Sequestro di 1.500 nidiacei destinati al mercato dei richiami vivi

Questa operazione segue quella del sequestro di 2mila uccelli da richiamo.

Sequestro di 1.500 nidiacei destinati al mercato dei richiami vivi
Est Veronese, 23 Dicembre 2019 ore 16:12

Sequestro di 1.500 nidiacei destinati al mercato dei richiami vivi.

Sequestro di 1.500 nidiacei destinati al mercato dei richiami vivi

Sono impressionanti i dati diffusi dalla provincia di Trento, il cui Corpo Forestale ha coordinato l’ operazione antibracconaggio “Pullus Freedom”. Diciotto persone arrestate in diverse parti d’Italia e il sequestro  di 1.500 nidiacei avvenuto nelle provincie di Trento, Vicenza, Brescia, Firenze e Venezia.  Ad essere coinvolte, con la collaborazione dell’Arma dei Carabinieri e la Polizia di Stato, sono il Friuli, la Lombardia, il  Veneto, la Toscana, le Marche e la Campania. Il tutto per un presuntotraffico dai caratteri anche internazionali di uccelli che sarebbero stati destinati al mercato dei richiami vivi da usare nei capanni dai cacciatori. “Attendiamo l’esito giudiziario delle indagini – ha affermato il CABS, l’associazione di volontari esperti in antibracconaggio –  che sembrano però avvalorare l’ennesimo caso di di uccelli prelevati dai nidi o catturati in natura e  destinati ai cacciatori. Questa operazione segue di sole poche settimane quella denominata “Lord of the Rings”, durante la quale altri 2.000 uccelli da richiamo sono stati sequestrati oltre a 241 reti da uccellagione”.

Oggi lo Stato è dalla parte degli animali

Il CABS, però, punta il dito contro tutti i Governi che si sono alternati a partire dal 2013. In quell’anno, infatti,  la Commissione Europea ha aperto nei confronti dell’Italia la procedura Pilot 5283/13/ENVI relativa proprio  alla “uccisione, cattura e commercio illegale di uccelli”. L’Europa constatava un altissimo tasso di illegalità  ai danni degli uccelli migratori nel nostro paese e una mancanza di risposte adeguate per fronteggiarlo,  in primis una non volontà di inasprire le sanzioni per i bracconieri, che in Italia sembrano proprio godere della complicità delle istituzioni.  “Si è dovuto attendere il 2017 – denuncia il CABS – per avere stesa la prima risposta alla UE, ossia il “Piano d’ azione nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici”. Un Piano – affermano i  protezionisti – che dovrebbe salvare la fauna alata italiana, ma che invece ancora oggi è rimasto in gran parte lettera morta”.

Il CABS riporta a titolo di esempio alcuni punti salienti di tale Piano che prevede, in molti casi, brevissimi tempi  di applicazione. “Ci chiediamo che fine hanno fatto buona parte di quegli obiettivi definiti a “priorità alta” la cui piena  applicazione doveva avvenire entro 12 mesi.Tra questi vi era il potenziamento delle polizie provinciali, ormai  scomparse dalla scena in molte parti d’Italia, oltre a una seria rivisitazione delle ammende per il bracconaggio  che di fatto ancora oggi contemplano solo leggeri reati di natura contravvenzionale e che sono rimaste ferme al 1992. Non a  caso il bracconaggio continua a fiorire, i recidivi aumentano e gruppi criminali si organizzano per trarre  vantaggi economici dal saccheggio dell’avifauna. Quale forte lobby del bracconaggio – si chiede a questo  proposito il CABS – impedisce al governo italiano di iniziare a punire seriamente questo tipo di reati? Il CABS accoglie con favore  le dichiarazioni del Ministro Costa che, nel suo account facebook, ha affermato come ” oggi lo Stato è dalla parte  degli animali e faremo il massimo per tutelare la loro vita”. Devono ora seguire delle azioni. “Speriamo che lo Stato – ha  concluso il CABS – inizi davvero a tutelare la vita degli animali selvatici dando attuazione ai Piani da lui  stessi varati. Ad oggi, però, sul piano delle leggi siamo su un piano morto. E questa mancanza mina ogni giorno i  risultati che le forze dell’ordine ottengono con grande sforzo investigativo e investimento di personale”.

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