Nicolò Vaiente, una vita spesa per la musica

«Ho scoperto che la mia indole erano le percussioni e nel 2000 ho iniziato a frequentare il conservatorio di Mantova»

Nicolò Vaiente, una vita spesa per la musica
Cronaca 08 Ottobre 2017 ore 14:00

«Ho scoperto che la mia indole erano le percussioni e nel 2000 ho iniziato a frequentare il conservatorio di Mantova»

«La musica è basata sull’armonia tra cielo e terra, è la coincidenza tra il disordine e la chiarezza» disse lo scrittore Hermann Hesse. Una frase che rispecchia enormemente la voglia di chiarezza del musicista poveglianese Nicolò Vaiente che, nel disordine dei pensieri e della frenesia della vita, trova la luce nella musica e nella sua più alta espressione. Riuscire a farsi raccontare la sua storia non è stato facile. «Eccoci» risponde dopo vari tentativi, scusandosi per la «vitaccia» che stremato lo spinge a correre di qua e di là. Riavvolgendo il nastro parte nel racconto di questo viaggio di vita speso per un grande sogno: la musica. «Sin da bambino sono sempre stato affascinato della musica. Guardando la televisione rimanevo “impallato” davanti alle musichette delle pubblicità. Ho iniziato poi nei corsi della banda paesana con il clarinetto. La mia era una passione e a 9 anni la vedevo come un passatempo, niente di più».

Dopo aver capito che il suo mondo erano le percussioni, ha iniziato a fare sul serio: «Ho scoperto che la mia indole erano le percussioni e nel 2000 ho iniziato a frequentare il conservatorio di Mantova». A 16 anni la sua vita ha cominciato ad essere contrassegnata da note e spartiti. «Durante gli studi ho cominciato a suonare in varie orchestre piccole dove ci fosse la possibilità di dare il proprio contributo. Nel 2009 ho preso il diploma e da lì in poi ho potuto partecipare alle audizioni internazionali, cominciando a confrontarmi con i miei colleghi italiani ed europei. Non ancora sazio di studio, ho frequentato corsi e master di vari maestri per cercare di carpire i loro segreti». Anni di tanto lavoro conditi da successi e risultati ammirevoli: «Avevo in testa solo quello ed ho speso molto tempo lavorando su me stesso, studiando e praticando molte ore al giorno». Le sue doti lo hanno portato a collaborare con direttori illustri, come racconta: «Ho avuto il piacere di collaborare con l’orchestra giovanile Luigi Cherubini guidata dal maestro Riccardo Muti, direttore con uno spessore eccelso. Le orchestre con cui ho collaborato di più invece sono state l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino del direttore Zubin Mehta, famoso in tutto il mondo, l’Orchestra Haydn di Bolzano, l’Orchestra Toscanini di Parma con cui sto lavorando tutt’ora e l’orchestra di Verona con cui da due anni collaboro per il festival lirico».

Tra tutto ciò è riuscito ad inserire, nei suoi brevi momenti liberi, un duetto unico in Italia: «Assieme alla mia fidanzata Eleonora Volpato, abbiamo deciso di fondare il duo “Passo a Due arpa e marimba” che per un periodo è stato l’unico di questo tipo in Italia e uno dei pochi nel mondo, con il quale abbiamo avuto l’onore di suonare, oltre che in varie città italiane in Spagna ed in Paraguay, con il benestare dell’ambasciata italiana ad Asunciòn. Un percorso molto gratificante e creativo». Un amore condito da disordine e chiarezza che, grazie alla musica è diventato un’armonia sublime.

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