Aida ispirata al 1913 chiude la stagione areniana

L’allestimento classico e poetico di Gianfranco de Bosio si ispira per regia, scene e costumi alla prima rappresentazione di Aida nell'anfiteatro veronese.

Aida ispirata al 1913 chiude la stagione areniana
Verona Città, 06 Settembre 2019 ore 23:08

Ogni opera all’Arena di Verona è un evento indimenticabile, grazie ad interpreti eccezionali e allestimenti spettacolari: lo è ancora di più nella sera conclusiva del Festival, tradizionalmente affidata al titolo con cui tutto è cominciato il 10 agosto 1913. Sabato 7 settembre le candeline si accendono per la sedicesima recita stagionale di Aida, per esattezza la numero 715 dall’inizio fino ad oggi, e lo fa con attesi artisti, centinaia di ballerini, coristi, figuranti e proposte sempre nuove.

Le novità

La prima novità è costituita dal direttore Jordi Bernàcer, già lodato da pubblico e critica negli ultimi anni per la guida di Nabucco, Aida e le serate-evento dedicate da Plácido Domingo alla zarzuela e ai suoi 50 anni dal debutto. Nel 2019 torna per un’unica serata speciale sul podio dell’Orchestra dell’Arena, del Coro preparato da Vito Lombardi e di un cast d’eccezione.

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I protagonisti

La protagonista Aida è il soprano russo Svetlana Kasyan, con il tenore Carlo Ventre specialista di Radamès, il mezzosoprano Judit Kutasi come principessa Amneris, il basso Romano Dal Zovo come Re degli Egizi, Yao Bo Hui come Sacerdotessa e Antonello Ceron come Messaggero. Le altre novità della serata riguardano i ruoli di Amonasro, padre di Aida, per cui ritorna il baritono Sebastian Catana applaudito in luglio, e del gran sacerdote Ramfis, per cui fa il suo esordio assoluto in Arena il giovane basso Alessio Cacciamani dopo i successi ottenuti in Italia, a Barcellona e a Salisburgo.

Allestimento che si ispira a quello del 1913

Lo spettacolo ormai classico del grande regista italiano Gianfranco de Bosio, in perfetto equilibrio tra kolossal ed intimismo, è una dichiarazione d’amore all’Arena di Verona, di cui valorizza la magia e l’unicità degli spazi con cambi rapidi ed imponenti scenografie ispirate a quelle di Ettore Fagiuoli per il 1913. Le luci sono firmate dall’areniano Paolo Mazzon e le coreografie da Susanna Egri, eseguite da Alessia Gelmetti e dai primi ballerini del Teatro alla Scala e del San Carlo di Napoli Mick Zeni e Alessandro Macario con il Ballo dell’Arena, coordinato da Gaetano Petrosino.

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