evasione fiscale: sequestrate liquidità bancarie e altri beni per oltre 1,4 milioni di euro

Si tratta di due società appartenenti ai settori della fabbricazione di porte e finestre e della costruzione di edifici.

Maxi evasione fiscale: sequestrate liquidità bancarie e altri beni per oltre 1,4 milioni di euro
Verona Città, 28 Settembre 2020 ore 14:56

Guardia di Finanza di Verona, all’esito di specifiche indagini delegate dalla locale Procura della Repubblica nel settore del contrasto all’evasione e alle frodi fiscali, sta dando esecuzione a un decreto di sequestro preventivo “per equivalente” di oltre 1,4 milioni di euro.

Due società coinvolte

Il provvedimento, assunto dal Gip del Tribunale di Verona, dott.ssa Livia Magri, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, dott.ssa Maria Beatrice Zanotti, è stato emesso nei confronti di due società della provincia operanti, rispettivamente, nei settori della fabbricazione di porte e finestre e della costruzione di edifici, sino alla concorrenza del valore delle imposte evase, quantificate in euro 1.406.850,71, che i finanzieri del Comando Provinciale scaligero stanno ora assicurando allo Stato mediante il sequestro di corrispondenti liquidità bancarie e altri beni delle stesse società e del loro rappresentante legale; quest’ultimo, comune ad entrambe, è infatti indagato per l’ipotesi di reato di cui all’art. 2 («dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti») del d.lgs. n. 74 del 2000.

Fatture dal 2014 al 2016

Il suddetto sequestro giunge al termine di specifiche investigazioni di polizia giudiziaria e di parallele attività di verifica fiscale svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Verona, all’esito delle quali le Fiamme Gialle hanno scoperto che le richiamate società, negli anni 2014, 2015 e 2016, si sono avvalse di fatture per operazioni inesistenti emesse da alcune società operanti nella provincia scaligera nel settore delle costruzioni civili e di linee ferroviarie – facenti capo, a vario tiolo, a una famiglia calabrese stabilitasi da tempo nel veronese – indicando nelle relative dichiarazioni fiscali elementi passivi fittizi per un totale complessivo di circa 3 milioni di euro ed evadendo una corrispondente imposta sul valore aggiunto e sul reddito delle società pari all’importo oggetto di sequestro.

Nel corso dei controlli i finanzieri hanno accertato, in particolare, che i principali artefici e promotori della frode, appartenenti al suddetto nucleo familiare – uno dei quali, peraltro, indagato nell’ambito della recente inchiesta antimafia «ISOLA SCALIGERA» della Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia – attraverso una serie di imprese ad essi facenti capo, hanno emesso nei confronti delle società destinatarie del succitato provvedimento giudiziario numerose fatture per operazioni in tutto o in parte inesistenti relative al distacco di personale, il cui pagamento è poi confluito in più passaggi, per il tramite di altre società «cartiere», imprese compiacenti e analoghi giri di false fatture, su conti esteri intestati a società slovacche riconducibili al medesimo sodalizio e da queste trasferito agli stessi organizzatori.

Denunciate 16 persone

Per questi motivi i finanzieri hanno denunciato alla competente Autorità Giudiziaria il rappresentante legale delle due società per l’ipotesi di reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso dei medesimi documenti fittizi, nonché altre sedici persone per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti. Chi mette in piedi sistemi articolati e complessi di frode fiscale utilizzando fatture false, infatti, deve considerarsi un vero e proprio criminale fiscale che sottrae risorse fondamentali per lo sviluppo e la crescita del Paese, che la Guardia di Finanza persegue con determinazione per evitare che vengano alterate le regole del mercato e, soprattutto, che vengano danneggiati i cittadini e gli imprenditori onesti.

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