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Vademecum a quattro mani per genitori ed educatori per spiegare il Coronavirus ai bambini

Non c’è un manuale del bravo genitore, soprattutto in momenti delicati

Vademecum a quattro mani per genitori ed educatori per spiegare il Coronavirus ai bambini
Cronaca Villafranca, 10 Marzo 2020 ore 10:33

Vademecum a quattro mani per venire in supporto di genitori ed educatori.

Vademecum a quattro mani per genitori ed educatori per spiegare il Coronavirus ai bambini

Una lettura pedagogica a cura della dottoressa Annalisa Tiberio Assessore all’Istruzione al Lavoro e alla legalità del Comune di Villafranca e una lettura psicologica del problema dall’analisi della dottoressa Giuliana Guadagnini psicologa clinica consulente dell’Osservatorio Tecnico del tavolo della legalità del Comune di Villafranca di Verona.

Secondo l’Assessore Annalisa Tiberio esperta pedagogista le paure nei bambini sono normalissime e variano in base all’età In particolare

1) quando si vede un estraneo (8/9 mesi);

2) separazione da un genitore (12/18 mesi con apice a 2/3 anni);

3) paure per i mostri, le streghe, il temporale, il buio (3/5 anni) ;

4) paura di essere rapiti, paura dei ladri, paura delle malattie (6/12 anni).

Ascoltare sempre i bambini

Le paure nei bambini sono naturali, non vanno criticate o minimizzate ma vanno accolte ed ascoltate sempre . Non esistono paure da sottovalutare. Importante è aiutare il bambino ad esprimere quello che sta vivendo mettendolo nelle condizioni di "comunicare". Solo il fatto che lo comunichi riduce la sua tensione, gli fa capire che lo accettiamo e amiamo per quello che è. Sente che vicino a lui ci sono degli adulti che lo sostengono. Sentire di non essere 'solo' nella lotta contro le 'sue' paure gli dà più forza per affrontare ciò che per lui è ignoto. Non cerchiamo di sminuire i suoi timori, nemmeno i più bizzarri, dicendo frasi tipo “non avere paura” o “non fare il fifone “ perchè, se lo facessimo, potremmo alimentare nel bambino l’idea di essere sbagliato e che non è possibile esprimere liberamente le sue emozioni. Più ci dimostreremo rispettosi del suo mondo più ridurremo la sua ansia e la sua paura. La dottoressa Tiberio aggiunge come consigli per i genitori:

"Leggiamo con lui per rielaborare, favole, fiabe o racconti, ascoltiamo qualche canzone, guardiamo qualche cartone che racconta delle paura che avevano peppa pig, ecc. Fondamentale è far capire al bambino che le paure sono normali e che spesso vengono superate anche grazie alla loro crescita e a noi adulti che gli stiamo accanto rassicurandolo".

Come spiegare il Coronavirus

La dottoressa Giuliana Guadagnini spiega:

“Noi adulti pensiamo spesso che la paura sia sbagliata invece è una reazione normale, primitiva e comportamentale sana. Per spiegare ai bambini situazioni come questa del Coronavirus basta pensare al loro mond,  un mondo immaginario fatto di fumetti, cartoni e giochi simbolici è popolato anche di personaggi che muoiono, sarà più facile per noi adulti parlare di situazioni di malattia e anche di morte, riferendoci alle lotte tra nemici e alle uccisioni dei mostri, alle favole e a quello che accade. Parlando il linguaggio del bambino e guardando la realtà con gli occhi della fantasia, riusciremo a far partecipare i bambini alla situazione reale, lasciandoli liberi di esprimere le loro emozioni e consentendo loro di prepararsi con i loro tempi a comprendere ciò che stiamo vivendo".

Come ci si può accorgere di un disagio del bambino? Dal momento che l’adulto stesso esclude il bambino come può quest’ultimo liberare le proprie emozioni e sottoporre i propri perchè? Per i genitori è difficile lasciarsi andare al dolore alle preoccupazioni all’ansia davanti ai bambini e lo è di conseguenza anche per i figli; per proteggersi dalla sofferenza e per non far soffrire spesso si esclude qualsiasi comunicazione, ma quello che non viene detto rimane dentro, generando nei genitori, quanto nei piccoli, sintomi di disagio. E’ chiaro che difficoltà nell’addormentamento, incubi notturni, enuresi, difficoltà di concentrazione, tensione, sono tutti indici di una manifesta sofferenza che il bambino non riesce ad esprimere in altro modo; in questi momenti la consulenza di uno psicologo può accertare il livello di consapevolezza del bambino ed il suo stato emotivo, così da aiutare i familiari ad entrare in comunicazione con il bambino stesso e magari rivedere i propri stili comunicativi.

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Come aiutarli ad affrontare l’argomento

La dottoressa Guadagnini consiglia di:

· spiegare in modo semplice e chiaro cosa è successo: i bambini, soprattutto i più piccoli, possono farsi strane idee. Meglio allora dare delle semplici e chiare spiegazioni, cercando, per quanto possibile, di ripristinare a breve il ritmo quotidiano, così da evitare il caos al bambino;

· non utilizzare eufemismi: non usate spiegazioni o spiegazioni che rimandano a qualcosa di astratto nei bambini il pensiero astratto non c’è Il rischio è quello di instaurare un’attesa di un qualcosa che non arriverà;

· non allontanare i bambini da casa mandandoli dai nonni o da parenti che abitano in un luogo con casi zero: il rischio sarebbe quello di fargli vivere la situazione come una cosa sbagliata non capirebbe perché lo avete allontanato privandolo magari del vostro affetto in un momento così delicato. Il bambino potrebbe sviluppare dei sensi di colpa rispetto alla situazione. Non bisogna mai dimenticare infatti che il pensiero del bambino è di tipo egocentrico ed è facile che possa convincersi che è sua la responsabilità di quanto accaduto;

· invitare un parente o un amico per qualche giorno da voi: vi aiuterà con il bambino funzionando come un supporto fisico e psicologico, senza allontanare il bambino da casa se dovete comunque andare al lavoro;

· lasciate che il bambino faccia domande sulla situazione che vive e cede: evitare l’argomento vuol dire costruire intorno un alone di mistero che non lo aiuterà a capire e ad elaborare la cosa;

La dottoressa Giuliana Guadagnini conclude:

Non c’è un manuale del bravo genitore, soprattutto in momenti delicati come quello in cui dobbiamo fronteggiare questa malattia ed al contempo occuparci di far passare l’evento nel modo meno traumatico possibile per il bambino. Non è facile, e questo si avverte sin da subito, ma di certo non dobbiamo creare un clima di mistero, di non detti, di falsità attorno all’evento del coronavirus poiché rischieremmo di complicare ulteriormente la comunicazione. Siamo umani, possiamo sbagliare, ma se ricordiamo di non sottovalutare i bambini ( che hanno più risorse di quanto spesso possiamo immaginare), questi ci stupiranno con la loro forza e la loro fantastica capacità di elaborare anche le cose brutte, in un modo semplice ed innocente, insegnandoci magari di nuovo a guardare il mondo con gli occhi di un bambino".

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