Cronaca

Parco Sigurtà preferisce il cash: «No bancomat»

Alcuni visitatori si sono molto lamentati per il limite ai pagamenti con carta: per i biglietti di ingresso niente da fare per meno di 24 euro

Parco Sigurtà preferisce il cash: «No bancomat»
Cronaca 10 Settembre 2017 ore 12:30

Alcuni visitatori si sono molto lamentati per il limite ai pagamenti con carta: per i biglietti di ingresso niente da fare per meno di 24 euro

«Niente da dire sul parco, senza dubbio bello. Il problema è che alla cassa mi dicono che sotto i 24 euro niente bancomat. Ed è una cosa scandalosa per un parco con velleità internazionali: macchinette caddy senza bancomat, bar senza bancomat. La giustificazione è che ci sono le commissioni».

A lasciare questa recensione su Tripadvisor, di cui omettiamo il colorito giudizio finale, nel marzo di quest’anno era stato Stefano B. Abbiamo così deciso di verificare se quanto denunciato dal visitatore corrispondesse al vero. Per questa ragione sia domenica 20 agosto che giovedì 24 abbiamo «toccato con mano», presentandoci in prima persona al parco: in effetti sia i cartelli esposti che gli operatori alle biglietterie ci hanno confermato la possibilità di pagare l’ingresso con il bancomat solo se l’importo fosse stato superiore ai 24 euro. Soglia, questa, ben visibile nella zona della casse ma assente nei depliant o sul sito internet. Non basta: in effetti anche al bar interno, l’Iris, campeggia il cartello «No bancomat». Per una struttura del genere, che ogni anno ospita migliaia di turisti da tutto il mondo, abituati a pagare ogni cosa con la carta di credito, è certamente singolare, vista anche la cura che la direzione del giardino dedica al marketing internazionale. Ma non è tutto.

Questa «politica» sembrerebbe in contraddizione con tutta una serie di leggi dello Stato. La prima è certamente il decreto Milleproroghe del 30 dicembre 2013, convertito in legge il 27 febbraio 2014, che rendeva obbligatorio mettere a disposizione del cliente che ne facesse richiesta il pagamento tramite Pos entro il 30 giugno di quell’anno; se è vero che nel caso delSigurtà il Pos è presente in biglietteria anche se non utilizzabile per importi inferiori a 24 euro, esso è assente laddove vengono somministrati beni e servizi, come l’area ristoro. C’è poi la legge di stabilità del 2016, entrata in vigore il primo gennaio di quell’anno, che al comma 900 prevedeva l'aggiunta del 4 bis relativo alla diminuzione del valore dei pagamenti al di sopra dei quali il consumatore può richiedere all'esercente di pagare tramite carte di debito o di credito: da 30 a 5 euro.

La stessa legge auspicava l'introduzione di disposizioni sanzionatorie per i soggetti che non rispettano la norma. Disposizioni rimaste inattuate fino ad oggi, nonostante le proteste delle associazioni dei consumatori che parlavano di una legge senza la sanzione. La novità, in questo senso, arriverà tra pochi giorni, e sarà una multa da 30 euro a chi rifiuterà i pagamenti elettronici, come ha confermato Luigi Casero, viceministro dell’Economia. Cosa farà dunque il Parco Giardino Sigurtà? Si adeguerà alla legge e alle grandi realtà mondiali, in cui è possibile pagare anche un caffè con carta di credito o bancomat, o proseguirà sulla strada dell’intransigenza, esponendosi a una raffica di multe e alle recensioni negative dei clienti?

Perché il Parco Giardino Sigurtà rifiuta di accettare i pagamenti di «poco conto» con bancomat o carta di credito, e rifiuta di renderlo addirittura disponibile nei punti noleggio o ristoro? Lo abbiamo chiesto all’ufficio stampa del «polmone verde» di Valeggio, ma lo stesso ha preferito non fornire alcuna risposta. La ragione più semplice potrebbe essere legata alle commissioni che l’esercente paga alle banche per ogni singola transazione, che renderebbe «anti-economico» accettare piccoli pagamenti. Ma quali e quante sono queste commissioni? L’acquisto e il possesso di un dispositivo per le transazioni elettroniche comporta spese per costi fissi, canoni mensili e commissioni.

Le condizioni di spesa variano infatti di banca in banca. Esistono pos tradizionali, collegati a linea fissa adsl o mobili, gestiti da smartphone o tablet. Lo studio di SosTariffe.it del 2015 ha rilevato come per il terminale del secondo tipo si spendano in media 76 euro, mentre per un pos tradizionale 82. Al prezzo d’acquisto va però aggiunto il canone mensile per il servizio, che oscilla tra i 10 e 24 euro: «Messo in questo modo l’acquisto di un pos potrebbe ritenersi conveniente, se non fosse che per ogni transazione la banca applica percentuali o cifre fisse - si legge nello studio del portale - La commissione varia in base all’opzione di pagamento dell’acquirente: se il consumatore sceglie di pagare con carta di credito, il commerciante verserà il 2 per cento della cifra transata, se sceglie il bancomat invece, il commerciante pagherà in base alla tariffa pos attivata, ovvero l'addebito di una percentuale su ogni movimento oppure il versamento di una cifra per ogni transazione più una percentuale dell'importo transato. Nella prima ipotesi - continua SosTariffe.it - il commerciante perderà l’1,29 per cento o l’1,84 per cento dell'importo totale a seconda che la transazione sia avvenuta con pos mobile o tradizionale, nel secondo caso la perdita sarà dell’1,95 per cento più due centesimi o di 1,79 per cento più 0,21 centesimi».