Cronaca

Quando palazzo Cavazzocca divenne lazzaretto

La vecchia dimora fu ricovero per la famiglia Bonizzato colpita dall’epidemia della spagnola  

Quando palazzo Cavazzocca divenne lazzaretto
Cronaca 15 Ottobre 2017 ore 14:04

La vecchia dimora fu ricovero per la famiglia Bonizzato colpita dall’epidemia della spagnola

 

Palazzo Cavazzocca, storica dimora situata un tempo all’inizio dell’attuale via tartaro, venne definita – nel libro di Luciano Bonizzato “Povegliano processo ad una storia” – «...dimora comoda ed invero onorevole». Una costruzione di notevole prestigio che – si leggere nel testo di Bonizzato – «Tale doveva essere veramente l’abitazione se nel 1700 Eugenio di Savoia stabilirà per due volte il suo quartiere generale sotto quel tetto durante la guerra di successione spagnola».

Il palazzo però, nel 1920 cambiò veste e venne utilizzato come lazzaretto durante una epidemia di vaiolo che colpì Povegliano. «Notizie di questo avvenimento – precisa Gaetano Zanotto – le ho trovate nel libro delle Suore della Misericordia». Proprio nel libro «Storie Istituto Suore della Misericordia» si legge: «Appena cessata a Castagnaro, l’epidemia si manifestò a Povegliano: una famiglia infatti venne colpita dal vaiolo nero. L’ufficiale sanitario ordina che i contagiati siano isolati nel lazzaretto improvvisato nei locali del palazzo Cavazzocca, occupandone la parte destra con la Cappellina. Vengono chieste due suore alla Casa Madre di Verona; subito si mandano suor Barnaba Candeo e suor Eleonora Braggion, il 17 marzo 1920».

Una volta arrivate, in tutto segreto iniziarono la loro missione: «Quando furono pronte, prima di uscire dall’asilo, il medico provinciale, commendatore Luca Romano, alla presenza delle autorità civili e religiose e di alcune persone ivi presenti, rivolse loro alcune parole elogiando l’opera delle suore, additando all’amministrazione il loro spirito di sacrificio» si legge nel testo. Il ruolo delle suore si rivelò prezioso: «Suor Barnaba assisteva i vaiolosi e suor Eleonora pensava alla cucina e alla dispensa. Entrambe prestarono la loro opera con serenità e generosità, e furono ammirate dalle autorità e dalla popolazione». L’epidemia, non tutti riuscirono a superarla: «Per la sollecita cura e prestazione dell’ufficiale sanitario, dottor Ugo Valisi, solo una famiglia contrasse il male; morirono due dei colpiti, la madre e la figlia maggiore. Gli altri guarirono tutti». «Andando alla ricerca di chi erano le vittime – precisa Zanotto – confrontando l'anno e il mese del fatto del vaiolo a Povegliano, ho avuto l'intuito di cercare nell'elenco dei morti del comune chi era morto nel periodo. Solo così sono riuscito a scoprire che "Era la famiglia Bonizzato tutta in quarantena" e morì la moglie e la figlia. Poi sono stato a consultare il libro che ha scritto Giorgio Bonizzato sui "Bonizzato" e ho trovato riportata la notizia». Infatti, nel libro si legge: «Nel 1920 la famiglia subì una grossa perdita a causa di un’infezione di tifo conosciuta come la spagnola; durante quell’epidemia infatti morirono la moglie Luigia e la figlia Virginia che contrassero la malattia andando a visitare una parente... Tutta la famiglia Bonizzato venne messa in quarantena nel palazzo Cavazzocca»