Sono trascorsi poco più di quattro mesi da quando i Carabinieri Valerio Daprà, Davide Bernardello e Marco Piffari persero la vita, nella notte del 14 ottobre 2025, nell’esplosione del casolare dei fratelli Ramponi a Castel d’Azzano.
Una deflagrazione avvenuta nel corso di un’operazione di polizia giudiziaria volta ad accedere forzatamente nello stabile di via San Martino. Ma di fronte a loro, Carabinieri, Polizia e vigili del fuoco si sono visti sbarrare la strada da Maria Luisa Ramponi, 59 anni, che ha usato bombole a gas e accendino per impedire lo sgombero e far saltare in aria il casolare.
Lei, insieme ai fratelli Franco e Dino Ramponi, rispettivamente di 65 e 63 anni, sono stati arrestati con l’accusa di strage, detenzione di esplosivi e resistenza a pubblico ufficiale. Attualmente, Maria Luisa si trova nella sezione femminile del carcere di Montorio, Dino è detenuto a Venezia, mentre Franco a Vicenza.

Nel frattempo, le indagini da parte della Procura di Verona proseguono. Gli investigatori hanno indagato tutti e tre i fratelli, ma gli accertamenti intendono fare chiarezza su chi abbia avuto maggiore responsabilità nella strage.
Franco sentito dai procuratori
Tra i fratelli Ramponi, tuttavia, ce n’è solo uno che, al momento, ha deciso di farsi sentire dal procuratore Raffaele Tito e dal sostituto procuratore Silvia Facciotti.
Come riferito dal Corriere Veneto, nel carcere di Vicenza, Franco, supportato dall’avvocato Luciano Arcudi, suo nuovo legale dopo la scelta di cambiare difensore, nella giornata di martedì 17 febbraio 2026, ha dichiarato che lui non c’entra nulla in questa vicenda.
Il 65enne, infatti, ha sottolineato che sia stata la sorella Maria Luisa più volte a dire che avrebbe fatto esplodere il casolare, facendosi anche saltare in aria.
Oltre a ciò, Franco ha aggiunto che l’anno precedente, durante un primo tentativo di sgombero del casolare, Maria Luisa aveva già aperto il gas contro le autorità a insaputa del fratello.
Nelle sue parole, Franco ha riferito di avere pianto quando ha saputo che nell’esplosione avevano perso la vita tre Carabinieri: “Non volevo che morissero“.
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Marco Piffari
Valerio Daprà e Davide Bernardello
Il suo risentimento era contro il custode giudiziario che nel tempo aveva più volte cercato di sfrattarli.
Come ultimo aspetto, da un lato il 65enne ha ammesso di aver acquistato lui le bombole di gas, ma che servivano ai fratelli per scaldare la casa e mangiare, dall’altro ha negato di essere uscito di casa 15 minuti prima dell’esplosione, sottolineando di essere andato nei campi a mezzanotte e di aver visto la deflagrazione da lontano.
La posizione degli inquirenti
Queste parole saranno tenute da conto nell’avanzare delle indagini.
Nonostante sia stata Maria Luisa a innescare l’esplosione, la Procura sospetta che siano stati Franco e Dino a mettere in atto il piano, portando otto bombole di gas dentro il casolare.
Quattro carabinieri, inoltre, hanno testimoniato di aver visto il 65enne uscire dallo stabile poco prima della deflagrazione. Le body-cam delle forze dell’ordine hanno infine ripreso due ombre allontanarsi dall’abitazione, che la Procura ritiene siano quelle di Franco e Dino.