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Strage di Castel D’Azzano, i fratelli Ramponi cambiano avvocati: rottura sulla strategia e il nodo dell’alibi

Lo stesso avvocato difensore, Fabio Crea, aveva pensato di dare le dimissioni, ma è stato preceduto da Dino che lo ha rimosso dall'incarico

Strage di Castel D’Azzano, i fratelli Ramponi cambiano avvocati: rottura sulla strategia e il nodo dell’alibi

I fratelli Ramponi, Dino di 63 anni e Franco di 65 anni, hanno deciso di cambiare gli avvocati che li difendevano per la strage di Castel D’Azzano, mentre la sorella ha deciso di mantenere lo stesso legale, Alessandro Ballottini.

Strage di Castel D’Azzano

Come ha spiegato uno degli ex difensori dei due fratelli, l’avvocato Fabio Crea, non c’è mai stata una situazione di fiducia ed è peggiorata quando non si sono trovati d’accordo sulla strategia da perseguire. In particolare, il primo a revocargli l’incarico è stato Dino quando l’avvocato gli ha consigliato di non chiedere una rivalutazione della propria custodia cautelare.

Di fatto, come ha affermato lo stesso Crea al Corriere del Veneto, aveva pensato anche lui di rinunciare all’incarico, ma il 63enne lo ha preceduto. Solo successivamente, anche il fratello lo ha seguito rinunciando alla sua difesa.

Attualmente Dino si trova nel carcere di Venezia mentre il fratello Franco è stato trasferito al carcere di Vicenza, in modo da evitare eventuali contatti con cui potessero mettersi d’accordo su una versione dei fatti da raccontare. La sorella, invece, si trova nella sezione femminile di Montorio.

Il cambio degli avvocati

Il compito di difendere Dino toccherà agli avvocati Laura Luttazza Guerrini e Enrico Bastianello, mentre Franco sarà assistito da Luciano Arcudi e dalla stessa Guerrini.

L’incarico non è affatto semplice visto che quel giorno, martedì 14 ottobre 2025, sono morti tre Carabinieri: Marco Piffari, Valerio Daprà, Davide Bernardello. Inoltre, a complicare la situazione, c’è anche la versione dei fatti esposta dal legale Arcudi. In particolare, ha affermato che, secondo la testimonianza di Franco, i due fratelli si trovavano a un chilometro dal casolare al momento dell’esplosione.

Tuttavia, ciò fa storcere il naso perché risulta complicato credere che Maria Luisa avrebbe trasportato otto bombole di gas all’interno, posizionato due molotov sul tetto e cosparso il posto di benzina, per non contare del rinforzo degli infissi del proprio casolare.

Infatti, la procura accusa tutti e tre di: detenzione di materiale infiammabile, strage e resistenza a pubblico ufficiale. Nel frattempo, ha anche incaricato Danilo Coppe di analizzare l’esplosione per capire se sia stato utilizzato qualche altro esplosivo o accelerante per distruggere l’edificio.

Una possibile causa civile

Un altro problema riguarda Franco che, secondo quanto afferma Arcudi, vorrebbe affrontare la situazione anche sotto il punto di vista civilista. In particolare, secondo il 65enne, i problemi sarebbero nati per colpa di Dino e del mutuo che ha firmato. Inoltre, teme che i 50 vitelli che le autorità hanno sequestrato siano stati poi mandati al macello.

Perciò il fratello maggiore vorrebbe affrontare anche una causa civilista, anche perché secondo lui le sue proprietà valevano circa un milione di euro, ma sono state vendute all’asta per 100mila.