Mosè «Nino» Scattolini: la voce di Quaderni

Lonisa: «Lasciò il lavoro da ciabattino e partì per Milano con una valigia di cartone. Lì studiò canto e salpò per l’America»

Mosè «Nino» Scattolini: la voce di Quaderni
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Lonisa: «Lasciò il lavoro da ciabattino e partì per Milano con una valigia di cartone. Lì studiò canto e salpò per l’America»

Da Quaderni a New York. Mosè Scattolini, nato nella frazione il 16 marzo 1906, passò dal fare gli acuti nell’aia degli amici contadini alle esibizioni sul palco del Metropolitan Opera House della Grande Mela. A raccontare la sua storia è la nipote Lonisa Scattolini, figlia del fratello Gino, insieme a suo marito Luigi Belloni

«Mio zio nacque in una famiglia di braccianti, con sette fratelli, tre maschi e quattro femmine, in una delle tante famiglie Scattolini di Quaderni, contraddistinta dalle altre per il soprannome “Galeno”. Dopo la scuola dell’obbligo fu avviato alla professione di ciabattino, ma appena fu abbastanza grande se ne andò di casa e si trasferì a Milano dove studiò canto e intraprese la carriera di tenore. Erano gli anni del ventennio fascista e, anche se non era di origine ebraica, il suo nome di battesimo all’epoca poteva generare sospetti. Per questo motivo usò come nome d’arte Nino Scattolini, e con questo nome fu noto nell’ambiente musicale». Anche il nome di Lonisa ha una storia legata allo zio Mosè: «Non era una gran bellezza, ma era un uomo distinto ed era fortunato con le donne. Quando arrivò a Milano con la valigia di cartone conobbe una sarta di nome Bianca e andò a vivere da lei. Rimasero insieme finché lei non morì. Poi si innamorò di lui una collega, un soprano statunitense di nome Louise. Nelle lettere che arrivarono a casa il suo nome, scritto in corsivo, fu letto male e la “u” venne scambiata per una “n”: da lì ha origine il mio nome, che doveva essere un’italianizzazione del suo». Scattolini fece anche una tournée in Sud America che lo portò a cantare a Montevideo e al teatro Colón di Buenos Aires, dove ad applaudirlo c’era anche il compaesano Enzo Olivieri, che, cresciuto a Quaderni nella casa accanto a quella di Scattolini, era nel frattempo emigrato in Argentina.

La carriera di Scattolini, tenore di grazia, ovvero dotato di una voce che spazia nella zona acuta del registro, con capacità virtuosistiche, e per questo particolarmente portato per le opere di Puccini, si svolse per lo più nelle Americhe, ma anche in Italia si esibì in teatri importanti. Quando salì sul palco del Regio di Parma, uno dei principali della grande tradizione operistica italiana, in platea, vestito di tutto punto, era presente Gino, fratello minore di Mosè e padre di Lonisa, la quale racconta: «Mio padre era così preso dall’orgoglio di vedere il fratello cantare in un luogo importante per la lirica, che quando un altro spettatore gli chiese “Chi è che canta?” lui rispose senza esitazione “L’è me fradel”, anziché dirgli il suo nome». Sebbene rimase fino alla morte, avvenuta il 30 aprile 1995, a Milano, il legame con il suo paese d’origine non venne mai meno. Ogni volta che gli fu possibile tornò per Natale e per la sagra della frazione, e non mancò mai ai matrimoni dei nipoti, a cui, non avendo avuto figli, era particolarmente affezionato. Lonisa racconta con un po’ di rammarico che, fra tutti quelli dei nipoti, solo al suo matrimonio lo zio non cantò: «Era già più avanti con gli anni e temeva che l’emozione potesse tradirlo, però fu presente».

Lonisa mostra una bella foto del maggio 1958 in cui Mosè Scattolini si trova fra don Gaetano Quattrina e una coppia di novelli sposi in cui la donna è Elide, un’altra nipote del tenore che quel giorno ebbe la fortuna di sentirlo cantare in loro onore. Infine Luigi, marito di Lonisa, aggiunge speranzoso: «Quando ho saputo che il Comune aveva scelto di intitolare il teatro di Villafranca al soprano Alida Ferrarini, ho subito pensato a Mosè e mi sono detto che sarebbe bello se un giorno venisse dedicato anche a lui un luogo del suo paese natale, magari una via aQuaderni». Se Mosè Scattolini fu tra i molti che, cresciuti fra la polvere e i solchi degli aratri, partirono con una valigia di cartone e un sogno, fu uno dei pochi che, con studio e impegno, riuscì a realizzarlo.

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