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“Lunana, a yak in the classroom”: dal Film Festival della Lessinia all'essere in lizza per gli Oscar 2022

Compare infatti nella cinquina delle nomination come miglior pellicola straniera.

“Lunana, a yak in the classroom”: dal Film Festival della Lessinia all'essere in lizza per gli Oscar 2022
Cultura Lessinia, 10 Febbraio 2022 ore 15:38

Il film “Lunana, a yak in the classroom”, presentato in anteprima italiana alla 26a edizione della rassegna cinematografica di Bosco Chiesanuova e premiato con la Lessinia d’Oro, è nella cinquina delle nomination per la miglior pellicola straniera

“Lunana, a yak in the classroom”

Il lungometraggio “Lunana, a yak in the classroom”, presentato in anteprima italiana alla 26a edizione del Film Festival della Lessinia e vincitore della Lessinia d’Oro, è in lizza per gli Oscar 2022. Compare infatti nella cinquina delle nomination come miglior pellicola straniera in compagnia, tra gli altri, del film “È stata la mano di Dio” diretto da Paolo Sorrentino.

Nel 2020 l’opera del giovane regista e fotografo bhutanese Pawo Choyning Dorji non si è aggiudicata soltanto la Lessinia d’Oro, il massimo riconoscimento della rassegna cinematografica internazionale dedicata alla vita, alla storia e alle tradizioni in montagna. Ha ottenuto anche il consenso del pubblico, presente in sala al Teatro Vittoria e collegato on line, oltre alle preferenze della Giuria Microcosmo del carcere di Verona e la menzione speciale Log to Green per l’attenzione alla sostenibilità.

Per la seconda volta dopo “Honeyland”, vincitore della Lessinia d’Argento nel 2019 che ha avuto due nomination all’Academy Awards, il Festival di Bosco Chiesanuova ha “scoperto” e portato fortuna ad un piccolo film che ora ascende alla ribalta internazionale. Alla cerimonia del 27 marzo, a Los Angeles, ci sarà un po’ di Lessinia a tifare per il lungometraggio ambientato nella scuola tra le più remote al mondo.

Ugyen, giovane maestro alle prime armi trascura i doveri dell’insegnamento e fantastica su una carriera da cantante lontano dal Bhutan, magari in Australia. I suoi superiori lo spediscono a terminare il servizio a Lunana, nella più remota scuola del mondo. Il piccolo villaggio sull’Himalaya si raggiunge dopo otto giorni di cammino; là non arrivano elettricità o connessione internet.

La scuola non possiede né libri né lavagna, soltanto un placido yak che bruca nel cortile. Quello che pare un incubo da cui fuggire, si rivela una profonda lezione di vita e sguardo. Girando nelle location reali, potendo contare su batterie solari e una troupe ristretta, il regista ha tratto dalla forza spirituale dell’intero villaggio il racconto di una ricerca della felicità e di senso di appartenenza dal valore universale.

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