Cronaca
Verona

Vigili del fuoco, carenza di sedi, lettera aperta CGIL

Dalla lettera emerge che Verona non ha avuto quel riconoscimento che merita

Vigili del fuoco, carenza di sedi, lettera aperta CGIL
Cronaca Verona Città, 31 Gennaio 2020 ore 12:13

Vigili del fuoco, carenza di sedi, lettera aperta CGIL.

Vigili del fuoco, carenza di sedi, lettera aperta CGIL

Il Coordinamento Provinciale FP CGIL Vigili del Fuoco di Verona , con i firmatari Luca Cipriani, Andrea Residori, Marco Calvanese, Marco Matera e Davide Tagliavin, hanno creato una lettera aperta denominata "Vigili del Fuoco sul territorio. Verona Sicura o abbandonata?".

La lettera

La lettera aperta espone:

"Nei giorni scorsi, la Polizia di Stato ha ufficialmente annunciato che Verona rientra fra le 22 Città Italiane in cui verrà assegnato un Dirigente Generale e un organico di 500 persone. Un riconoscimento importante, da parte del Ministero dell’interno, a favore della città Scaligera. Come noto, il Ministero dell’interno coordina anche il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e il soccorso pubblico. Quindi, una domanda sorge spontanea: lo stesso Ministero, avrà usato un metro di misura uguale anche per i Vigili del Fuoco? La risposta, purtroppo, è negativa. Eppure, il recente ampliamento degli organici del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ha portato ad un sostanziale aumento del personale in numerosi Comandi provinciali. Verona, però, aldilà dei trionfalistici annunci della burocrazia ministeriale, nell’assordante silenzio della politica locale, pur essendo inserita fra le prime 15 province italiane, non ha avuto quel riconoscimento che merita. Oltre a scontare una pesante carenza di organico, la Città scaligera non ha trovato risposte idonee neppure sulla dotazione organica teorica. I sintetici dati riportati nella scheda tecnica, a cui andrebbero aggiunti quelli sulla rete viaria e ferroviaria, quelli relativi al grande afflusso di turismo, quelli sul patrimonio storico e quelli sulle attività lavorative e commerciali, testimoniano il disagio dei pompieri veronesi. Come facilmente comprensibile, un mancato investimento di prossimità, con la mancata apertura di nuove sedi, crea le basi per un soccorso difficile, data l’esiguità di sedi operative e l’eccessiva lontananza fra queste e numerosi Comuni densamente abitati. Evidentemente, serve un’azione decisa, unitaria e puntuale, anche per rispetto dei contribuenti veronesi che pagano le tasse ed in cambio ottengono, dagli apparati centrali, una attenzione inferiore rispetto alla maggior parte delle province italiane. È evidente che si tratta di un problema non risolvibile con l’attività volontaria e limitata nel tempo, come qualcuno ipotizza. Verona ha bisogno di presidi stabili e professionali, anche per motivi di equità sul piano nazionale. Per questo ribadiamo la necessità di aprire almeno 2 nuove sedi, in concomitanza con il previsto aumento, recentemente approvato dal Governo, di 400 Vigili del Fuoco. Mentre sta faticosamente partendo la progettazione della nuova sede Centrale, che, salvo complicazioni, vedrà la luce fra alcuni anni, la Provincia di Verona, proprietaria dell'attuale sede, deve ancora iniziare i lavori di manutenzione ripetutamente promessi. Così, i Vigili veronesi stanno passando l’ennesimo inverno al freddo e in condizioni igieniche e ambientali al limite della sopportazione. Mentre nei rimanenti Paesi Europei, per combattere la contaminazione derivante dai prodotti della combustione e le conseguenti patologie, ogni sede dei Vigili del fuoco viene dotata di ottime docce e di una sauna, a Verona i Pompieri devono convivere fra muffe, docce rotte e perdite di liquidi ovunque. Per non parlare della carenza di organico del personale amministrativo, superiore al 50%, che condiziona tutta l’attività di pianificazione e gestione del soccorso.

Tutto ciò nel silenzio generale della politica veronese, a cui si aggiunge il disinteresse della Regione Veneto. Regione Veneto che, caso unico in Italia, non interviene con una convenzione a favore dei Vigili del Fuoco Professionisti del Soccorso, ma interviene solo per il volontariato. Il messaggio, devastante, è abbastanza chiaro, portatore di un’idea di autosufficienza della Regione che, come facilmente comprensibile, fa acqua da ogni parte. A nulla sono valse le ripetute sollecitazioni, se non ad un minimo investimento sui materiali. Eppure, ad esempio, a Verona la Regione potrebbe investire sia per rafforzare il presidio acquatico di Bardolino sia per le attività di colonna mobile. Su tutti questi temi nei prossimi giorni apriremo il confronto con il personale e con le  forze politiche.

Il tempo della riflessione è finito!!

I dati forniti

Nella lettera aperta sono stati forniti anche i seguenti dati:

Verona è la 15esima provincia italiana per numero di abitanti (922383).

Abitanti = 1,56% del totale nazionale.

Vigili del Fuoco a Verona = 0,9% sul totale nazionale .

Confronto con le 13 città (*) che hanno un numero di abitanti superiore a 600mila e inferiore a

1milione.

Sedi di servizio (centrale + distaccamenti Terrestri. No aeroporti e nuclei speciali)

Verona = 4 sedi (1 Centrale + 3 distaccamenti provinciali)

Media 13 città = 6,8 sedi

Rapporto fra sedi dei vigili del fuoco e abitanti:

Verona = 1 sede x 230596 abitanti

Media 13 città = 1 sede x 123127 abitanti

Rapporto fra sedi dei vigili del fuoco e Kmq

Verona = 1 sede x 780,3 kmq

Media 13 città = 1 sede x 486,8 Kmq

Rapporto fra presenza dei vigili del fuoco e abitanti:

Verona = 1 Vigile x 3603 abitanti

Media 13 città = 1 Vigile x 2556 abitanti

Rapporto fra presenza dei vigili del fuoco e Kmq

Verona = 1 Vigile x 12,2 kmq

Media 13 città = 1 Vigile x 10,47 Kmq

(*) Padova, Caserta, Varese, Treviso, Vicenza, Venezia, Genova, Lecce, Cosenza, Modena, Foggi a,

Perugia, Messin