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Verona

Setti sulle indagini: "Assoluta regolarità e correttezza del mio operato"

Il presidente della squadra ha ribadito che non ha sottratto illecitamente all’Hellas Verona alcuna somma.

Setti sulle indagini: "Assoluta regolarità e correttezza del mio operato"
Cronaca Verona Città, 13 Maggio 2021 ore 17:40

Terremoto nel calcio dopo quanto è emerso al termine di una complessa indagine avviata alla fine del 2020 che ha portato al sequestro di 6,5 milioni di euro al patron dell'Hellas Maurizio Setti.

Setti: "Assoluta regolarità e correttezza"

Sta fecendo discutere la notizia sui fondi sottratti all’Hellas Verona da parte del proprio presidente Maurizio Setti che è indagato per autoriciclaggio. A lui sono staati sequestrati 6,5 milioni di euro.

La vicenda è emersa al termine di una complessa indagine avviata alla fine del 2020 e coordinata dai Magistrati della locale Procura della Repubblica e ai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna che hanno sottoposto a sequestro preventivo i 6,5 milioni di euro riconducibili al patron dell’Hellas che ora è indagato per appropriazione indebita e autoriciclaggio. Ora però, attraverso una nota ufficiale, il presidente dell'Hellas Verona, Maurizio Setti ha reso noto:

"Intendo ribadire l’assoluta regolarità e correttezza del mio operato. Respingo tutte le prospettazioni accusatorie che mi sono ascritte, consapevole di aver sempre agito con piena trasparenza e nell'interesse dell'Hellas Verona e nel rispetto dei tifosi che la sostengono".

Fare chiarezza

Nella nota ufficiale Setti prosegue:

"Non ho sottratto illecitamente all’Hellas Verona alcuna somma. I bilanci di una società di calcio sono attentamente formati e controllati. Non ho mai avuto alcun rilievo sui bilanci dell’Hellas, né dal Collegio Sindacale, né dai Revisori e, men che meno, dagli organi di controllo di settore. Confido che, nel più breve tempo possibile, la magistratura possa fare chiarezza sulle vicende in questione, anche perché il mio operato è già stato giudicato positivamente dalla Corte d’Appello di Bologna. E' oltremodo dannoso il clamore mediatico generato in relazione a questa vicenda".