Lessinia

Montagna veronese, Coldiretti: “Troppe predazioni mettono a rischio il sistema agricolo”

Coldiretti chiede di agire per evitare l’abbandono degli allevatori in Lessinia e non solo.

Montagna veronese, Coldiretti: “Troppe predazioni mettono a rischio il sistema agricolo”
Lessinia, 26 Agosto 2020 ore 15:19

Montagna veronese, Coldiretti agire per evitare l’abbandono degli allevatori: “Troppe predazioni mettono a rischio il sistema agricolo”.

Incontro a Bosco Chiesanuova

Vertice in Lessinia tra presidenti Coldiretti dei comuni di montagna per parlare dei problemi del sistema agricolo in crisi soprattutto per le predazioni degli animali. All’incontro, avvenuto a Bosco Chiesanuova, erano presenti oltre al presidente provinciale Daniele Salvagno, Michele Zanini, presidente di Bosco Chiesanuova, Sandro Brunelli, presidente di Velo Veronese, Luca Campara, vice presidente di Roverè Veronese, Daniele Marconi, presidente di Sant’Anna D’Alfaedo, Ruggiero Segala, presidente di Erbezzo, Silvia Marcazzan, presidente di San Giovanni Ilarione. Tra loro anche Adriano Canteri, presidente dei pensionati di Roverè, Andrea Zumerle segretario di Cerro veronese, il socio Ettore Stizzoli di Badia Calavena e il veterinario di Coldiretti Antonio Scungio.

Il patrimonio “privato” della Lessinia

Pur essendo la Lessinia per la maggior parte di proprietà privata, i presidenti hanno evidenziato che si tratta di un grande patrimonio di tutti: allevatori, conduttori di malghe e turisti. Gli allevatori vivono, e a volte sopravvivono, grazie alle attività legate al pascolo. Negli ultimi anni però questa attività si è rivelata sempre più difficile, tanto che il fenomeno del ritiro delle mandrie dalla montagna in anticipo rispetto ai tempi tradizionali di fine estate non è più una rarità. A ciò si aggiunge un numero sempre minore di mucche che alpeggiano con conseguente calo di mungiture in malga.

“La presenza del lupo e di altri animali selvatici – hanno precisato – rende sempre più difficile l’attività dell’allevatore sulle montagne e, pur nella volontà e nella consapevolezza che si arriverà un giorno a una convivenza pacifica, siamo ancora troppo lontani dal poterci sentire al riparo da perdite e danni sempre meno sostenibili. Siamo ancora una volta a chiederci cosa possiamo fare per evitare danni agli animali e alle aziende agricole. Una cosa è certa: siamo troppo legati alla nostra terra e non vogliamo abbandonarla. Senza l’agricoltura, la montagna sarebbe lasciata a se stessa e ben diversa da come oggi i veronesi e i turisti sono abituati a viverla”.

L’analisi di Coldiretti

Da un’analisi di Coldiretti Verona, dal primo gennaio 2020 alla data del 19 agosto 2020, nell’areale della Lessinia Veronese e del Monte Baldo, sono stati registrati 63 eventi predatori a danno del patrimonio zootecnico locale, dei quali 10 avvenuti sul Baldo e 53 in Lessinia. Nel 2019 gli eventi sullo stesso periodo erano stati 61. Sul monte Baldo si è passati da 3 eventi (2019) a 10 (2020) mentre in Lessinia da 58 (2019) a 53 (2020). Sul Monte Baldo i dieci eventi hanno visto coinvolti sostanzialmente ovicaporini mentre in Lessinia 4 eventi sono avvenuti a danno di ovini mentre i restanti 49 eventi predatori sono avvenuti a danno di bovini. Per quanto riguarda quest’ultimo areale il 28,3% delle aggressioni è avvenuto all’interno dell’areale del Parco Naturale Regionale della Lessinia mentre il restante 71,7% è avvenuto all’esterno della medesima area parco. Rispetto all’anno 2019 si è notato un notevole incremento della letalità durante gli attacchi con un conseguente abbassamento degli indici di ferimento, particolarità emersa in maniera accentuata durante il mese di maggio del 2019. I comuni coinvolti negli attacchi da lupo risultano essere il comune di Sant’Anna d’Alfaedo, San Mauro di Saline, Velo Veronese, Badia Calavena, Grezzana, Bosco Chiesanuova, Roverè Veronese ed Erbezzo. Gli animali oggetto di predazione risultano essere 49 bovini di cui 41 sono rimasti uccisi e 8 feriti e/o soppressi, un asino ucciso, 69 pecore di cui 24 uccise, 37 ferite e/o soppresse e 8 disperse, per un totale di 119 capi coinvolti in 53 eventi distinti.

I commenti

“Gli eventi predatori a carico del patrimonio zootecnico che non vengono denunciati – sottolinea Antonio Scungio – risultano essere in netto e costante aumento rispetto agli anni precedenti e, del resto, non esiste ad oggi nessuna normativa che obbliga chi subisce il danno a farne denuncia. Quest’ultimo aspetto risulta essere un segnale di sfiducia dell’intero mondo allevatoriale di montagna nei confronti delle istituzioni. Alcuni allevatori si sono visti costretti a riportare in stalla i propri capi con conseguente abbandono delle aree pascolive e degrado delle zone d’altura. Di conseguenza, le aree tipiche delle aree d’alpeggio rischiano di cedere il posto alle “spinare” segno inequivocabile del degrado e dell’abbandono della montagna”.

E ancora:

“Per combattere la grave situazione che si sta creando alle aziende agricole, la cooperazione tra tutte le realtà presenti rappresenta la strada per uscire da una situazione di emergenza, che sta mettendo a dura prova chi vive e lavora in montagna La collaborazione che Coldiretti ha instaurato con l’ente Parco, con altre associazioni e con la filiera lattiero casearia del territorio, quindi, si rivela un punto di partenza per il bene di un territorio che tutti noi amiamo. Ma è necessario che anche le Istituzioni si occupino in modo serio dei problemi reali di chi custodisce da sempre la montagna e la rende fruibile ai veronesi e ai turisti che la frequentano per passione, per stare all’aria aperta o per ritrovare i valori veri di un mondo ancora sano, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche dal punto di vista agricolo e culturale”, ha sottolineato Daniele Salvagno.

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