Verona

Progetto “FATE” per capire la pandemia, Sboarina: “Ci sarà un ritorno del Covid? Saremo pronti”

Tacconelli: "Non c'è scienziato che possa dire con certezza se ci sarà o no la seconda ondata, la cosa importante è assicurarsi che la sanità pubblica e le istituzioni politiche siano lì nel momento in cui ci dovesse essere qualche caso sospetto".

Progetto “FATE” per capire la pandemia, Sboarina: “Ci sarà un ritorno del Covid? Saremo pronti”
Verona Città, 29 Giugno 2020 ore 15:09

La raccolta fondi ha permesso di dare concretezza al nuovo progetto.

Numerose donazioni

Si chiama “FATE – IdentiFica trAccia proTEggi contro COVID-19” ed è il nuovo progetto che ha lo scopo di capire e gestire il possibile ritorno del Coronavirus a ottobre. A oggi non c’è medico che possa confermare con certezza se la pandemia tornerà o meno ma, quello che è certo, è che il Comune di Verona vuole essere pronto. A tal proposito, il sindaco di Verona, Federico Sboarina ha spiegato:

“Nel pieno del lockdown è stata fatta una importante raccolta fondi dal gruppo Athesis con il patrocinio del Comune di Verona. E’ stata raccolta una somma importante, una parte della quale è stata usata in quei giorni per acquistare quello che serviva subito, con la restante parte si farà un nuovo progetto. Un grande ringraziamento ai cittadini veronesi, che attraverso la raccolta hanno dimostrato una grande generosità donando quello che potevano in quel momento di difficoltà”.

Capire come agire

Il sindaco ha proseguito:

“Stiamo lavorando insieme con università e ospedali perché sulla base del presupposto che siamo in una fase calante, dal punto di vista dei numeri la percezione è diversa rispetto a qualche mese fa, ci siamo posti la questione di quello che potenzialmente potrebbe succedere nei prossimi mesi. Si leggono considerazioni ma oggettivamente c’è un punto di domanda rispetto a quello che potrebbe succedere. Una delle cose da fare a vantaggio della salute è fare un progetto che ci possa permettere di sapere con netto anticipo come si evolverà un possibile ritorno dell’epidemia o meno. Come sarà la condizione nei prossimi mesi. E’ fondamentale, ci permetterà di avere il quadro con netto anticipo, a febbraio dalla sera alla mattina ci siamo trovati a gestire, dal punto vista sanitario e amministrativo una situazione complicata. La situazione è diversa dal punto di vista sanitario in questi mesi, sicuramente siamo molto più preparati rispetto a quei giorni di fine febbraio ma è importante sapere quella che sarà l’evoluzione nei prossimi mesi. Fare scelte migliori, se ci dovesse essere la necessità di farlo, non possiamo sapere quello che succederà nei prossimi mesi. Ritengo che questo progetto sia di una rilevanza unica, particolarmente importante perché ci mette nelle condizioni di lavorare in via preventiva nei confronti di una potenziale evoluzione nei prossimi mesi del Covid-19, anche dando risposta a tutte le persone che hanno contribuito alla raccolta fondi “.

Effettuate quasi 6mila donazioni

Il presidente di Fondazione della Comunità Veronese, Fabio Dal Seno ha aggiunto:

“Un grazie al sindaco che ha voluto fortemente avviare la campagna, la risposta della comunità è stata altissima, più del 50% quasi il 60% delle donazioni sono state al di sotto dei 100 euro, tanta gente ha donato 5, 10, 50 o 100 euro facendo un bonifico. Si tratta di un atto volontario, è stato scelto di donare quello che ognuno poteva in un periodo di difficoltà. Eravamo tutti chiusi in casa con la paura, abbiamo ricevuto quasi 6mila donazioni. I soldi saranno usati tutti fino all’ultimo centesimo per il progetto, senza trattenere le spese. Nella fase iniziale abbiamo dato 1milione 260mila euro erogati in 10 giorni per prendere siringhe, dispositivi di protezione, respiratori che servivano nei reparti Covid. Donazioni che sono state fatti all’Ulss 9 per gli ospedali di Legnago, San Bonifacio, Bussolengo e Villafranca ma anche all’azienda ospedaliera integrata, quindi Borgo Roma e Borgo Trento. Un grandissimo grazie anche al personale amministrativo, in quei giorni in cui eravamo tutti chiusi in casa, loro erano al fronte e hanno acquistato quello che serviva. Ora pensiamo alla pianificazione in previsione del futuro, il tutto con la logica dello sguardo della comunità che restituisce alla comunità. E’ il dono che rende possibile gestire a livello sanitario l’epidemia, una comunità che vediamo presente per la prima volta”.

Controllo attento sul territorio

Il rettore Pier Francesco Nocini, andando più concretamente ad analizzare il porgetto, ha spiegato:

Abbiamo iniziato a controllare le sentinelle, cioè controllare il territorio attraverso le Rsa per avere un’azione preventiva nel caso ci fosse bisogno di un intervento futuro. E’ uno studio che verrà perfezionato. Ci stiamo mettendo all’opera per mettere a disposizione, con altri universitari i dati di cui siamo a disposizione per essere veloci e immediati per dare al gruppo di medici, che lavorerà in questo studio, dei dati immediati che possono essere utili per lo studio”.

Mettersi in prima linea

La professoressa Evelina Tacconelli ha concluso:

“Con il progetto ‘FATE’ c’è l’idea che noi non aspettiamo ma ci mettiamo in prima linea. Il nome è un gioco di parole con fato e fate, non vogliamo aspettare se ci sarà una seconda ondata ma vogliamo prevenirla. Non c’è scienziato che possa dire con certezza se ci sarà o no la seconda ondata, è un discorso in evoluzione, la cosa importante è assicurarsi che la sanità pubblica e le istituzioni politiche siano lì nel momento in cui ci dovesse essere qualche caso sospetto. Dal Covid abbiamo imparato che è essenziale lavorare insieme, con un lavoro di squadra e preparazione dei posti letto e del personale infermieristico, il tutto con una collaborazione strettissima con la microbiologia”.

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