Cultura
Teatro Filarmonico

Marco Alibrando e i fiati della Fondazione Arena protagonisti del secondo concerto sinfonico 2022

Il giovanemaestro messinese Alibrando impagina un programma originale e raffinato in cui sono protagonisti 13 fiati.

Marco Alibrando e i fiati della Fondazione Arena protagonisti del secondo concerto sinfonico 2022
Cultura Verona Città, 16 Febbraio 2022 ore 10:29

Per il secondo appuntamento della Stagione Sinfonica 2022, il giovane
maestro messinese Alibrando impagina un programma originale e raffinato in cui sono protagonisti 13 fiati: a distanza di cento anni Mozart e Strauss
scrissero per lo stesso organico i loro capolavori nel genere della Serenata.

Marco Alibrando e i fiati della Fondazione Arena

Altri strumenti si aggiungono nell’Opera da tre soldi: i ruggenti anni
’20 del Novecento rivivono nelle musiche di scena ironiche e graffianti che
Weill scrisse per la più celebre creazione teatrale di Brecht.

Un percorso avventuroso, brillante e coerente è quello che Marco Alibrando
traccia il prossimo fine settimana con i professori d’orchestra areniani. Il
maestro siciliano ha fatto il suo esordio giovanissimo nella natia Messina,
debuttano poi in prestigiosi teatri e festival operistici italiani ed
europei e quindi a Verona con l’originale programma del secondo concerto
sinfonico 2022.

Si comincia con la Gran Partita che Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) creò, si narra, come dono nuziale per la moglie Constanze. L’aneddoto è apocrifo, come il nome con cui oggi è nota la più grandiosa Serenata del genio salisburghese, ma nulla toglie all’originalità d’invenzione e organico (a oboi, clarinetti, fagotti e corni si aggiungono altri due corni, due corni di bassetto e una parte per il basso, qui sostenuta da un
controfagotto) nonché alla proporzione insolitamente ampia, per circa cinquanta minuti di musica.

Nata presumibilmente nel biennio 1783-‘84 in seno al genere dei divertimenti e serenate per coppie di fiati che l’autore aveva già esplorato per composizioni d’occasione, la “Gran partita” vanta sette movimenti che alternano il Mi♭ maggiore al Si♭ d’impianto. Dopo una classica introduzione lenta, la freschezza melodica fiorisce nel primo Allegro molto. Seguono due tempi di danza nei Minuetti di grazia ed eleganza, separati dal celebre Adagio immortalato in una delle scene più belle ed eloquenti del film Amadeus (Forman, 1984). La stessa atmosfera di affettuosa e magica sospensione si ritrova nella successiva Romanza, seguita dal brio malizioso del Tema con variazioni e dal Rondò finale di scatenato virtuosismo.

Timbri moderni e graffianti

Mentre la grande pagina di Mozart vanta almeno un’esecuzione veronese di
tredici anni fa, è una prima assoluta al Teatro Filarmonico per la breve Serenata che Richard Strauss (1864-1949) compose a distanza di cento anni esatti dalla Gran Partita: il modello mozartiano è dichiarato non solo per il genere cui il brano si ascrive sin dal titolo ma soprattutto per il medesimo organico di tredici strumenti. Si tratta di una composizione giovanile in forma-sonata che rimanda alla compostezza cameristica di Mendelssohn e Brahms ma, la struttura in un unico movimento (in Mi♭ maggiore della durata di una decina di minuti) e la libertà con cui si libra e si evolve l’idea iniziale, rendono manifesto il talento del diciassette monacense, presto musicista di punta a cavallo dei secoli XIX e XX, prima insuperato nel poema sinfonico, quindi istrionico operista.

A questi primi strumenti si aggiungono timbri moderni e graffianti per la Suite da L’Opera da tre soldi che Kurt Weill (1900-1950) trasse dalle sue musiche di scena per l’omonimo spettacolo del 1928 di Bertolt Brecht: flauti, sax, tromboni, pianoforte e percussioni creano sonorità da cabaret per raccontare la storia di Polly e Macheath (“Mackie Messer”), signori del crimine e al tempo stesso figure umane emblematiche di una profonda riflessione sui costumi e di una rivoluzione teatrale. I venti minuti circa della Suite (comparsa una sola volta nella programmazione areniana, trentaquattro anni fa) comprendono otto brani, pezzi chiusi dalle melodie accattivanti corrispondenti prevalentemente a canzoni dell’opera, che al contempo offre una rilettura del soggetto vittoriano originale e una sfida pungente alla morale del pubblico borghese.

Il 2° concerto sinfonico è in programma venerdì 18 febbraio alle 20.00
(turno A), con una durata di cento minuti circa con intervallo, e replica
anche sabato 19 febbraio alle 17.00 (turno B).

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