Cronaca

Michele, writer: «Dove c’è grigio porto colore»

Intervista a Vicentini, artista valeggiano di 33 anni che ha fatto della sua passione un lavoro

Michele, writer: «Dove c’è grigio porto colore»
Cronaca 15 Agosto 2017 ore 14:00

Intervista a Vicentini, artista valeggiano di 33 anni che ha fatto della sua passione un lavoro

Ti senti un artista?

«E’ la domanda che tutti mi pongono (mi auto complimento per la fantasia, ndr.), la vera arte nasce dall’urgenza di dire qualche cosa, io l’ho trovata nei graffiti, quando hai questa urgenza, allora, incontri l’arte». Michele Vicentini , 33 anni valeggiano, writer da quasi 20, le bombolette come prolungamento delle sue mani, strumento di espressione, del sue essere.

La tua urgenza qual'è?

«Sono nato qui, un paese piccolo, dove vedevo la maggior parte delle persone omologate e omologarsi, non era per me». Lo incontro a Valeggio in un pomeriggio di caldo africano, dove trovare anima viva ha le stesse probabilità di veder scendere la neve. Piercing sul sopracciglio destro, braccia e gambe tatuate un accenno di cresta, “nipote” di quella di colore rosso negli anni dell’adolescenza punk. Un metro e 85 di cordialità di sorrisi aperti, di hey ciao, in ogni messaggio che ha preceduto questa intervista.

La terra di mezzo. Il writer opera la notte, una fetta temporale oscura, è stato, o è così anche per te?

«All’inizio sì, magari non ti dico dove (ride e aggiunge con altrettanta onestà, ndr.) sono sempre stato rispettoso delle case private, degli spazi pubblici come le scuole, le “murate” le ho fatte nelle stazioni ferroviarie su muri di fabbriche abbandonate, dove c’è grigio porto colore. La parte illegale nei writer ci sarà sempre, è la madre. I graffiti, uso esclusivo di lettere, a differenza della street art, non vogliono essere compresi, non cercano consenso, sono autoreferenziali, sono un grido».

Stai ancora gridando?

Ride, ma diventa imperativo. «Mi sento unwriter, vengo da quel mondo e non lo rinnego». La svolta, che chiamerò, la nuova terra di mezzo di Michele. «Da qualche anno ho unito ai graffiti la passione per i tatuaggi, ovvero il disegno puro, alle lettere, questi elementi li sto fondendo assieme, vedremo...».

Arriva un committente che ti chiede di disegnare un tramonto, di quelli magari con i due innamorati sullo sfondo? Che fai?

Dopo uno sguardo di puro, genuino disgusto risponde: «Glielo disegno, faccio questo di lavoro, certamente non lo firmo, questo non è trattabile, non è in vendita, l’ho già fatto... Non metto la firma su lavori che non mi appartengono». Il suo metro e 85 durante questa dichiarazione si palesa tutto e anche di più.

I muri delle città :cattedrali laiche in cerca di Caravaggi o Michelangeli che le colorino?

«Che accostamenti! Mi metti in soggezione! Oggettivamente, però ci sono molti luoghi urbani grigi sui quali portare colore».

Valeggio chiama colore? 

«Direi di sì, ad esempio la parete di piazza della Repubblica dove stazionano i bus. Oggi di un colore indefinito cambierebbe pelle».

Un sogno anziché nel cassetto, nella bomboletta?

«Interpretare a modo mio la leggenda del nodo d’amore». Temerario. Michele lo scorso maggio è stato uno dei cinque vincitori, unico writer veronese della quinta edizione  del  concorso nazionale indetto da Agsm, colora Verona.  La sua opera, «We Love Graffiti», lungo il muro di stradone Santa Lucia ha interpretato l’amore senza cupidi, cuori e svolazzi. Lettere giganti con all’interno segni e tratti che le muovono che ti fanno fermare e ammirare. Effetto premio. Dopo il riconoscimento è stato contattato dall’amministrazione comunale di Valeggio. Risultato? Il muro che costeggia la scuola elementare e il pezzo che segue.