Villafranca, la verità shock della escort: "Costretta"

Dopo l'intervista rilasciata a Villafranca Week, Giulia (nome di fantasia) è stata scoperta dai familiari che anziché aiutarla l'hanno insultata a abbandonata. Il racconto drammatico di come è giunta a prostituirsi, tra violenze domestiche e povertà, con un appello finale: "Qualcuno mi dia un lavoro perché voglio uscire da un mondo che non mi appartiene". La storia vera e cruda di una donna che non vuole arrendersi.

Villafranca, la verità shock della escort: "Costretta"
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Dopo l'intervista rilasciata a Villafranca Week, Giulia (nome di fantasia) è stata scoperta dai familiari che anziché aiutarla l'hanno insultata a abbandonata. Il racconto drammatico di come è giunta a prostituirsi, tra violenze domestiche e povertà, con un appello finale: "Qualcuno mi dia un lavoro perché voglio uscire da un mondo che non mi appartiene". La storia vera e cruda di una donna che non vuole arrendersi.

Giulia è nel pieno di una bufera. Dopo aver raccontato in esclusiva la sua storia a Villafranca Week, la sua famiglia l'ha riconosciuta nel nostro racconto e le è crollato il mondo addosso. Telefonate di insulti da parte dei due fratelli, rinnegata dai genitori e addirittura vittima di appostamenti sotto casa. Per questo la donna è tornata a parlare con noi, per raccontare ai lettori e ai suoi familiari perché è arrivata a questo punto: «Sono stata costretta dai fatti della vita, di cui anche i miei parenti hanno grosse responsabilità».

«L'articolo in cui ho raccontato come e perché sono diventata una escort da una parte mi ha permesso di sfogarmi, dall'altra ha fatto precipitare le cose. Quando sul vostro sito è apparsa l'intervista l'hanno letta anche i miei fratelli che hanno capito facilmente che si trattava di me, e da allora sono iniziate telefonate piene di veleno e incontri poco piacevoli. Ma ora voglio parlare fino in fondo» ci dice Giulia (nome di fantasia, ndr.) che poi prende il fiato e non si ferma più: «Mi sono sposata giovanissima con un uomo di origini siciliane che faceva il muratore a Villafranca. Io mi ero trasferita qui con la mia famiglia dalla Puglia. I miei non volevano mi sposassi con lui perché non lo reputavano all'altezza, così abbiamo fatto la "fuitìna", ovvero siamo scappati di casa "consumando" il rapporto e rendendo "necessario" il matrimonio riparatore. Sono rimasta incinta di mio figlio e ci siamo trasferiti a vivere a casa della famiglia di mio marito: se da una parte vivevo una situazione di grande promiscuità, con episodi degradanti, dall'altra almeno sono riuscita ad uscire dall'oppressione totale che vivevo a casa mia» ci racconta tra le lacrime Giulia in un bar di Corso Vittorio Emanuele.

Quando l'Ater concede loro un appartamento nel quartiere Collodi, per Giulia sembra iniziare, finalmente, un sogno. Ben presto però la nuova vita familiare svela aspetti terribili. Per 15 anni Giulia fa la casalinga, le uscite di casa si contano sulle dita di una mano: suo marito non le fa mancare nulla ma è geloso e possessivo e, a quanto racconta la donna, violento: «Mi opprimeva, mi vietava di uscire di casa, non ha voluto che prendessi la patente per non darmi autonomia, in piena combutta con i miei genitori. Almeno una volta all'anno mi picchiava: sono finita in ospedale per due volte, una volta per un calcio in pancia che mi ha procurato una emorragia interna e un'altra per un colpo fortissimo ad un orecchio che mi ha portato ad una grave otite di cui soffro ancora oggi» ricorda Giulia quasi tremando.

Dopo questi episodi Giulia raccoglie tutto il suo coraggio e decide di separarsi: «Dopo la firma della separazione il mio ex marito non ha mai provveduto a passarmi gli alimenti stabiliti dal giudice e mio figlio, nel frattempo assunto come operaio in un grande gruppo della carne, continuava a vivere con me e non mi aiutava minimamente nelle spese. Non lo riconoscevo più, ha cominciato ad essere volgare, parlava solo con bestemmie e ho scoperto che si è fatto licenziare a causa delle assenze sul lavoro». Giulia perde dunque anche il rapporto con il figlio, le rimangono solo i suoi amatissimi gatti. Mettendo l'orgoglio sotto i piedi parla chiaro e chiede l'aiuto della mamma, che in Puglia aveva appena venduto una casa di proprietà: «Le ho detto che stavo facendo la fame, le ho chiesto di aiutarmi, e mi ha detto che mi avrebbe dato 70 euro al mese. Dei soldi della vendita diceva servissero per la vecchiaia, invece ha mantenuto i miei due fratelli e l'apertura del bar di uno dei due che mi aveva promesso che mi avrebbe presa come cameriera e invece non ho più sentito nessuno» prosegue Giulia.

La situazione precipita senza freni e, a quanto racconta la donna, doveva subire anche le visite della madre che urlava, la rimproverava e le chiedeva di tornare con il marito che l'avrebbe mantenuta: «Già, quel marito che ha anche provato a violentarmi per mettermi incinta e costringermi quindi a tornare con lui, che mi ha offerto denaro per avere di nuovo rapporti con me...» urla Giulia, che poi scoppia in un pianto che sembra non avere fine. Chiediamo del perché non abbia mai denunciato il marito: «Perché temevo si arrabbiasse ancora di più». L'ultimo tentativo di Giulia è quello di chiedere un prestito all'altro fratello, che lo rifiuta e chiude con lei ogni tipo di rapporto. È a questo punto che Giulia si trova di fronte alla scelta peggiore della sua vita: «Si è trattato di una necessità vitale o sarei morta di fame, perché non trovavo lavoro e nessuno dei miei familiari ha mosso un dito per me. Non lo avrei mai fatto, in nessun caso e, come ho raccontato nell'intervista, è una cosa che mi fa schifo e non mi dà alcun piacere». La donna racconta l'inizio dell'«incubo escort»: «Su Facebook conosco una ragazza di Villafranca. Lei sbandierava ai quattro venti di essere una escort. Quando le racconto il mio inferno mi propone di fare come lei, di iscrivermi al sito "Bakeca.it". È lei che mi ha introdotto in questo mondo da cui non vedo l'ora di uscire».

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