Teatro Camploy propone “Semi”, una farsa grottesca per maschere

Personaggi caricati e deformi a metà tra il fumetto e la satira espressionista del ‘900.

Teatro Camploy propone “Semi”, una farsa grottesca per maschere
Verona Città, 09 Gennaio 2020 ore 18:15

Teatro Camploy propone “Semi”, una farsa grottesca per maschere.

Teatro Camploy propone “Semi”, una farsa grottesca

Venerdì 10 gennaio la compagnia Stivalaccio Teatro porta in scena per la nuova Rassegna del Comune di Verona L’altro teatro, ‘Semi – Senza infamia e senza lode, per la regia di Marco Zoppello, originale testo finalista al Premio Hystrio Scritture di Scena. L’appuntamento è al Teatro Camploy, alle ore 20.45, con un nuova proposta dell’Altro Teatro, realizzata dall’Assessorato alla Cultura assieme al Circuito Multidisciplinare Arteven e dedicata ai linguaggi e ai temi del contemporaneo. L’esilarante compagnia porta sul palcoscenico del Teatro Camploy una “farsa grottesca per maschere”, specchio deforme di vizi e difetti del vivere del nuovo millennio. Il rapporto tra figli e genitori, o in generale con l’autorità, i mezzi di comunicazione, la tecnologia che porta all’inverosimile il concetto di infinitamente vicino e infinitamente lontano, di profonda conoscenza ed estrema superficialità. L’attenzione dello spettacolo è focalizzata sui valori dell’Individuo e il modo di sbatterli in faccia al mondo, impugnati dai personaggi con fucili a canne mozze pronti a sparare verso tutto e tutti.

Personaggi dai tratti caricati e deformati

Questi personaggi (creati da Roberta Bianchini), dai tratti caricati e deformi a metà tra il fumetto e la satira espressionista del ‘900, sono dei piccoli mostri che sgomitano per trovare il loro spazio nella società, così come le antiche maschere della Commedia dell’Arte attualizzate con i tratti del presente. Esse esistono ancora, camuffate ma neppure troppo, a rappresentare e parodiare, più o meno velatamente, ognuno di noi e un mondo che vive sulla lama di un coltello, tra dramma e ironia, tra dolce e amaro, tra riso e pianto, un microcosmo che si sorregge sul conflitto e sull’irrealizzabile bisogno di stabilire nettamente il bene e il male. Lo scenario sinistro della pièce è la Banca Mondiale dei Semi, sprofondata da qualche parte in mezzo alla neve, costruita per custodire almeno un esemplare di ogni semente presente in natura e presidiata giorno e notte contro ogni attacco “nemico” da tre soldati italiani. Tutto si svolge la Vigilia di Natale di un futuro prossimo mentre i tre svolgono il loro ultimo giorno di servizio, quando irrompono delle eco-terroriste. Semi è un ring, un luogo di scontro per fuggitivi dei più dispersi gironi infernali. Ignavi, ipocriti, violenti e iracondi si sono dati appuntamento in questo posto per porsi alcune, semplici domande: il fine giustifica i mezzi? Chi decreta se il fine giustifica i mezzi? Cos’è il male minore? Esiste un male minore? Un mondo che vive sulla lama di un coltello, tra dramma e ironia, tra dolce e amaro, tra riso e pianto, un microcosmo che si sorregge sul conflitto e sull’irrealizzabile bisogno di stabilire nettamente il bene e il male.